venerdì 24 maggio 2013

Mazzarri all'Inter. Perché una settimana per ciò che già sapevamo?

Il comunicato ufficiale apparso sul sito dell'Inter
Ed alla fine è arrivata. L'ufficialità è giunta proprio pochi istanmti fa rispetto ai momenti in cui scrivo questo articolo: Mazzarri è il nuovo allenatore dell'Inter. Dopo una settimana di dribbling da parte di tutti (a proposito, li avesse fatti Alvarez 'sti dribbling sul campo da gioco....) i dirigenti nerazzurri, alla fine è arrivata la notizia che chiunque già sapeva ma nessuno voleva dire. Stramaccioni se na va dopo essersi trasformato, in poco più di un anno, da uomo più fortunato d'Italia ad eterno sogno nerazzurro incompiuto; da uomo di fiducia di Moratti ad ennesimo silurato d'eccellenza del nostro Presidente. C'est la vie direbbero in Francia, ma siamo in Italia e l'altalenante umore del numero uno di Corso Vittorio Emanuele a riguardo degli allenatori è, oramai, diventata abitudine dal giugno 2010 in poi.
L'ultima settimana però, detto francamente, mi è parsa una incomprensibile ed irritante pagliacciata. Riepiloghiamo: venerdì Stramaccioni aveva ricevuto l'ennesimo attestato di stima da parte di Moratti, l'ennesimo di una seconda parte di stagione ai limiti dell'imbarazzante, l'ennesimo di una serie di attestati che si sono ripetuti a cadenza settimanale negli ultimi mesi. Poi è arrivata l'indescrivibile partita con l'Udinese, l'ennesima (anche qua) figura barbina portata a casa, in casa, dai nostri e giusta chiusura ahinoi di una stagione che, al di là di pochi ed isolati acuti di buon calcio, è stata la rappresentazione perfetta di ciò che è diventata l'Inter: un ammasso informe di idee, progetti falliti, scommesse perse e tattiche manageriali e calcistiche ai limiti dello scriteriato. Da lì qualcosa si è rotto. Se ne sono accorti tutti, l'hanno capito tutti: Moratti non poteva più sopportare. Ecco perchè, già lunedì, tutti attendevano le parole del Presidente, tutti aspettavano il suo punto ad una stagione che andava soltanto definitivamente chiusa, messa in una scatola e gettata il più lontano possibile dalla memoria di tutti. Invece è iniziato un gioco irritante, soprattutto per noi tifosi, un tira e molla di indiscrezioni e voci che hanno contribuito, una volta di più, a mettere in luce tutte le debolezze di organigramma societario di cui soffre, cronicamente e da diverso tempo, la società nerazzurra. "Moratti parla oggi! No, non è vero, scherzavamo, parla domani. Però telefona a Strama. No, non chiama, a Strama non prende bene il cellulare. Lo incontra domani. Ah, no, domani deve vedere degli investitori del uzbekindocazzosta". Insomma, una cosa ai limiti del ridicolo visto che tutti sapevano che Strama era già con la valigia in mano per salutare Milano mentre Mazzarri era pronto ad essere accolto dalla città meneghina. Come i ragazzini che si fingono malati per saltare un'interrogazione, nell'Inter prima si ammala Moratti per non parlare con i giornalisti, poi si ammala Stramaccioni per non parlare con Moratti. Un'epidemia che, a quanto pare, è giunta stasera al suo termine.

