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venerdì 28 giugno 2013

La grande delusione


Questo post non viene redatto in conseguenza di un impeto rabbioso per il passaggio di Tevez alla Juventus, ma è frutto di una crescente delusione che monta da 3 anni, e cioè immediatamente dopo la conquista dello storico Triplete; diciamo che al massimo ne prende spunto.

Di questo argomento abbiamo discusso tante volte in questi anni, e tutti abbiamo detto la nostra su cosa sarebbe stato più opportuno fare e su cosa non si sarebbe dovuto assolutamente fare; non è mia intenzione pertanto tornare per l’ennesima volta su questi argomenti triti e ritriti. Quella che voglio sfogare in questa occasione è la mia profonda delusione per il comportamento di Moratti, che dopo avere portato l’Inter ai massimi livelli dopo anni di frustrazione, di sbeffeggiamenti, di furti vergognosi subiti e conditi pure da spudorate prese per il culo, e avere così appagato in maniera totale quel sentimento di rivalsa che albergava da anni in tutti gli autentici tifosi nerazzurri, ha pensato bene di mandare tutto in “vacca”, dando il via a un ridimensionamento che nel tempo ha via via assunto i connotati di un vero e proprio smantellamento.

Quello che non riesco a spiegarmi, almeno basandomi sugli elementi che può avere a disposizione chi comunque segue le vicende da osservatore esterno, è l’ostinazione nel voler continuare a tutti i costi a tenere l’Inter pur rendendosi conto di non avere più le possibilità di mantenerla ai livelli che le competono: il che non vuol dire vincere altri due triplete di fila, ma almeno COMPETERE per la vittoria nei tornei ai quali si partecipa, almeno in campo nazionale. E non mi si venga a dire che non se ne era reso conto, dal momento che ne ha messo evidentemente al corrente Mourinho che a quel punto ha preferito salutare e lasciare da trionfatore; perchè, mi chiedo, non fare altrettanto?

Perché non cedere nel momento nel quale si è toccato il vertice massimo, ben sapendo di non avere le possibilità di rimanervi, e dopo il quale sarebbe stato molto più facile e probabilmente anche redditizio trovare un acquirente credibile? Qual è il vero motivo che glielo ha impedito? Mancanza di sagacia, di lungimiranza, di senso della realtà o eccesso di protagonismo, di narcisismo, di amore? Non lo sapremo probabilmente mai, almeno fino in fondo; probabilmente un mix letale di tutti questi fattori.

Sì, purtroppo anche il troppo amore può fare dei danni, impedendo spesso di valutare le decisioni migliori da prendere per il bene comune delle varie parti in causa. In ogni caso il risultato finale è stato purtroppo non solo quello di fare ri-precipitare la squadra ai tempi più bui delle presidenze di Fraizzoli e Pellegrini, ma di lasciare campo completamente libero a coloro che per anni ci hanno imbrogliato, rubato, irriso, vilipeso e poi, una volta smascherati, ci hanno rabbiosamente massacrato, insultato e diffamato con lo scopo di trascinarci con loro nella fetida melma, colpendoci nei valori che ci hanno sempre contraddistinto e ai quali ogni vero tifoso interista tiene quasi altrettanto che a quelli sportivi, Presidente per primo. Lui stesso ha sempre dichiarato che lo scudetto numero 14 è quello al quale tiene di più, anche qui a mio parere in modo un po’ imprudente e inopportuno.

La colpa forse ancora maggiore che infatti gli imputo non è tanto quella di avere drasticamente abbassato il livello tecnico della squadra, consentendo agli odiati rivali di conquistare scudetti in serie in modo da arrivare in più breve tempo possibile a quello ufficiale della “terza stella” che ci ha letteralmente frantumato i coglioni; quanto quella di avere lasciato passare, senza praticamente alcuna opposizione, la tesi revisionista del “Giovin Signore” che ci ha trasformato da vittime in carnefici, quelli che cioè avevano le stesse colpe degli altri senza per giunta averle mai scontate; da qui probabilmente anche certi arbitraggi scandalosi che ci hanno accompagnato in questi anni, non solo nell'ultimo, e che forse in molti hanno dimenticato nel Paese famoso per la memoria corta (primo fra tutti quello di Rocchi a S.Siro contro il Napoli un paio di stagioni fa).

