lunedì 25 giugno 2012

Calciomercato morattiano dei bei tempi andati

Tranquilli ragazzi, l’articolo lo scrivo io. Così ho scritto qualche giorno fa ai miei amici d’avventura. Era da un pò che non scrivevo un articolo e volevo far sentire la mia voce, scrivere la mia opinione, far sentire che c'ero. L'articolo lo scrivo io. Il problema è che non so proprio di cosa scrivere. Perché siamo a fine giugno e l’argomento principale dovrebbe essere il calciomercato ma negli ultimi anni per noi interisti è diventato un argomento molto traumatico, da spingerci al suicidio di massa (vabbè, dai non esageriamo….).

Da Eto'o a Gomez il passo è più breve di quanto sembri...
Ah, bei tempi in cui compravamo Ronaldo, Baggio, Zamorano, Simeone, Djorkaeff, Vieri, Adriano, Stankovic, Cordoba, Materazzi, Toldo ma anche, per restare in tempi recenti, in cui nella nostra casella “acquisti” figuravano i nomi di Ibrahimovic, Samuel, Maicon, Milito, Eto’o, Lucio, Julio Cesar, Thiago Motta, Sneijder. Bei tempi, tempi andati. Perché i soldi sono finiti e con essi anche la passione del nostro Presidente che una volta raggiunto il Triplete e la Champions League ha deciso di chiudere i cordoni della borsa. Fermo restando che il mercato non è fatto solo di soldi e che avendo gli uomini con le competenze giuste (profilo che non coincide con Marco Branca) si possono fare buoni affari anche con pochi spiccioli. Julio Cesar, Maicon, Cambiasso, sono costati poco o presi a parametro zero. E si sono rivelati buoni affari. Al contrario di un Alvarez costato 12 milioni di euro e rivelatosi in buon giocatore ma niente di più. A me Alvarez piace ma quella cifra poteva essere spesa diversamente soprattutto se in quel ruolo hai già Coutinho e Sneijder.

Bei tempi, dicevo. Bei tempi perché il tifoso sotto l’ombrellone vorrebbe leggere la “Gazzetta” (o qualsiasi altro giornale) e sognare il grande nome, la coppia d’attacco che farà sfracelli, il fantasista che illuminerà il gioco e innescherà la punta.

Bei tempi soprattutto perché all’epoca (attenzione stiamo parlando di 3-4 anni fa non di secoli fa) si aveva le idee chiare. Serviva un trequartista? Cercavi Deco, trattavi Hleb ma alla fine prendevi comunque Sneijder. L’allenatore voleva Carvalho? Tu gli davi comunque Lucio. E se gli toglievi Ibrahimovic gli davi Eto’o non Forlan e Zarate. Bei tempi perché parlare di mercato non ti procurava l’orticaria. Preso Palacio, stiamo facendo collezione di figurine e figuracce. Lavezzi, Giovinco, Destro, Silvestre, Verratti, Gomez (help…), Cà e Ié (non chiedetemi chi sono…), Lucas e tanti altri nomi, molti dei quali non accendono certo le fantasie dei tifosi.

Ma in fondo c'è chi sta peggio. E mi riferisco al povero Stramaccioni che oggi è considerato un nuovo Mourinho e che a settembre con una rosa “Armata Brancaleone Style” farà la fine di un Gasperini qualsiasi. Forza Andrea. C’è di peggio nella vita. Tipo tifare Inter di questi tempi.


Entius
venerdì 22 giugno 2012

Che due ball(otelli)!

Balo in Inter-Barcellona 3-1, 20/04/2010
Congiuntamente alla qualificazione ai quarti ottenuta dalla Nazionale agli Europei di Polonia-Ucraina, è arrivata puntualmente la solita ridda di polemiche riguardanti Mario Balotelli, sull’opportunità e la liceità di certi suoi atteggiamenti. Chi lo accusa di essere un bambino viziato che si è montato la testa avendo raggiunto il successo troppo presto e chi invece ne prende le difese, apportando anche argomentazioni razziali che a mio parere lasciano un po’ il tempo che trovano. Vorrei puntualizzare: lasciano il tempo che trovano nel suo caso, perché Mario non è l’unico giocatore di colore che sgambetta sui campi di calcio, ma nessuno, mi pare di potere dire, è preso di mira quanto lui. Ci deve essere pertanto qualcos’altro che infastidisce diverse persone al di là del colore della sua pelle e direi che noi tifosi dell’Inter dovremmo essere abbastanza onesti e ricordarlo bene, senza cadere nell’errore da atteggiarsi a “quelli dalla memoria corta”. A me fanno potentemente girare le scatole quelli che affermano con certezza che la bordata di fischi con la quale l’ hanno accolto l’altra sera i tifosi irlandesi fossero solo “fischi di paura e di disapprovazione”, come me le fanno girare quelli che sentenziano con altrettanta certezza che fossero tutti fischi generati da sentimenti razzistici; ma come è possibile essere così certi di una o dell’altra situazione e, soprattutto, è così importante determinarlo?