Strama e Moratti: un rapporto di stima giunto a conclusione
Secondo ciò che i media hanno riferito negli ultimi giorni, Moratti sapeva benissimo che fare, voleva soltanto comunicarlo nel modo migliore ad un allenatore giovane ed a cui lui tiene molto. Insomma, voleva trovare il modo più indolore per compiere una scelta comunque dolorosa. Poi però, leggendo il sito della Gazzetta, scopri che, a quanto pare, la notizia ufficiale dell'esonero al tecnico romano l'ha data Branca. Branca? Ma mica Moratti voleva parlare direttamente a Stramaccioni? A quanto pare no, o più semplicemente non sapremo mai come sono realmente andate le cose. Dal mio umile e modestissimo pulpito vorrei condividere con voi la mia idea su come siano realmente andate le cose. Penso che Moratti abbia maturato l'idea di cacciare Strama già da un pò, più o meno dalla sconfitta col Palermo direi. Già allora ci furono i primi contatti con Mazzarri, più che altro per tastare il terreno e valutare se portare effettivamente a termine i colpi che l'Inter aveva pronti in canna, come Campagnaro, Andreolli e Icardi. Questi tre sono tre nomi che a Mazzarri piacciono e l'Inter ha così potuto procedere senza per forza dover sbugiardare pubblicamente il giovane tecnico romano. Da cosa deduco ciò? Da un paio di indizi e, lo ammetto, da tanta fantasia. Gli indizi sono principalmente due: in primis il fatto che Mazzarri, se davvero non avesse già avuto una squadra alle proprie spalle, sarebbe quasi certamente finito alla Roma, squadra che nelle ultime settimane ha fatto un pressing fortissimo sull'ex allenatore del Napoli; in secundis il fatto che se realmente Stramaccioni pensava ad un 4-3-3 per la prossima stagione, come più volte ha affermato, non si capivano molto alcune scelte di mercato, come appunto i tanti difensori centrali seguiti, i tanti mediani ed i pochi esterni difensivi. I nomi che circolavano erano e sono tuttora molto più adatti all'ipotetico 3-5-2 mazzarriano.
Partendo dunque da queste premesse, puramente personali, e mixandole al fatto che tutti sapevano già l'epilogo della storia nerazzurra di Strama, non riesco a capacitarmi del perchè Moratti abbia dovuto attendere quasi una settimana prima di decidersi. Ci tengo a sottolineare come, a mio parere, il Presidente abbia fatto la scelta giusta. Per quanto simpatico, purtroppo Stramaccioni ha inanellato una serie di errori difficilmente difendibili in questa stagione. certo, le sfighe di vario tipo (arbitrali e di infermeria) non lo hanno aiutato, ma anche con tutte le attenuanti possibili 16 sconfitte e 57 gol al passivo sono numeri che non si possono trascurare. Mi dispiace, ma penso realmente che la sua inesperienza non sia stata d'aiuto in una stagione che è girata così male. Mazzarri è la migliore opzione possibile sul mercato in questo momento ed un tecnico in grado di fare bene senza pretendere la luna. E', in definitiva, l'uomo giusto per questo momento difficile della storia nerazzurra, o quantomeno il migliore a disposizione. Mi preoccupa invece, una volta di più, l'incapacità dimostrata dalla società di gestire una situazione di pressione tecnica e mediatica alta. E per risolvere questo, purtroppo, non basta un Mazzarri qualsiasi.

Andrea
mercoledì 22 maggio 2013

Fine di un incubo (e di una farsa)


Domenica sera è calato finalmente il sipario su una delle peggiori stagioni che la mia memoria ricordi (e si tratta di una memoria che va parecchio indietro nel tempo), certamente la peggiore della storia recente del club per il quale facciamo il tifo. Avevo perso le ultime tre uscite dell’Inter e così, quasi controvoglia ma se non altro per spirito di documentazione, mi sono messo ad assistere alla partita. Dopo 7/8 minuti della ripresa, preso l’ennesimo gol che chiudeva di fatto una gara mai cominciata, mi sono spostato su Siena-Milan, con l’intento di assistere a come avrebbero fatto a fare qualificare i cugini rossoneri alla Champions, visto che stavano sotto di un gol e per raggiungere quell’obiettivo dovevano forzatamente vincere la gara.

Il COME l’abbiamo visto tutti, con un’espulsione di un giocatore del Siena che non si decreta praticamente mai in una situazione analoga un solo minuto dopo che l’arbitro non aveva potuto esimersi dal buttare fuori Ambrosini all’ennesimo intervento da macellaio, poi con l’ennesimo rigore praticamente regalato al Milan in questo campionato. Sento già i cori di eventuali lettori rossoneri che faranno notare che gli episodi positivi e negativi a fine stagione si compensano e soprattutto di come noi dovremmo preoccuparci degli affari nostri, visto lo schifo che abbiamo fatto.