Permettendo inoltre che si facesse tranquillamente scempio della memoria di Giacinto Facchetti, una persona sulla correttezza e la lealtà della quale non potevano avere alcun dubbio tutti coloro che hanno avuto modo e la fortuna di conoscere e di vedere all'opera “qualche” anno fa, tranne coloro che avessero interesse a crearlo ad arte per i loro loschi scopi personali. La cosa mi ha indignato e fatto imbestialire a tal punto da farmi affrontare, proprio nell'anno del Triplete, una fatica editoriale che mi è costata tempo e risorse finanziarie; in difesa della nostra Società e del nostro Presidente, proprio perché non potevo sopportare questo assurdo rovesciamento della realtà tipicamente italiano. Alla luce di quanto successo in seguito mi pare scontato affermare che non lo rifarei .

Con il suo comportamento Moratti non ha danneggiato solo noi tifosi, ma soprattutto se stesso. Nell'immaginario collettivo di un po' tutta la tifoseria italiana non interista, dapprima era infatti il “pirla” che non vinceva una cacchio pur investendo un casino di soldi; poi è diventato quello che non vinceva perché vittima di imbrogli, una volta smascherati i quali è finalmente riuscito in quello che prima non gli era concesso per colpe soprattutto non sue; adesso è ridiventato il “pirla” che una volta che gli altri sono stati riammessi al loro rango dopo un’ingiusta punizione è tornato lo sfigato perdente di prima. Mi si perdoni la brutalità e la schematizzazione, le cose non stanno evidentemente proprio così e noi lo sappiamo bene; ma con il suo operato ha prestato inevitabilmente il fianco al consolidarsi di questa ennesima tesi schematica e revisionista che avversari e media non vedevano l’ora di poter cucire addosso alla nostra Società.

Non vorrei essere frainteso: sarò sempre grato al Presidente Moratti per quello che ha fatto per l’Inter, ma questi ultimi tre anni ce li poteva risparmiare e, soprattutto, li poteva risparmiare a sé stesso. E’ un vero peccato che il suo periodo alla guida dell’Inter non si sia potuto concludere nel modo che meritava e nel quale tutti speravamo. I bianconeri ridono così sotto i baffi godendosi Tevez, a mio parere gran giocatore e soprattutto molto adatto al campionato italiano, se saputo tenere un po' a freno e giustamente motivato, mettendosi già quasi in tasca anche lo scudetto della “terza stella” (quella buona, stavolta), e aumentando non di poco le chance di entrare nel ristretto novero di coloro che si batteranno per aggiudicarsi la Champions.

Noi siamo invece qui a “sbatterci” fra Belfodil, Isla, Nainggolan e compagnia bella, per acquistare i quali dobbiamo però cedere alcuni dei nostri migliori giocatori attualmente in rosa; l’unica alternativa per assistere a un’inversione di tendenza di questo stato di cose è vedere ceduta la Società per cui facciamo il tifo a uno sconosciuto magnate d’oltreoceano e incrociare le dita.

Scusi la franchezza ma che delusione, Signor Presidente!

Alex
mercoledì 25 gennaio 2012

Il City: "Tevez si paga!". Esosi.


