Visualizzazione post con etichetta Bianchetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bianchetti. Mostra tutti i post
venerdì 21 giugno 2013

Alla nuova Inter non servono nuove ipocrisie

Caldirola, Bianchetti, Biraghi e Donati nell'Under
Il tifoso interista, oggi, alle prese con la mancanza di danaro nel portafogli di Moratti (manco fosse suo padre) soffre terribilmente. E' normale e concepibile. Ecco che, come scudo difensivo, è nata la mania per i giovani. L'interista vorrebbe una squadra di soli giovani. Arriva a dire, addirittura, che sarebbe disposto a non vincere per anni pur di vedere ogni domenica, in campo, una squadra con l'età media intorno ai 23 anni. Non nego che anche al sottoscritto vedere qualche giovane in più nella rosa nerazzurra piacerebbe, ma credo anche che questo sentimento, tanto presente quanto labile, sia ammantato da un'aura di ipocrisia e superficialità alquanto preoccupante. Anche perché, ne sono certo, il tifoso soffrirebbe in ogni caso a vedere la sua squadra faticare, sia se composta da trentenni sia se composta da ventenni. Certo, nel primo caso c'è un appiglio in più, appunto l'età calcisticamente avanzata dei soggetti in campo, ma nel secondo caso scoppierebbe la mania per l'esperienza, ne sono praticamente certo.

Ma dicevamo della moda dei giovani. Oggi Caldirola è diventato un oggetto del desiderio e il fatto che l'Inter, ieri, abbia riscattato la metà che aveva precedentemente ceduto del difensore cresciuto nel vivaio nerazzurro è stata una notizia positiva parzialmente cancellata dal fatto che un altro giovane, ovvero Donati, sia stato ceduto per circa 3,5 milioni di euro ('na miseria) al Bayern Leverkusen. Peccato che, detto francamente, Caldirola è oggettivamente inadatto a giocare titolare (o anche solo come riserva) nella difesa di una squadra di medio-alto livello in Serie A, figurarsi nell'Inter! E non lo dico per dire, lo dico perché lo dimostrano i fatti: a 22 anni (non 17 o 18), Caldirola ha già fatto esperienza al Vitesse, al Brescia ed al Cesena ed in nessuna di queste squadre è mai stato titolare inamovibile. E' capitano dell'Under 21 di Mangia, certo, peccato che nella finale con la Spagna sia stato forse il peggiore in campo e nelle partite precedenti non aveva certo brillato. Il ragazzo ha evidenti lacune tecnico-tattiche che a 22 anni dovrebbero essere già state ampiamente colmate. Quindi mi tengo stretti Ranocchia, Campagnaro, Andreolli e dico pure Chivu piuttosto che Caldirola, non per cattiveria ma perché li ritengo sinceramente superiori. Su Donati il discorso è leggermente diverso, nel senso che il ragazzo ha dato prova, negli Europei in Israele, di maturità e intelligenza tattica. Non sarebbe stato titolare, ma meglio di Jonathan sì molto probabilmente. Però, seppure mi dispiaccia la sua partenza, va anche detto che Jonathan l'hai pagato 4 milioni mentre Donati zero ed in tempi di vacche magre anche 3,5 milioni sono qualcosa se calcoli la plusvalenza fatta.

Belfodil è vicino all'Inter, tutto dipende da Cassano
In realtà oggi un giovane, al di là delle sue oggettive doti, merita, per l'interista, un posto in squadra basato soltanto sulla sua carta d'identità. Un esempio? Bianchetti e Biraghi sono decisamente più promettenti di Caldirola (oltre che più giovani), ma anche loro sono stati riserve in Verona e Cittadella: come si può pensare di portarli immediatamente all'Inter e renderli seconde scelte di una squadra che si suppone punti ai vertici della classifica? Facciamoli piuttosto crescere in squadre di medio-basso livello di Serie A prima di giudicare, perché io ricordo ancora chi bestemmiò alla partenza di Bolzoni, il quale ora, con tutto il rispetto, arranca in rose come quella del Siena. C'è bisogno di equilibrio in tutto, anche quando si parla di giovani dunque. Non sto dicendo che questi ragazzi non sono all'altezza dell'Inter, ma soltanto che meritano di giocarsi le proprie chances al meglio, quando hanno già potuto farsi le ossa. Ci sono anche le eccezioni, come fu Balotelli, ma sinceramente, oggi, non vedo nessun ragazzo che si avvicini al talento cristallino del bresciano. E dunque meglio che questi giovani siano protagonisti in altri lidi piuttosto che umili comparse a casa nostra. 