Il problema è che qui nessuno ce l’ha particolarmente col Milan, al contrario di un’altra ben nota squadra con la maglia a strisce, ma sforzandosi di analizzare i fatti con tutta l’obiettività possibile, devo dire che raramente mi ricordo di un risultato sportivo così pesantemente voluto, indirizzato e propiziato da tutto un ambiente intero: hanno fatto di tutto e di più per spingere la squadra rossonera a conquistare i preliminari di Champions. Lo si era già intuito da tempo stante una lunga serie di favori arbitrali perpetrati con impressionante regolarità, specialmente nel girone di ritorno, nel quale l’acquisto di un rigorista praticamente infallibile come Balotelli ha reso da un lato più facile l’operazione, trovandone la giustificazione dell’investimento dall’altro.

E pensare che quando giocava nell’Inter Mario doveva essere accoltellato o magari sodomizzato per ottenere la concessione di un calcio di rigore: al Milan gli è bastato più di una volta lasciarsi semplicemente andare. Potenza dei mezzi mediatici che l’hanno portato ad essere considerato da un ragazzino nero arrogante e spaccamaroni a simbolo dell’integrazione razziale e ad essere inserito nella lista dei 100 personaggi più influenti al mondo secondo la prestigiosa rivista TIME, mica l’Eco di Lumezzane, con tutto il rispetto. Forse basterebbe riflettere un attimo a questa metamorfosi per capire con che razza di “gap” mediatico dobbiamo convivere nei confronti dell’altra squadra di Milano. Anche con Mario non ce l’ho mica su, anzi: lo ammiro moltissimo come giocatore e sono stato sempre piuttosto indulgente nei suoi confronti. Non è quindi un sentimento di rivalsa o di invidia che mi spinge a queste considerazioni, ma una lucida analisi dei fatti: per chi segue calcio da un po’ di anni in maniera un minimo critica e attenta, era piuttosto facile intuire che poteva e doveva andare solo così.

D’altra parte l’abbiamo detto tante volte: come pretendere che un sistema articolato e complesso come quello del calcio nel quale entrano in ballo interessi multi-milionari, possa non risentire del degrado morale e culturale nel quale è scaduto tutto quanto il Paese? Ma vi rendete conto che Nicchi e Braschi, il governo arbitrale del calcio, parlano a fine stagione di esperimento perfettamente riuscito per quanto riguarda gli arbitri di porta? Se c’è stata una cosa assolutamente aberrante, inutile, direi anzi dannosa, è stata proprio l’istituzione di costoro, imposta a livello europeo da quel bel personaggio che risponde al nome di Michel Platini.

Non sono praticamente mai intervenuti in situazioni di valutazione di eventuali rigori in area, non hanno colto in alcuni casi in maniera corretta l’azione principale per la quale sono stati designati (gol-non gol) e in alcuni casi sono intervenuti a sproposito influenzando negativamente l’arbitro principale. Invece di affidarsi a strumenti tecnologici praticamente infallibili quando si tratta di giudicare una palla che ha varcato o meno la linea di porta o quando un giocatore è al di là o meno della linea teorica dei difendenti dell’altra squadra, hanno pensato bene di aggiungere due figure praticamente inutili che non vanno altro che ad aumentare discrezionalità, difformità di giudizio e confusione, come non ce ne fosse già abbastanza.

E questi parlano di esperimento perfettamente riuscito? Non vi sembrano uguali ai politici che vivono in un loro mondo dorato e ovattato senza rendersi effettivamente conto dei problemi reali della gente e del Paese? E Abete che fa? E’ preoccupato che la Juve vinca al più presto i 30 scudetti e che ritiri la richiesta di risarcimento danni alla Federazione e che il Milan dei potenti si qualifichi per la Champions. Ma che razza di calcio possiamo sperare con personaggi del genere, se non quello che ha mandato in onda la farsa di Siena domenica sera? Stiamo parlando per amore di questo sport, non per dare addosso in particolar modo a questo o a quell’altro,o cercare giustificazioni ai nostri insuccessi, intendiamoci bene; ma assistere a quello a cui abbiamo assistito quest’anno nei confronti dei rossoneri fa male: fa male al calcio, fa male a tutti e dovrebbe fare male anche agli stessi tifosi rossoneri; a me lo farebbe, se fossi uno di loro.

