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| Giacinto Facchetti (18/07/1942 - 04/09/2006) |
04/09/2012
Ciao Cipe,
o preferisci Giacinto? Ma per gli itneristi sei sempre stato il Cipe, il Capitano. Ammetto che mi diventa difficile scriverti qualcosa. Non ti ho mai conosciuto davvero. Mio nonno ti ha conosciuto davvero, il nonno o il papà di chi passerà a leggere di qua ti ha conosciuto davvero forse. Io, noi, no. Siamo troppo giovani per ricordarci le tue sgroppate sulla fascia, i tuoi gol, le tue parole nei post-partita. Purtroppo non siamo abbastanza giovani da non ricordare la tua morte. 2006, che hanno di merda, detto con tutto rispetto.
Ricordo flash di quell'estate e di quell'anno, flash per nulla positivi per il calcio che tanto amo. Poi la tua malattia, quella che ti ha preso di forza (e ce ne voleva di forza per alzare il tuo fisico Cipe!) e ti ha portato con sè. Facile appellarsi a frasi fatte, ad angeli contenti di accoglierti. La realtà è che te ne andavi e basta. Ero un ragazzetto ma l'Inter è come un gene: se ce l'hai sei fortunato, tiferai nerazzurro; se non ce l'hai cazzi tuoi, scegli una delle altre squadre a caso. Io il gene ce l'ho ed è impossibile non conoscere la tua storia se ce l'hai, anche se eri un ragazzetto allora. Ricordo il tuo funerale, tra quei flash del 2006, ricordo Sant'Ambrogio diventata un album Panini vivente per quante icone del calcio e dello sport, presente e passato, s'erano riunite lì a salutarti. Ricordo le frasi, gli striscioni: "Ciao Giacinto, grande e onesto Presidente. Grazie per avere onorato l'Inter e tutti noi"; "Eri una leggende, ora sei una stella".
Mi dispiace che tu non abbia potuto vivere certe cose, che tu non abbia potuto incontrare Mou ad esempio, ti sarebbe piaciuto perchè era al tuo opposto, come Helenio, e si sa che gli opposti si attraggono. Mi dispiace che tu non abbia potuto vivere il 22 maggio 2010 e piangere di gioia con noi, avrei tanto voluto vederti al centro di San Siro ad alzare la coppa con Javier, gli unici due capitani ad averla alzata con i nostri colori. Mi dispiace che tu abbia dovuto lasciare la tua prima famiglia, quella che hai cresciuto a Cassano, vicino alla Treviglio che ti ha dato i natali e quel fisico forte e nobile. Ma sono anche contento che tu non abbia dovuto assistere a certe cose, come la tua voce usata per la difesa di una specie di mafioso di basso livello intellettuale o il tuo volto usato per attaccare l'Inter. Sono contento che tu abbia potuto dire ciao a tutti consapevole di avere sempre reso il tuo cuore aperto a tutti, perchè eri fatto così mi hanno detto.
Sono sei anni che non ci sei più eppure ricordiamo ancora, senza rimpianti, senza dolore, solo con un pizzico di nostalgia. Non so se lassù c'è qualcosa, ma se si spero si possano leggere i libri. Ecco Cipe, se si può, leggiti "Ora sei una stella" di Luigi Garlando. Parla di te, di te visto da chi ti ha conosciuto e da noi che non ti abbiamo conosciuto bene, ma avremmo tanto voluto. Spero ti piaccia dai, intanto ti saluto. Ci vedremo un giorno, ma spero che sia il più lontano possibile sinceramente e senza offesa, so che capirai!
Andrea e tutto l'Inter Cafè