Giaccherini, titolare contro Spagna e Croazia
E’ inutile girarci intorno: Mario è uno che con i suoi atteggiamenti non si rende propriamente simpatico e ben voluto e quindi ci sta anche che possa venire fischiato per questo, non solo perché di colore. Poi è chiaro come non sia facile essere un giovane calciatore di colore che a vent’anni ha già molto di più di quello che potranno avere mai moltissime persone in tutta la loro vita, suscitando un sentimento poco nobile ma molto comune a molti, soprattutto nel nostro paese: l’invidia. Ma se permettete è molto meno facile essere un ragazzo di colore qualsiasi costretto a sbarcare il lunario nel proprio paese con un reddito di pochi dollari al giorno o costretto ad emigrare altrove. Mario dovrebbe cercare di rendersi conto della fortuna che ha avuto e di essere comunque un privilegiato e dunque rilassarsi un attimo, invece di comportarsi sempre con un atteggiamento da “solo contro il mondo”, che è poi quello che alla fine lo fa risultare poco simpatico e popolare.


Se poi vuole rimanere a tutti i costi fedele a quel profilo da “talentuoso e dannato” che si è creato in questi anni, faccia pure, ma queste situazioni vanno poi gestite con un’abilità e un’intelligenza che lui non possiede; sorgono poi  i problemi con compagni, allenatori, stampa, avversari, pubblico: tutti quanti insomma. Francamente vorremmo sentire anche parlare un po’ di calcio in questi giorni: di come mai la Nazionale abbia giocato due partite con un esordiente già poco utilizzato dal suo club e per giunta fuori ruolo (Giaccherini) e di come mai abbiamo preso due gol anche per la sua incapacità di chiudere le diagonali difensive; di come mai non sia stata nemmeno convocata nei 23 una prima punta forte fisicamente (l’unica che abbiamo è Di Natale); di come possa venire in mente ad un tecnico di giocare con due registi (Pirlo e Motta); di come mai non sia mai stato minimamente in discussione uno come Cassano che oltre al gol contro l’Irlanda ha combinato fino ad ora piuttosto poco; o di come, nonostante tutto questo e la crisi generale in cui versa il nostro calcio, abbiamo discrete possibilità di finire fra le prime quattro.


Nuova maglia Jucentus: "30 sul campo" (ahahahah!)
Invece si parla quasi solo di Balotelli, ingigantendo ogni sua piccola mossa, ogni suo gesto, ogni sua mezza parola, visto che una intera fatica a proferirla. Sono riusciti perfino a interpretare un suo chiarissimo gesto che voleva riferirsi a tutto lo stadio, come uno sfogo nei confronti di Prandelli, dimenticando che si trattava esattamente dello stesso gesto che aveva  fatto alla fine della mitica serata della vittoria casalinga dell’Inter contro il Barça nella semifinale di Champions: roba da meritarsi l’esclusione a vita dall’albo dei giornalisti. Supermario è uno così: chi accetta di prenderselo e di inserirlo in una squadra deciso a sfruttare le sue enormi qualità tecniche di calciatore, deve essere pronto ad accettare “tutto il blocco” e quindi anche i suoi atteggiamenti, le sue bizze, i suoi comportamenti e di correre anche il rischio di rimanere a giocare in dieci, dal momento che tutti gli avversari e anche il pubblico sanno ormai molto bene come provocarne una sconsiderata reazione.
Dovrebbe essere una situazione arcinota e scontata, ma i giornalisti, evidentemente a corto di argomenti, preferiscono focalizzare l’attenzione su di lui: tra pochi giorni sapremo anche cosa mangia, che musica ascolta, se beve il caffè dolce o amaro, se preferisce le bionde o le brune e quante volte va al gabinetto in un giorno. Non se ne può più! Lui è un giocatore della Nazionale e l’unica cosa che deve interessare è se sia in grado di fare il suo dovere e contribuire a far proseguire la squadra il più avanti possibile nel torneo: detto un po’ brutalmente se riesce a “metterla dentro” o no.  Il resto, scusate, sono cavoli suoi. L’Inter ha deciso due anni fa, e credo parecchio a malincuore, che “il gioco non valeva la candela” e l’ha ceduto al Manchester City a prezzi di saldo; Prandelli ha deciso il contrario e se ne assuma tranquillamente la responsabilità: punto!