"Tevez rimane un giocatore con obblighi contrattuali nei confronti del City per le prossime due stagioni e mezzo a meno che noi non riceviamo un'offerta che riterremo appropriata. Inter e Psg hanno provato a discutere con noi in buona fede ed è sempre bello avere a che fare con dei professionisti. Per come stanno andando le cose il Milan non è un'opzione seria per l'argentino. Galliani e i suoi uomini hanno diffuso un senso di sicurezza assolutamente fuori luogo solo grazie a quelle discussioni con Carlos e il suo entourage. Se vogliono essere una società considerata appetibile per un trasferimento reale devono smetterla di congratularsi l'uno con l'altro e iniziare a capire quali sono le nostre richieste" 

Ridicoli, dal 1899.

Ah, tra l'altro il dg (o ad, o quello che è) dalla folta chioma pare abbia organizzato un pranzo anche con Muntari in vista del suo passaggio in rossonero a giugno. Il ghanese però è stato portato al Mac Donald's, perchè già con Tevez Galliani si era sputtanato tutto il budget.
giovedì 12 gennaio 2012

Assalto all'Apache

In questi giorni invidio chi sia riuscito a farsi un’idea abbastanza precisa sull’opportunità da parte della nostra Società di portare a compimento l’ eventuale operazione Tevez; contrariamente a quanto succede di solito, francamente non riesco ad inquadrare del tutto la vicenda.

Partiamo col dire che almeno personalmente sono abbastanza soddisfatto che le mie parole siano state replicate praticamente in toto da un vecchio “volpone” del mercato come Ernesto Bronzetti, che ha dichiarato di non comprendere l’interesse dell’Inter per Tevez dopo avere rinunciato ad Eto’o solo qualche fa. Al camerunese piacciono i soldi, non è un mistero, e trattenerlo dopo che i russi gli avevano fatto brillare davanti 20 Mln. di Euro netti a stagione, era diventato probabilmente impossibile, soprattutto dopo che il nostro leone d’Africa ha realizzato che avrebbe dovuto mettersi agli ordini di Gasperini; si fosse trattato di Mourinho o anche di qualcun altro, probabilmente con un “ritocco” all’ingaggio si sarebbe convinto a rimanere.

Il vero errore della dirigenza dell’Inter è stato accettare il prezzo di 22 Mln. di euro; da un giocatore del livello di Eto’o e ancora in perfetta forma fisica, si sarebbe potuto ricavare decisamente di più, specialmente da chi sembra non avere un problema a tirare fuori qualche milione in più pur di concludere. Con il ricavato di quella vendita si sarebbe potuto andare allora all’assalto di Tevez, lasciando perdere le “bufale” di Forlàn e Zarate, come sentenziammo allora: il primo ormai incamminato sul viale del tramonto e con la pancia piena, l’altro mai più uscito dal tunnel dove si è infilato dopo la prima stagione in Italia. Sbandierare per due anni il Fair Play finanziario per coprire operazioni e scelte disastrose per poi imbarcarsi in un’operazione costosissima fra cartellino e ingaggio, non rappresenta certo il massimo della coerenza; d’altra parte ci sta anche che qualcuno si sia reso conto che avanti così l’Inter non poteva andare e abbia deciso di “suonare la carica”.

Io sono del parere che la volontà del giocatore alla fine sia determinante e il Milan da questo punto di vista sembra in vantaggio, anche se non bisogna lasciarsi fuorviare più di tanto dalla grancassa mediatica che stanno battendo a volume assordante la stampa, le TV e le testate giornalistiche on-line che fanno riferimento al gruppo Mediaset; resto perciò dell’idea che alla fine l’Apache andrà sulla sponda rossonera del Naviglio, magari grazie a un intervento in persona del “Berlusca”, che maggiormente libero da pressioni e da impegni di governo, ha una voglia maledetta di tornare a investire denari pesanti nella sua squadra. Sarebbe uno sputtanamento totale lasciare andare Tevez ai cugini di Milano dopo averlo praticamente annunciato come già rossonero, con tanto di foto di rito, e anche se a costo di un sacrificio imprevisto, credo che il Milan come Società non possa permettersi una figuraccia del genere.