Allo stesso modo mi fa sorridere l'atteggiamento dell'interista davanti alla notizia di Belfodil in nerazzurro. E' vero, 10 milioni per la metà non sono pochi, ma mi pare evidente che ci si trovi innanzi ad uno scambio di favori tra Inter e Parma: noi acquistiamo, pagandolo bene, un giocatore che a Parma non vuole più restare, mentre i secondi si sobbarcano gli stipendi di due giocatori che costano un sacco alle casse nerazzurre e che a Milano non sarebbero al centro del progetto mentre in Emilia potrebbero aiutare i nerocrociati a fare un piccolo salto in avanti. La verità è che se l'attaccante francese fosse stato acquistato da altre compagini, molti nerazzurri avrebbero storto il naso. Con lui, se arriverà, avremmo un attacco composto da Palcio, Milito (gli esperti), Icardi, Longo e Belfodil (i giovani, tutti dal '90 in su). GIOVANI. Non era mica quello che volevamo? A quanto pare no, anche questa cosa non andrebbe bene. Insomma, ci troviamo di fronte all'ennesima riprova della schizzofrenia innata del tifoso interista, che fino a quando non vede in bacheca un trofeo non riesce a staccarsi da una critica persistente ma, talvolta, anche distruttiva più che costruttiva. Non attacco chi ha idee diverse o opinioni totalmente differenti, attacco chi (e tra questi praticamente tutti i media) cerca di coprire la propria ipocrisia e la superficialità delle proprie opinioni dietro a teli incosistenti come quello del "vogliamo più giovani, vogliamo un progetto". Se mandi in prestito un giovane, l'anno prossimo lo avrai ancora a disposizione e personalmente, cedere un ventiduenne per fare calare il costo del cartellino di un più forte ventiseienne non la trovo una blasfemia. Non si può pensare di portare automaticamente in prima squadra tutta la Primavera. La nuova Inter che sta nascendo merita maggior equilibrio intellettuale, altrimenti nascerà minata sin dalle sue fondamenta. La nuova Inter merita un vero supporto e non nuove ipocrisie dettate dalla moda del momento.

Andrea
mercoledì 19 giugno 2013

Due mesi di "passione"

Mazzarri si sarà già rassegnato?
Come è ricorso più volte nei commenti e nei post di molti di noi in questi ultimi giorni, a meno di clamorosi ribaltoni, al momento ad un orizzonte tutt’altro che prossimo, ci aspettano un paio di mesi di sofferenza pura, in vana attesa di una qualche notizia classificabile almeno apparentemente come “positiva” e che possa rappresentare un’inversione di tendenza a un progressivo declino che si sta materializzando per la nostra Società, intesa come Inter F.C. Non essendo cambiato praticamente nessuno dei fattori che hanno contraddistinto le strategie e le mosse societarie degli ultimi tre anni, ritengo piuttosto illusorio aspettarsi qualcosa di diverso. Uno dei fattori per la verità è cambiato e si tratta dell’allenatore: Mazzarri è sicuramente un tecnico dalla personalità piuttosto forte, apparentemente capace di farsi intendere e di imporre anche alcune scelte alla dirigenza, sicuramente più di Benitez (uno straniero che ha avuto anche la sfiga di succedere a Mourinho) e soprattutto di Gasperini e Stramaccioni. Il problema è che prima di tutto le risorse economiche a disposizione sono molto limitate per non dire quasi inesistenti, e in secondo luogo, quel che forse è peggio, è che coloro che dovrebbero cercare di muoversi al meglio in un contesto difficile come questo, hanno dato ampia riprova di non averne assolutamente le attitudini e le capacità.