Una notazione a margine: sempre a proposito di situazioni che sfasciano gli zebedei, come prevedevamo qualche settimana fa, in maniera molto italianamente “cerchiobottista”, la Lega ha concesso ai  bambini il loro giocattolino, omologando la scritta sulla maglia “30sul campo” ma non l’aggiunta della terza stella. 
A parte che ognuno ha diritto di rendersi ridicolo nel modo che ritiene più opportuno, sarebbe interessante ricercare le origini di quel “sul campo”: non mi risulta che le partite di calcio si svolgano negli orti o nei capannoni industriali e per maggior completezza, tanto che c’erano, avrebbero dovuto scrivere: “30 sul campo dei quali 7 anche fuori”. Non è un numero a caso, ma il numero degli scudetti vinti dai quei “signori” con i servigi di Luciano Moggi come Direttore Generale…ma questa è una vecchia storia.


Alex
mercoledì 20 giugno 2012

"Non ce la faccio più": l'interista alle prese con l'incubo juventino

Tutto iniziò la sera del 6 maggio 2012...
So che non è corretto usare questo spazio per sfoghi o messaggi personali, quindi mi scuso in anticipo, ma ho un estremo bisogno di aprirmi, di confidarmi. Tante volte dicono che parlare espressamente di certi problemi, o anche scriverne, permetta un confronto con essi maggiormente maturo e saggio. Non so se sia così ma non ce la faccio più, la mia vita è diventata un inferno e non riesco più a viverla come accadeva soltanto qualche settimana fa. Tutto iniziò il sei maggio scorso: l'Inter aveva appena vinto il derby, ero felice, una grande prova con un 4-2 secco contro quei saltimbanchi rossoneri. Una bella serata insomma. Uscii per andare alla mia macchina, ci salii fischiettando e mi avviai verso casa. Ad un certo punto mi trovai fermo in coda perchè gli juventini in festa bloccavano la strada con la loro comprensibile ma irritante gioia. Suonai il calcson, urlai, imprecai, sbuffai, sono certo che non fischiettai più, ma non servì a nulla. Soltanto due ore dopo ero finalmente a casa. Due ore per compiere un tragitto di dieci minuti. Quella sera cominciò tutto.
Prima pagina Tuttosport 20/06/2012
Ho iniziato a seguire febbrilmente tutte le notizie di mercato, cosa che già facevo, ma non febbrilmente, non con questa aggressiva curiosità. Perchè? Perchè volevo fortemente che la mia squadra, la nostra squadra, sistemasse la rosa affinchè non si ripetessero più scene come quella di quella maledetta sera. Volevo che Moratti costruisse una armata e che schiacciasse sotto valigette piene di sonante contante tutte le velleità avversarie di rinforzare le loro squadre, volevo che ogni promettente campioncino sul suolo italico sognasse di vesitre la nostra maglia e se anche non lo sognava, beh, gliela avremmo messa addosso a forza la nostra maglia. Sognavo però. Ben presto m'accorsi che la realtà era ben distante dalla mia speranza e soprattutto mi accorsi di una cosa ben peggiore: la Juventus stava iniziando a fare un mercato in grande stile. Ogni giorno compravo la Gazzetta e ad ogni pagina la mia fronte si imperlava di una goccia in più di freddo sudore: "La Juve vuole un top-player!", "Juventus-Van Persie: si fa!", "La Juventus punta tutti!". Cercavo dell'Inter e trovavo sempre i soliti nomi: Destro, Isla, Verratti, Silvestre, Acerbi, Giovinco...dovevamo prenderli!!
Poi il dramma: La Juventus prende Isla con Asamoah, poi prende Verratti, e poi anche Giovinco, mentre punta Destro e ci prova per Acerbi. Ma come?! Non dovevamo prenderli noi quelli? L'ansia si impossessò di me: capii che non c'era nulla da fare, su qualsiasi giocatore puntassimo, la Juventus o arrivava prima o ci superava e la cosa è diventata insopportabile negli ultimi giorni. Noi fermi, immobili, come statue di marmo che lentamente affondano in sabbie mobili mentre, attorno a noi, la Juventus si muove come una ridente scimmia che salta da un ramo all'altro del calciomercato, raccogliendo banane da ogni pianta e, talvolta, saltando anche sulla nostra testa di marmo per velocizzare la nostra agonia ed intanto Branca, li vicino a noi, ci dice di stare tranquilli ed attendere che il mercato abbassi le sue pretese.
"Non ce la faccio più"
L'altro giorno ero al bar, ho preso un cornetto. Ne era rimasto uno. Mi recai al frigorifero ma, uno juventino, mi superò a passo svelto e prese quell'ultimo cornetto. Come faccio a sapere che era gobbo? Lo so! Due settimane fa invece ero all'ATM a rinnovare l'abbonamento mensile, ma incontrai Branca che mi disse: "No Andrea, ora è presto per acquistare. Aspetta che il mercato degli abbonamenti della metropolitana si stabilizzi e compra quando i prezzi sono più bassi". Lo ascoltai ma ieri mi sono preso 50 € di multa. L'abbonamento costa 55 €. Non ce la faccio più. Agli aperitivi non tocco una nocciolina o una oliva da settimane, non perchè sono a dieta, ma perchè tutti gli juventini del locale arrivano costantemente prima di noi interisti e noi dobbiamo accontentarci delle patatine posse. In posta non ci vado da tempo, in fila mi passano sempre davanti tutti i gobbi e quando provo a reagire, appare Chiellini che mi entra in scivolata da dietro con le gambe a forbice. La notte fatico a dormire perchè mi sogno costantemente Conte che vince alla Snai e con i soldi delle vincite compra Van Persie, C.Ronaldo e Messi. Non ce la faccio più. Ho un bisogno fisico che l'Inter acquisti qualcuno di decente altrimenti non so come potrò andare avanti. Non ce la faccio più, è un incubo.