Se l’Inter ha sbagliato tutto in questi due anni, credo che invece adesso stia facendo la mossa intelligente di colui che non ha più niente da perdere: se Tevez dovesse arrivare, avrà acquistato un ottimo giocatore anche se non facile da inserire e da riportare in condizione alla svelta. In caso contrario costringerà il Milan a “cacciare il grano” tutto a Giugno, non come i cuginastri si sono abituati a fare ultimamente con la compiacenza dei vari Rosell (Ibra) Preziosi (Boateng) e Zamparini (Nocerino) negli anni a seguire e con comode rate; il mercato si fa anche andando a “rompere i ciglioni” agli avversari diretti, era ora che qualcuno se lo ricordasse. Risulta evidente che l’argentino rappresenterebbe un acquisto più che altro in prospettiva per l’anno prossimo, non calcando il campo da mesi e non potendo essere utilizzato in Champions; avrebbe però in questo modo l’opportunità di integrarsi gradualmente e di essere già prontissimo per l’anno prossimo.

Non sono molto d’accordo con coloro che sostengono che l’Apache sia ingestibile e non sia questo gran giocatore; se inserito nel contesto giusto, preso per il verso giusto e opportunamente motivato, è un giocatore che è molto meglio avere nelle proprie fila piuttosto che contro. E’ un generoso, uno che si danna l’anima, che va in pressing con pericolosità sull’avversario, che sa partecipare alla manovra d’attacco e che sa essere abbastanza spietato quando è ora di metterla dentro. La colonia argentina che si trova all’Inter potrebbe essere particolarmente d’aiuto in questo senso. Come non sono molto d’accordo che l’attacco sia l’unico reparto dove siamo completamente a posto: Milito sembra tornato “El Principe”, ma ha giocato bene due partite; Pazzini sta evidenziando limiti tecnici e tattici piuttosto evidenti; Forlàn è attualmente un mistero; Zarate è una sicurezza, ma in senso negativo e Castaignos è troppo giovane anche se talentuoso per sfondare al primo anno in una grande squadra.

E’ pur vero che il reparto che necessita maggiormente di rinforzi è il centrocampo e che il laterale basso di sinistra ormai è una lacuna tanto cronica quanto imprescindibile da colmare; però è altrettanto vero che all’Inter è indispensabile che si torni a pensare a giocatori come lui: sentire parlare di Kucka, di Schelotto, di Palombo mi stava ormai mettendo una tristezza e un’angoscia insopportabili. La speranza è che qualora non si riuscisse ad arrivare a lui, almeno in qualcuno sia scattata la molla e che si vada finalmente alla ricerca di giocatori importanti e di campioni, quelli che fanno la differenza e che senza i quali nel 99% dei casi non si vince un tubo. Inoltre c’è da salutare una sessione di calciomercato invernale finalmente avvincente, con due delle maggiori squadre italiane (per di più della stessa città) a contendersi un giocatore importante, con retroscena e continui ribaltamenti di fronte, non come gli ultimi anni parlare per un mese di “aria fritta” e ritrovarsi a qualche ora dalla chiusura ad andare a “raccattare” gente come Maniche o Mariga.

Alcuni si dicono quasi certi che l’Apache verrà all’Inter, molti altri che andrà al Milan; al di là di quello che sarà poi l’esito finale dopo due anni quasi esclusivamente di critiche mi sento in questo caso di applaudire la mossa della Società che a mio parere sta facendo la mossa giusta in ogni caso. Come sostenevamo qualche giorno fa, l’impegno profuso in questa trattativa deve però rappresentare la svolta nella politica societaria che è stata portata avanti in questi ultimi due anni: all’Inter devono pensare a un progetto serio di medio-lungo termine che riconsideri e rimetta in discussione un pò tutti i ruoli, dai giocatori al Presidente, dal Direttore tecnico all’Amministratore delegato, dall’allenatore a tutto lo staff tecnico. Tevez per conto mio sarebbe un buon acquisto, ma una mossa isolata tanto per far dispetto al Milan e non inserita nel suddetto progetto non servirebbe praticamente a nulla. l’Inter non può e non deve per nessuna ragione al mondo essere gestita come lo è stata negli ultimi due anni: qualcuno sembra essersene reso conto, anche se in ritardo. Questo è in ogni caso il risultato che mi auguro maggiormente e di tutto cuore.
martedì 10 gennaio 2012