A partite intere giocate dal Milan, o vasti spezzoni di esse ho assistito più volte quest’anno e penso di potere parlare a ragion veduta, non solo per avere visto qualche highlights a tarda serata; solo assistendo a una partita intera ci si può fare un’idea compiuta sull’operato di un direttore di gara, e assistendo ad alcune disputate dai cugini questa idea ce la siamo fatta eccome. Sarà un caso che quando davamo fastidio noi siamo spariti, poi è stata la volta della Lazio e infine della Fiorentina? E non stiamo parlando di complotti, ma solo di intuizione “da che parte tiri il vento” e di conseguente incanalazione nella direzione di esso. E lo stesso meccanismo funziona anche per i media: sparare contro l’Inter è stato sempre molto facile, quest’anno poi più che farlo sulla classica Croce Rossa, per responsabilità soprattutto nostre, sia ben chiaro (lo abbiamo sempre detto, evidenziando anche in un post di qualche tempo fa i demeriti della dirigenza dell’Inter e i meriti di quella del Milan).

Ma parimenti non è possibile passare completamente sotto silenzio il trattamento arbitrale che è stato riservato a noi e a loro nei momenti cruciali della stagione, altrimenti si rischia di perdere di vista la giusta dimensione delle cose; concludiamo un’annata terribile ma non esclusivamente per demeriti nostri e qualcun altro la conclude trionfalmente (per com'era cominciata) ma non esclusivamente per meriti propri. La speranza di chi ama questo sport è sempre quella di non dovere più assistere a situazioni di questo tipo, anche se si tratta di una speranza che finisce troppe volte per rimanere disattesa.

Alex
lunedì 20 maggio 2013

Dieci Considerazioni su Inter-Udinese (e sull’immediato futuro)

inter-udinese-2-5

1. Ci sono mille modi per perdere una partita. E prendere cinque gol in casa non rientra tra i modi migliori.

2. Finalmente è finita. Questa stagione stava diventando un supplizio e credo che nelle ultime settimane avremmo pagato pur di non vedere questa agonia che durava 90 minuti.

3. Chiudiamo in malo modo. Contro la Lazio dieci giorni fa avevo visto orgoglio, grinta, voglia di mollare. Elementi completamente assenti ieri sera.

4. Sedici sconfitte in campionato (superato il record che durava dalla stagione 1946-47). 57 gol subiti che sono superiori ai 55 realizzati (mai successo nella storia dell’Inter). Nono posto, mai così in basso dal 1993-94. Sarà una stagione che non dimenticheremo facilmente.

5. Tre anni fa realizzavamo il Triplete, oggi siamo una squadra allo sbando. Siamo stati bravi e rapidi nella discesa all’Inferno. Non era cosa facile.

6. I nostri dirigenti continuano a confermare Stramaccioni (lo ha fatto anche Ausilio ieri sera ai microfoni di Sky) ma le voci di mercato dicono tutt’altra cosa. Ci stanno prendendo per i fondelli. E a me questa cosa dà molto fastidio.

7. Abbiamo trovato la panacea di tutti i mali nerazzurri: Andrea Stramaccioni. Esonerato lui, tutti i nostri mali finiranno. Del resto è colpa di Stramaccioni per il mercato pessimo, per i troppi infortunati in questa stagione e per il fatto che molti giocatori della rosa nerazzurra non sono “da Inter”.

8. Mazzarri a me non piace. Però bisogna ammettere che dovunque sia andato ha fatto bene. E non scordiamoci che a Reggio Calabria fece un miracolo salvando la squadra nonostante 15 punti di penalità. Chissà che non faccia un miracolo anche a Milano.