Il nostro ineffabile D.T. non è mai stato capace di vendere, solo di svendere, e la storia recente del club è lastricata di decine di esempi piuttosto probanti; spesso per concretizzare qualche cessione è stato necessario l’intervento di Moratti in persona, che però a quel punto significava cedere il giocatore a prezzi di saldo o, ancora peggio, regalargli il cartellino per vederselo giocare contro l’anno dopo in qualche club italiano. Ha “centrato” qualche buona operazione in entrata, di questo gli va dato atto; è successo però qualche anno fa, quando cioè il club gli metteva a disposizione ben altro tipo di risorse. Mi verrebbe un po’ da dire che così sono capaci tutti, tipo il carbonaio che viene per scherzo messo al posto del Marchese del Grillo nel famoso film e che dopo qualche domanda all’amministratore sullo stato delle finanze della casa sentenziò: “Aò; ma che noantri semo i più cojoni che compramo tutto al doppio e vennemo tutto alla metà?”. In più il D.T. si crede d’essere un fenomeno, e ritiene sia sufficiente trattare con due-tre altri direttori suoi amici, snobbando tutti gli altri e fregandosene delle esigenze dei vari allenatori; per questo sono abbastanza preoccupato nonostante il “peso” di Mazzarri sia indubbiamente diverso da quello dei predecessori citati. E soprattutto per questo motivo caldeggiavo un “ribaltone” in casa Inter, non tanto perché arrivasse il magnate di turno che con una pioggia di milioni comprasse tanti fuoriclasse, ma sperando in una cura “shock” che desse un taglio netto a questo stato di cose che ci sta facendo lentamente precipitare in un anonimato calcistico che una Società come l’Inter non può e non deve sopportare.

Andreolli è meglio di Caldirola o Bianchetti?
Io non voglio fare nomi o elenchi di chi dovrebbe arrivare o di chi dovrebbe andarsene, per quello è bravissimo il nostro giovane Alessandro; mi pare però evidente che la rosa attuale dell’Inter sia decisamente più ampia di quello che necessita una stagione senza impegni europei, anche a livello di quei costi che sembrano diventati decisivi come i campioni e richiederebbe pertanto un operatore di mercato particolarmente abile nelle cessioni: l’esatto contrario di quello che abbiamo a disposizione. Possiamo contare su sei giocatori veramente validi e cinque nuovi acquisti dei quali uno già “rotto” e uno già assolutamente assurdo: perché ingaggiare un giocatore mediocre come Andreolli, quando si hanno a disposizione diversi giovani validi in quel ruolo e che potrebbero tranquillamente essere impiegati come quarto o quinto centrale di difesa (Caldirola, Bianchetti)? Forse perché pensiamo di cederli come contropartite in qualche “affare” con i Preziosi o i Leonardi di turno, salvo poi accorgerci che abbiamo ceduto dei giovani molto validi e acquistato delle mezze “ciofeche”? Tolti Zanetti, Samuel e Milito, ai quali è stato proposto il rinnovo per motivi più che altro di riconoscenza e “di spogliatoio”, tutti gli altri, chi più chi meno, sarebbero papabili per la cessione o il non rinnovo. Ma per fare questo ci vorrebbe una Società forte e un Direttore con i controcazzi…ci siamo già capiti. Invece finiremo probabilmente per vendere a meno di quanto pianificato qualcuno di quei pochi sui quali si dovrebbe ripartire a costruire (Guarìn), magari perché il ragazzo capisce che ce ne vogliamo liberare e pianta la grana per essere ceduto proprio alla squadra che, guarda caso, offre di meno; oppure finiremo per farci coinvolgere e ricattare in qualche scambio “scellerato”, magari con Ranocchia come protagonista. Vendere per poi comprare, sentiamo ripeterci da anni: il problema è che gli altri lo sanno e ci strozzano, ben consapevoli oltretutto con chi hanno a che fare. Così le risorse che dovrebbero servire a finanziare un paio di buoni acquisti, si rivelano sì e no sufficienti per uno, e che non sempre poi si rivela essere così buono. In questo modo il primo anno ti ritrovi da dovere rimpiazzare cinque giocatori, il secondo anno otto, il terzo dodici e il quarto quindici: praticamente impossibile anche per un “mago” del mestiere, e a qual punto inizi a sprofondare.