Andrea
venerdì 15 giugno 2012

Cassano VS gay: molto rumore per poco


Cassano e la conferenza stampa che ha fatto e fa discutere
In questo periodo, come diceva anche Andrea, non è così semplice trovare argomenti su cui dibattere che riguardino l’Inter, anche perché il mercato è praticamente fermo e con quel poco che trapela è meglio soprassedere dal farlo. Vorrei pertanto soffermarmi sulla conferenza stampa tenuta da Cassano. Per prima cosa diciamo che se mandi uno come lui in conferenza stampa a “ruota libera” o sei un inetto nel fare il tuo lavoro o hai uno scopo ben preciso, che in questo caso avrebbe potuto essere distogliere attenzione dalla squadra per incanalarla su altri argomenti; situazione che sarebbe cascata “a fagiolo” anche per i cosiddetti giornalisti che non avevano, dopo la partita con la Spagna, particolari lodi sperticate con le quali “imbrodare” pericolosamente la squadra, così come non avevano argomenti con i quali criticarla più o meno ferocemente. E allora cosa di meglio che scatenare la goliardia, l’ignoranza e il “grezzume” di Antonio da Bari vecchia? Magari è stato addirittura tutto concordato con gli addetti stampa della Federazione. Cassano è uno così, senza filtri, che ti dice quello che pensa in maniera che può spaziare dal simpaticamente goliardico al pesantemente greve e offensivo: c’è pertanto da stupirsi se ha definito “froci” gli omosessuali uno che al suo Presidente, che l’aveva rilanciato nel calcio che conta, ha risposto con un “vecchio di m…..” concludendo con un molto poco raffinato “bocchinuamamma”? Direi proprio di no.
Cecchi Paone: "Sono stato con un azzurro"
Oltre all’epiteto, senz'altro esagerato e sconveniente, utilizzato per identificare i gay, non mi pare si sia spinto particolarmente oltre nelle offese affermando che sono problemi o fatti loro e che crede e spera che nel gruppo della Nazionale non ce ne siano. A questo punto ci chiediamo: perché doveva sperare il contrario? Francamente, e penso di interpretare il pensiero di parecchie persone anche se non tutte hanno il coraggio di ammetterlo, ci siamo un po’ rotti le palle di coloro che vogliono imporre a forza una diversità come normalità. Intendiamoci: io sono assolutamente tollerante verso persone che hanno gusti sessuali diversi da quelli diciamo “standard”; ho un amico e una collega gay con i quali vado d'accordissimo senza il minimo problema e sapete perché? Perché queste persone vivono la loro omosessualità in maniera assolutamente discreta e tranquilla, senza problemi o proclami, senza l’ansia e la pretesa di cercare a tutti i  costi l’approvazione di quelli che gli stanno intorno e soprattutto senza parate e sfilate nelle quali invece che esibire l'orgoglio omosessuale si finisce quasi sempre per esibire una buona dose di indecenza e cattivo gusto che credo arrechi abbastanza fastidio alle persone sobrie di entrambe le "sponde". Pratica che  sembra invece diventata lo sport nazionale di gran parte di questa categoria di persone e che come tutte le categorie hanno i loro fieri portabandiera, gente come Cecchi Paone il quale, evidentemente, avendo ormai perso il suo “appeal” e la sua credibilità come giornalista, come conduttore televisivo e come politico, per rimanere in qualche modo sulla cresta dell’onda ha pensato bene di far parlare di sé tirando continuamente in ballo questi argomenti. E non mi si venga a tirare fuori la storia dei diritti, dal momento che a parte il matrimonio e la reversibilità della pensione, ormai li hanno tutti quanti e soltanto una piccola minoranza glieli contesta; poi sul fatto che dovrebbero godere anche dei due citati sopra, l’argomento sarebbe molto complesso e questa non è certo la sede per affrontarlo con la puntualizzazione e l’attenzione che meriterebbe.