9. Nei mesi scorsi abbiamo fatto un mercato funzionale al progetto tattico di Stramaccioni. Ora ci ritroviamo con Mazzarri e con giocatori che non hanno nulla a che vedere con gli schemi del tecnico livornese. Complimenti ancora una volta alla dirigenza nerazzurra.

10. Nonostante tutto e tutti. Forza Inter. Le stagioni, gli allenatori, i campioni, i giocatori passano, ma la maglia nerazzurra rimane. Sempre.

Entius

Inter-Udinese 2-5: senza orgoglio, nè dignità

inter-udinese

16 sconfitte in campionato, 8 nelle ultime 11 di cui 5 nelle ultime 6 uscite casalinghe. 

19 punti in 19 partite, 5 vittorie in tutto il girone di ritorno.

57 gol subiti, gli stessi del Siena, tre in più del Palermo retrocesso.

9 gare terminate con almeno 3 gol subiti.

9° posto in campionato, peggior risultato dal 1994.

Per la stagione 2012/13, signori, è tutto.

TABELLINO 

INTER-UDINESE 2-5 

Inter (3-4-2-1): Handanovic; Pasa, Cambiasso, Juan Jesus; Nagatomo, Kuzmanovic (78' Benassi), Kovacic, Pereira; Guarin, Alvarez (55' Palacio); Rocchi (70' Schelotto). A disposizione : Carrizo, Belec, Spendlhofer, Ferrara, Olsen, Garritano, Forte. All.: Stramaccioni

Udinese (3-4-2-1): Brkic; Benatia (69' Angella), Danilo, Domizzi; Basta, Allan, Pinzi (89' Rodriguez), Gabriel Silva; Pereyra, Muriel (81' Badu); Di Natale. A disposizione: Padelli, Pawlowski, Heurtaux, Ranegie, Campos Toro, Merkel, Pasquale, Zielinski, Maicosuel. All. Guidolin

Antonio
giovedì 16 maggio 2013

Ma allora poi, 'sto Benitez....

Ieri sera è andata in scena ad Amsterdam la finale dell’EL, nella quale hanno prevalso gli inglesi del Chelsea. Cosa c’entra parlarne in un blog dedicato ai tifosi dell’Inter vi chiederete. Semplice: alla loro guida c’era quel Benitez che era stato scelto per gestire il dopo-Mourinho, e che è stato esonerato dopo sei mesi e dopo avere comunque vinto un trofeo, la Coppa del Mondo per Club. Certo, arrivare dopo Mou sarebbe stato terribile per chiunque, e anche da un punto di vista squisitamente stilistico, l’immagine del corpulento spagnolo attrezzato di un enorme asciugamano per detergersi il sudore, incastrata fra quelle di Josè e dello “strafico” Leonardo, aveva un "che" di un po’ stonato. E’ chiaro che lui fece i suoi errori, come sottolineammo anche allora più volte, soprattutto quello di volere cancellare di colpo tutto quello creato da Mourinho. Si trattava comunque di un tecnico importante che nella sua carriera ha vinto molto, e che meritava senz’altro un credito e un trattamento diverso da quello riservatogli dalla Società, Presidente Moratti in primis; sicuramente di un livello totalmente diverso da tutti coloro che l’hanno seguito fino ad oggi.

La squadra avrebbe avuto bisogno di una coraggiosa rifondazione, l’abbiamo detto tantissime volte; a parte il discorso di Balotelli, lui si limitò a chiedere un paio di giocatori: Kuyt e Mascherano, mica Messi e Xavi. Gli diedero Biabiany e un Coutinho ancora infante, più la conferma di Mariga. Acquistandogli quei giocatori con i proventi ricavati dalla cessione per esempio di Milito, e sostituendo Balotelli con Cavani, non solo il saldo economico sarebbe stato ampiamente attivo, ma l’operazione avrebbe portato quasi certamente l'Inter alla riconferma come campioni d’Italia, visto che ci andò molto vicina la sgangherata pattuglia guidata da un non-allenatore come Leonardo. E’ facile intuire come tutti gli sviluppi successivi avrebbero preso una piega sicuramente diversa e come quasi certamente adesso ci troveremmo in condizioni presumibilmente migliori.