Milan-Inter e la settimana del doppio derby



Che fosse la settimana del derby si sapeva. Che sarebbe stata la settimana del doppio derby non ce l’aspettavamo. In attesa della sfida di domenica sera che potrà dire molto sulle nostre ambizioni, in questi giorni si sta consumando un inaspettato derby di mercato. Sì, inaspettato, perché fino a 10 giorni fa Carlos Tevez sembrava saldamente in mano al Milan e invece improvvisamente è diventata una partita a due. Da un lato il Milan che ha già trovato l’accordo con il giocatore e il suo procuratore, dall’altro l’Inter che ha presentato l’offerta di 25 milioni di euro al City il quale ha già accettato. 

Dunque, entrambe sono a metà dell’opera ma l’altra metà è saldamente in mano alla concorrenza. Un’intricata matassa da cui alla fine una delle due società ne uscirà sconfitta. Uno smacco pesante se a spuntarla fossero i nostri dirigenti, una grande beffa se alla fine l’Apache vestisse di rossonero.

L’affare Tevez ha distolto l’attenzione dal derby di domenica sera. Una sfida che si preannuncia emozionante. Il Milan vorrà ribadire la sua superiorità (e ad essere sinceri al momento ci sono superiori), l’Inter ha un’occasione d’oro per rilanciare le proprie quotazioni. Una vittoria nel derby avrebbe un effetto tsunami e ci lancerebbe alla grande. Tra le due probabilmente quella che ha meno da perdere è la squadra nerazzurra. Abbiamo avuto una partenza di stagione pessima , ci siamo risollevati nelle ultime gare ma il nostro obiettivo è la zona Champions League sebbene l’euforia del tifoso ci faccia sperare in qualcosa di più. Sulla carta siamo più deboli e una sconfitta, tutto sommato, potrebbe anche starci. Al contrario del Milan costretto a confermare la sua superiorità per continuare a puntare allo scudetto.

In tutto questo speriamo che l’arbitro faccia l’arbitro e non influenzi con le sue decisioni l’andamento della partita (sarà interessante vedere chi manderanno a dirigere la gara). E in attesa del fischio iniziale, l’attenzione rimane su Tevez. Milan o Inter? Chi vincerà il doppio derby?


Entius
venerdì 6 gennaio 2012

Fuga da Appiano

Prendiamo lo spunto dal puntuale riproporsi delle voci di una cessione di Sneijder già nel mercato di gennaio (molto difficile) o comunque a giugno (molto più probabile), per invitarvi a riflettere su un aspetto non molto evidenziato in questi due anni diciamo di ridimensionamento, che è stato non si sa fino a che punto consapevolmente deciso, ma sicuramente messo in pratica nel peggiore dei modi dalla dirigenza della Società Inter F.C.

Personalmente ritengo che il fattore più disastrosamente negativo sia stato quello di considerare qualunque giocatore cedibile di fronte a un’offerta cosiddetta irrinunciabile, e ancora di più, di sbandierare questa linea ai quattro venti; con il doppio deleterio risultato di dare un segnale di accondiscendenza ben preciso a un eventuale acquirente, e al contempo, di insinuare nei giocatori un senso di precarietà e di smantellamento.