Ed anche Cassano palpò...
Mi chiedo: ma se queste persone vivessero un po’ più rilassate senza pretendere per forza che tutti ammettano che “gay è bello”, che “gay è cool”, quasi con l’arroganza di fare apparire come diverse e fuori posto le persone eterosessuali, non otterrebbero l’effetto di farsi accettare dagli altri in maniera meno problematica? Io penso di sì. Accettare e tollerare la diversità e un conto e un dovere di ogni persona intelligente e appunto tollerante; pretendere a tutti i costi che questa diversità venga accettata come normalità è un altro discorso, e rappresenta a mio parere una palese forzatura. Un conto è accettare senza drammi di avere un figlio o un amico gay, ma in base a quale stortura mentale dovrei essere per forza contento ed entusiasta che questi lo siano? A suo modo lo ha detto anche Fantantonio, dal quale non ci si poteva aspettare certo un trattato di sociologia e pur non essendo d’accordo con lui sulla terminologia che ha utilizzato, sono sostanzialmente d’accordo sui contenuti; poi si è anche dimostrato forse un pò meno stupido di quanto lo vogliano far passare (ho detto stupido, non ignorante: è diverso), quando ha  ironizzato su se stesso e sul fatto di come fosse la persona meno indicata a far da tutor a Balotelli, dichiarando che “saremmo proprio combinati bene”. Non è neanche la prima volta, visto che in passato dichiarò: “Se avessi la testa di Palombo col mio talento sarei uno dei calciatori più forti del mondo”. Come dargli torto? Ovviamente le varie associazioni gay non hanno perso occasione per inalberarsi e accusare lui e tutto il mondo del calcio di omofobia, in maniera devo dire un pò ipocrita. Omofobia, che etimologicamente starebbe a significare “paura degli omosessuali”, anche se poi il significato del termine è stato ampliato comprendendo anche un atteggiamento discriminatorio nei confronti di queste persone. Penso di poter affermare che un omosessuale non faccia paura proprio a nessuno e se vuole avere qualche chance in più di non venire discriminato, cerchi di rilassarsi un po’ e magari ogni tanto si faccia qualche risata, invece di reagire sempre in maniera isterica e stizzita.

Alex
mercoledì 13 giugno 2012

Inter, fu colpo di fulmine

Wilhelm Jonk
Era il 30 ottobre 1994. Ero un bambino di 5 anni. Non stavo più nella pelle: la mia prima partita a San Siro, Inter-Reggiana. Grazie ai parenti da parte di mamma, intelligenti e lungimiranti, disponevo già di ogni sorta di gadget interista: sciarpe, bandiere, cappellini, magliette, poster, pupazzi… “il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle” aveva già abbondantemente invaso la mia vita. Troppo facile, in tenera età, cominciare a tifare per la squadra che vince. Il legame con la squadra di appartenenza va al di là dei titoli, dei successi. Poco male se poi la stagione precedente la mia Inter avesse pericolosamente concluso 13esima in campionato, ad un punto dalla zona retrocessione: i mezzi busti che attiravano il mio sguardo ammirato erano quelli della Beneamata, appiccicati assai storti sull’album Calciatori Panini 1994/95. Baresi in copertina con la maglia della Nazionale ad Usa ’94, in marcatura su Romario, non sortiva alcun effetto: senza il nero, l’azzurro non aveva il potere di stregarmi. A distanza di anni, ho ancora tutte quelle figurine stampate nella testa. Jonk, Ruben Sosa, Bergkamp, Pagliuca (appena arrivato, a prendere il posto di Zenga) su tutti: idoli di carta adesiva.