D’accordo: è facile parlare col senno di poi, e ormai si tratta di fatti morti e sepolti, riproponendo i quali non si riesce a risolvere la difficilissima situazione nella quale si è cacciata la Società. A parte che noi parlammo col senno di allora, non servirà certamente nella pratica piangere sul latte versato, questo è ovvio; però ripensare un attimo con calma a quello che successe e agli errori enormi che si fecero, giusto per cercare di evitare di commetterne ancora, e magari ancora più grossi, può essere di una certa utilità. Cosa vogliamo arrivare a dire? Che se assumi uno come Stramaccioni, puoi anche permetterti di mettergli a disposizione quello che ti pare e con quello obbligarlo ad arrangiarsi; se invece decidi di affidarti a uno come Benitez, non puoi comportarti nello stesso modo senza aspettarti che prima o poi lui “sbotti” e ti mandi al diavolo come fece negli Emirati Arabi appena terminatala finale contro il Mazembe.

Non sarà certo un fenomeno lo spagnolo, inendiamoci; ma nella sua carriera ha vinto due campionati spagnoli col Valencia (mica con Real o Barcellona), una F.A. Cup e una Community Shield in Inghilterra, una Supercoppa Italiana e una Coppa del Mondo con l’Inter, una Supercoppa Europea e una Champions col Liverpool, una coppa Uefa col Valencia e, ultima della serie, l’Europa League di ieri sera col Chelsea. E’ stato anche fortunato, il nostro Benitez, perché il Benfica non meritava la sconfitta nei tempi regolamentari; ma un po’ vittima dell’atavica inconcludenza lusitana, forse un po’ anche della maledizione di Bela Guttmann (allenatore che quando fu cacciato da vincente nel 1962 se ne andò profetizzando che il Benfica non avrebbe più vinto nulla per almeno 100 anni a livello europeo; ne sono passati 51 e hanno perso tutte e 7 le finali alle quali hanno partecipato dopo quella data; roba da massaggiarsi accuratamente gli zebedei e prevedere un pellegrinaggio a Lourdes), pian piano ha consentito al Chelsea di crescere e di far valere la maggiore attitudine e capacità dei suoi giocatori più rappresentativi a giocarsi un certo tipo di competizioni. Come d’altra parte era stato fortunato nella finale di Champions vinta contro il Milan ai rigori, dopo che nel primo tempo era sotto 0-3 e come lo era stato con l’Inter ritrovandosi in finale di Coppa del Mondo il Mazembe anziché i brasiliani dell’Internacional di Porto Alegre; ma anche essere fortunati è una dote mica da poco, e lo sapeva bene anche un certo Napoleone, che quando nominava i suoi generali si preoccupava di sapere se erano persone tendenzialmente fortunate.

Bisogna però anche prendere atto che quest’anno è subentrato al Chelsea con la squadra allo sbando totale e con l’ambiente e la tifoseria che gli remavano totalmente contro; forse qualcuno ricorderà cos’era l’accozzaglia di giocatori che venne letteralmente fatta a pezzi 3-0 dalla Juventus in quel di Torino nel girone eliminatorio di Champions. Ebbene lui ha sapientemente saputo ricostruire un ambiente, un gruppo di giocatori e un attaccante come Torres che sembrava di colpo diventato un brocco totale e che rappresentava una risorsa fondamentale per la squadra dopo l’addio del “mostro sacro” Drogba; il tutto stante l’ingombrante presenza di uno come Abramovich che pretende tanto quanto spende, giustamente ci mancherebbe, ma che è solito fartelo pesare con una certa pressione. Per concludere direi che il modo nel quale è stata gestita dalla Società la vicenda Benitez, non solo ha dato il “LA'” allo sfascio dalle proporzioni incredibili che ci tocca verificare oggi, ma è anche il paradigma più significativo dell’assoluto spirito dilettantesco con il quale è stata affrontata la gestione del dopo-Triplete; questo detto senza la minima intenzione di offendere i dilettanti, sia chiaro.

Alex