Mi rendo perfettamente conto che Mourinho è il passato e che continuare ad evocarlo non serve a una strabeata fava, ma proprio quelle peculiarità che aveva saputo creare lui, spingendo i giocatori a dare il 110% e costruendo così la squadra più forte di tutte anche senza avere a disposizione l’organico migliore di tutte, sono state buttate giù per il cesso nel giro di pochi mesi.

lunedì 2 gennaio 2012

Tevez all'Inter? Difficile ma...

Non so quanto ci sia di vero in quello che scrive oggi il Corriere dello Sport riguardo l’interessamento dell’Inter a Tevez. Il quotidiano romano sostiene che in questi giorni Moratti,con la scusa degli auguri, si sia sentito con Mancini e abbia chiesto notizie dell’attaccante argentino.
Credo che il Milan abbia una trattativa ben avviata e difficilmente Moratti riuscirà a spuntarla. Anche perché dubito che il patron nerazzurro abbia intenzione di sborsare 25 milioni di euro.
Per quanto mi riguarda Tevez è di mio gradimento. E’ un campione, un attaccante completo, uno capace di fare la differenza. Magari non è disciplinato come Eto’o (faccio un nome a caso) ma non è il primo nè l'ultimo tra i giocatori a mescolare genio e sregolatezza.
Difficilmente riusciremo a strapparlo al Milan. Però uno sgarbo del genere ai rossoneri mi farebbe godere parecchio. E voi che ne pensate? Vi piace Tevez? Riusciremo a spuntarla sul Milan?
venerdì 25 novembre 2011

Tevez al Milan? E' solo la punta dell'iceberg..


E' notizia di ieri quella dell'assalto concreto del Milan a Carlitos Tevez, designato dai vertici dell'altra squadra di Milano come il perfetto sostituto dello sfortunato Cassano. La decisa virata dei rossoneri sull'Apache è stata improvvisa, ma a quanto pare molto produttiva visto che il calciatore pare non abbia più il minimo dubbio su quale sia la maglia che vorrà vestire a partire dal prossimo gennaio.

Ora, senza star qui a discutere sulle modalità con cui l'argentino potrà essere strappato ad un City in cui ormai vive da separato in casa, la riflessione che voglio fare dopo quest'ennesimo smacco che ci apprestiamo a subire è la seguente: stiamo sparendo pian piano dalla geografia del calcio che conta, in un modo vergognoso che farebbe imbestialire anche il tifoso meno accanito esistente sul globo terracqueo.

Si è parlato per un'intera estate delle motivazioni per cui Tevez poteva essere il colpo giusto da piazzare per il dopo Eto'o, ovviamente a cifre umane che non demolissero i benefici economici derivanti dalla cessione del camerunense. Una testa matta l'Apache, ma anche qualità indiscutibili ed un inserimento facilitato dalla folta presenza di argentini nello spogliatoio: chiaramente però non se ne fece nulla, perchè 35 milioni erano troppi e se li dobbiamo cacciare noi al massimo li cacciamo per pagare Forlan e Kucka.

La rottura con Mancini ha di fatto messo sul mercato l'attaccante, a condizioni inferiori a quelle poste solo pochi mesi prima vista anche l'impossibilità di essere schierato in Europa. E noi? A noi a quanto pare non serve, siamo a posto così perchè con Milito che segna regolarmente, Zarate candidato al pallone d'oro e Forlan che sarà pure rotto ma è pur sempre un bel ragazzo, uno come Tevez (brutto come la fame tra l'altro) accanto a Pazzini sarebbe un lusso inutile.

Il Milan invece, pur disponendo di Ibra, Pato e Robinho ha fiutato l'affare e sembra che abbia già in pugno l'attaccante, con la formula del prestito oneroso e pagamento di 20 milioni dilazionato in più annualità: un'operazione alla Ibra, insomma, roba che noi a quanto pare non siamo più in grado nemmeno di pensare. Un pò come non siamo in grado di preservare i nostri big da nazionali assassine che ce li restituiscono costantemente spompati o rotti, come il recente caso Sneijder dimostra, ma quella è un'altra storia.