D’accordo, siamo solo al 19 di Giugno, tempo ce n’è ancora tanto, come si suol dire in questi casi; il problema è che sono tre anni che diciamo così e veniamo regolarmente anticipati (o per meglio dire inchiappettati) sugli obbiettivi di un certo calibro, per finire gli ultimi 10/15 giorni a rastrellare giocatori mediocri o addirittura improponibili e magari anche a cifre cospicue (Quaresma e Pereira dal Porto fanno scuola). Il problema non è il tempo, ma la mancanza di risorse e di professionalità e passione di chi dovrebbe lavorare per il bene dell’Inter; e in questa situazione anche Mazzarri, per quanto bravo, può farci ben poco. Solo per questo si sperava nell’entrata in scena di Thohir o di chi per lui, per dare afflato a una speranza; se le cose dovessero rimanere allo stato attuale il destino temo che sia segnato. Questo è il momento in cui si sparano stronzate a go-go e nel quale i vari “giornalai” arrivano ad attribuire all’Inter anche 150 calciatori; siamo abituati e non ci facciamo condizionare o impressionare più di tanto. Siamo però attenti osservatori da anni delle vicende della nostra Società e del calcio in generale e mi sembra di poter affermare che ce n’è ben donde per essere abbastanza preoccupati. Poi si sa: il tifo e la passione hanno insito in loro una forte componente di irrazionalità e di speranza; proprio a queste ci aggrappiamo in questo momento, e, sarà anche una frase fatta o un luogo comune, ma è anche per questo che è bello il calcio e appassionarsi alle vicende di una squadra; all’Inter, secondo noi, più di tutte le altre.

Alex
sabato 23 marzo 2013

Un'Italia Under 21 fatta di rimpianti nerazzurri

Biraghi, Caldirola, Donati e Bianchetti in Under 21
Lo so, tutti noi speravamo di esserci messi alle spalle quella maledizione, ma così non è, ahinoi. Anni di vittorie non hanno fatto altro che coprire una evidente lacuna storica della nostra squadra, mai realmente colmata. Anni di Macellari, Georgatos e Gresko (vi prego, vi prego, state calmi, non fate gesti inconsulti) non hanno fatto altro che far apparire, ai nostri occhi, Chivu un Dio in terra, un uomo mandato dalla provvidenza. Beh, così non era, ma soprattutto così non è. Se il buon Christian, negli anni, ha taciuto, quando la squadra ha iniziato a scricchiolare s'è subito prodigato nel sottolineare come a lui, stare relegato sulla fascia sinistra, proprio non piace.

sabato 13 ottobre 2012

FFP, nuovo stadio e giovani: ecco l'Inter del futuro

Stramaccioni e Moratti: insieme per l'Inter di domani
Ci sono argomenti che abbiamo già trattato qui ad Inter Cafè, ma che in periodo di sosta tornano a solleticare insistentemente la mia mente. Mentre la Juventus vestita di azzurro passeggia in Armenia, aiutata da un bel pò di Roma, in casa Inter è tempo di valutazioni. O meglio, è giusto sfruttare un attimo di pace per valutare il lavoro che la società sta, in generale, portando avanti con forza dall'inizio del 2012: il rinnovo, l'Inter del domani. L'Inter del domani non è soltanto uno slogan buono a portare abbonati o a giustificare l'impiego dal primo minuto di Coutinho, Juan Jesus e Livaja, è una filosofia interessante e necessaria in Corso Vittorio Emanuele e tre sono i temi che, strettamente, si legano in un discorso al riguardo: FairPlay Finanziario, il nuovo stadio e i giovani. Questo è il momento giusto per fare un focus su ognuno di questi tre fattori.