Ma quell’Inter-Reggiana. Eh sì, quell’Inter-Reggiana! Sedile posteriore della storica Uno Bianca, soffocato nella sciarpa di lana su cui spiccava (e spicca ancora, maniacalmente conservata) la scritta “Forza Inter”, davanti papà e mamma, destinazione San Siro. Il tragitto sembrava non finire mai, ma alla fine la voce di papà: “Siamo arrivati”. Parcheggio in Piazzale Lotto, il primo bandieraio, poi a piedi su viale Federico Caprilli in un fiume di sciarpe nerazzurre. Una decina di minuti e poi…e poi eccola: la Scala del calcio. Piccola coda dal bigliettaio, 3 pezzi di carta che recitavano “secondo anello arancio”. Su per le scale, e poi lo spettacolo mi si è aperto davanti agli occhi: il campo verde, migliaia e migliaia di persone, un frastuono eccitato ed eccitante. La sensazione era magnifica, e chiunque è stato a San Siro può testimoniare: la prima volta non si scorda mai.

Album Panini 1994/'95
Sulla panchina dell’Inter sedeva Ottavio Bianchi, fedele al suo 5-3-2 che un anno più tardi vide esordire il giovane Javier Zanetti come laterale destro sulla linea difensiva. Con la Reggiana, a difendere la porta l’estremo difensore pagato 15 miliardi, alla prima stagione dopo il vuoto lasciato da Zenga: Pagliuca. Davanti a lui, la retroguardia composta da Bergomi, Conte, Orlando, Massimo Paganin e Bia. Con mio grande rammarico, l’idolo personale Jonk sedeva in panchina, ma poco male: il centrocampo Orlandini, Seno e Berti andava benissimo lo stesso. Davanti, Bergkamp e Delvecchio. Ore 15.00, l’arbitro Giuseppe Rosica ha fischiato: VIA!

“Fiorucci” sulla maglia, “Umbro” storico sponsor tecnico, i nerazzurri  erano partiti bloccati. Pochi varchi, partita lenta e senza troppi sussulti. A livello di blasone l’Inter avrebbe dovuto mangiarsi l’avversario, ma il periodo non troppo roseo rimescolava le carte. Nulla di fatto: l’Inter orfana dell’uruguagio Ruben Sosa - osannato da due ragazze alle mie spalle che avevano catturato la mia attenzione - ha chiuso il primo tempo sullo 0-0. Nel secondo tempo la solfa non sembrava cambiare. Fuori Bergomi, difensore, dentro – con grande gioia del sottoscritto – l’olandese Jonk, centrocampista. Ottavio Bianchi cercava la vittoria. Dopo una manciata di minuti e di tanta calma piatta in campo, fuori Bergkamp, dentro Veronese: forze fresche là davanti, alla ricerca del gol vittoria. Che non arrivava. Un po’ di sconforto per la prima a San Siro a reti bianche cominciava ad assalirmi. Ma l’Inter era pazza, lo era già da allora. La sorpresa era…dietro l’angolo! Minuto 89, corner: Bia l’aveva messa giù di testa, si era allargato all’interno dell’area di rigore e poi palla tesa calciata in mezzo. La rete si era gonfiata. Marco Delvecchio l’aveva deviata alle spalle di un giovane – lo è mai stato? – Francesco Antonioli. GOOOOOOOOOOOL!!! GOOOOOOOOOOOOOOOL!!! San Siro era esploso. Ed io con lui.

Me lo sarei dovuto immaginare, dovevo aspettarmelo, l’Inter era, è e sarà sempre la stessa. Pazza, orgogliosa fino alla fine, mai rinunciataria, mai vinta prima del triplice fischio. Che quel 30 ottobre 1994 arrivò subito dopo la marcatura di Delvecchio. Non mollare mai, questa è la filosofia che quel pomeriggio mi ha insegnato. E quel pomeriggio era nato un amore.

Ska