Il caso Tevez comunque è solo la goccia che fa traboccare il proverbiale vaso, perchè in altri tempi di una cosa del genere ce ne saremmo fregati altamente senza tante discussioni.

Ricordate quanti nomi si susseguirono nell'estate 2010, quando pareva scontato che, ceduto Balotelli e cambiato tecnico, si provvedesse ad aggiustare quella squadra reduce da un'impresa tanto eccezionale quanto logorante? Mascherano, Kuyt furono solo le piste più battute almeno a parole, ma il risultato fu che non arrivò nessuno e Benitez a dicembre sclerò, togliendo il disturbo e vedendo Moratti in azione solo a gennaio, quasi come fosse un dispetto.

La ridicola formula con la quale il Napoli rilevò Cavani dal Palermo (17 milioni dilazionati in quattro rate) fu la riprova che raggiunta la vetta dell'Everest, l'unico obiettivo è diventato il bilancio, e chi se ne frega se con uno come l'uruguaiano avremmo magari vinto lo scudetto mettendo il reparto a posto per i prossimi cinque anni almeno.

Sanchez e Cassano sono state le altre due meteore vestite troppo presto di nerazzurro, ma migrate poi verso altri lidi nei quali il mercato si fa davvero e non solo a parole. Dopo la lite con Garrone, in pochi credevano davvero che l'Inter si facesse scappare un talento del genere a costo zero, visti i continui acciacchi di Milito e Sneijder e le difficoltà di un reparto in cui solo Eto'o riusciva a tirare avanti la carretta.

Allo stesso modo, si fece un gran parlare della punta dell'Udinese e di un affare che pareva ormai in dirittura d'arrivo con fumata bianca attesa da un giorno all'altro, ma anche lì solo fiumi di inchiostro gettati come fumo negli occhi del tifoso sognatore e nulla di fatto alla chiusura delle liste con la "promessa" che se ne sarebbe riparlato a giugno. Nel frattempo il Nino Maravilla esplode, il Barça lo mette nel mirino e se lo porta a casa alla bellezza di 40 milioni, alla faccia di Branca e della cronica lentezza nel chiudere trattative forse mai nate davvero. Certo, abbiamo preso Pazzini e Ranocchia, ma non ci vuole un genio a capire che in questa squadra andrebbe immessa qualità a fiumi, come del resto il campo continua a dimostrare giorno dopo giorno.

Ed oggi, dopo un'estate passata a rincorrere Forlan con una trattativa come sempre condotta a velocità-bradipo, per poi renderci conto di non poterlo utilizzare in Europa, ecco che l'ennesimo elemento di spessore sul mercato prende altre strade (ma proprio altre), anche perchè il FPF è una cosa seria. Solo per noi, ma quello è un altro discorso. Un pò come quando la prof. dice di non copiare ed esce dalla classe: tutti copiano, e quello che rispetta le regole finisce col fare una figura da idiota.

Ecco, preferiremmo evitare di sentire stronzate, il concetto è sempre quello. Preferiremmo sapere che non c'è la minima possibilità che arrivi un pezzo da novanta, perchè non c'è la voglia nè la possibilità di spendere, in modo da digerire meglio tutti i titoloni che dal 22 maggio 2010 in poi ci hanno fatto pensare davvero di essere ancora intenzionati a competere a tutti i livelli, salvo poi capire che al massimo possiamo prendere un Poli non giocante, 32enni low-cost che in realtà non sono low-cost e mediocri slovacchi che non sarebbero titolari in nessun centrocampo d'elite a parte il nostro. Perchè il nostro amore per questi colori e per questa squadra non cambia, ma la sensazione di essere presi per i fondelli inasprisce e deprime: e questo, per chi c'è sempre stato anche quando si perdeva in casa con Lugano e Alaves, è un colpo decisamente troppo basso.