venerdì 31 agosto 2012

Calciomercato stop! Si riparte dall'Inter

La deadline imposta dal calciomercato è appena stata oltrepassata, e finalmente è arrivato il momento di concentrarsi solo sul calcio giocato dopo un'estate di rinnovamento, con cessioni, addii ed una complessiva riorganizzazione dell'intero parco giocatori uscito a pezzi da una delle peggiori annate della nostra storia recente. Per le ragioni più svariate noi di Inter Cafè abbiamo avuto serie difficoltà nel seguire passo passo questa evoluzione estiva, ma stiamo pian piano riemergendo dopo un silenzio figlio del periodo e del fatto che, non essendo dei professionisti, a volte impegni e vicende personali prendono il sopravvento su quella che è e resta una passione.

La nostra Società, a differenza delle ultime due stagioni, è stata piuttosto attiva sul mercato, sia sul fronte entrate sia su quello uscite: a mio personalissimo parere, non sempre nella maniera più opportuna, ma come dicevamo in un post pre-vacanziero, si imponevano interventi radicali da attuare in un arco di tempo relativamente breve. Questa operazione almeno è stata fatta, con sacrificati di lusso (Lucio, Julio, Pazzini, Maicon), con un paio di altri giocatori che avrebbero dovuto seguire la loro sorte e, chissà perché non è stato così (Chivu, Stankovic), con la permanenza di un paio di altri che mi piacerebbe qualcuno mi spiegasse cosa cavolo ci stanno a fare all'Inter (Jonathan, Alvarez), e con diversi nuovi arrivi che alla fine mi pare di poter azzardare di pronosticare dovrebbero consentirci quest'anno di lottare con discrete possibilità almeno per una posizione Champions.

Bene Handanovich, Silvestre, Palacio, Gargano e Coutinho, da verificare Pereira, assolutamente inspiegabile Mudingayi; questo in attesa della chiusura definitiva del mercato che potrebbe riservarci qualche altra novità, non tale comunque da spostare in maniera importante la valutazione generale formulata qui sopra. Per Cassano è un discorso tutto particolare: io personalmente è un'operazione che non avrei fatto, per tanti motivi, che vanno dalle perplessità sull’integrità fisica del barese all'estrema difficoltà di gestire un giocatore che ha finito per litigare e creare problemi praticamente dovunque.

Ma visto che nel calcio attuale comandano giocatori e procuratori e le Società sono di fatto loro ostaggi, Pazzini si è potuto permettere di rifiutare qualunque destinazione che non fosse Milan o Juve: a quel punto meglio rinforzare l’avversaria meno forte e prendere in cambio Cassano più 7,5 Mln, che andare a regalare il centravanti alla Juve in cambio (alla pari) di un giocatore chiaramente sul viale del tramonto. Da Cassano almeno qualche lampo di genio te lo puoi aspettare, da Quagliarella non credo proprio. L'errore fu prendere a suo tempo un giocatore che era assolutamente incompatibile con Milito e inutilizzabile in qualunque schema nel momento in cui fosse rientrato "El Principe": e gli errori si pagano, soprattutto quando ti chiami Inter. Adesso sta soprattutto a Fantantonio non rovinare tutto per l’ennesima volta nella sua carriera e capire che un giocatore può essere decisivo anche giocando 30 minuti a partita e 20/25 partite in un anno, anziché pretendere di partire titolare in tutte quante le gare, Europa League compresa.

Quello che fa ben sperare, al di là delle valutazioni sui singoli (sempre opinabili), è un progetto di gioco che non prevede uno schema assolutamente rigido ma variabile a seconda delle varie situazioni tattiche; inoltre questa variabilità non va a pregiudicare la consapevolezza del ruolo dei vari giocatori: l’impressione cioè è che quando un giocatore riceve il pallone sappia con una certa precisione quello che dovrà fare. Vista la giovanissima età del nostro allenatore, e considerato il relativo poco tempo di permanenza sulla panchina dell’Inter, direi che è un fattore affatto trascurabile, soprattutto alla luce di quello che ci siamo dovuti "sorbire" nel dopo-Mourinho. C'è da perfezionare ancora qualche meccanismo in difesa, dove alcuni movimenti non sono ancora ben sincronizzati, ma nel complesso siamo messi abbastanza bene. Poi è chiaro che se a interpretare questi sistemi di gioco ti trovi giocatori come Mudingayi, Johnatan, Obi o Nagatomo (quattro nomi a caso) o gente che non ce la fa più fisicamente, i risultati non possono essere quelli del Barcellona.

"Strama" sembra comunque uno con le idee molto chiare e che si sa fare apprezzare e seguire dai giocatori anche più esperti e questa atmosfera di positività che si è venuta a creare può essere molto importante in un campionato che si preannuncia livellatissimo. Io non vedo la Juve così superiore come dicono in molti: è senz’altro la favorita, intendiamoci, ma il "problemino" di Conte e soprattutto la partecipazione alla Champions un qualche punticino probabilmente glielo eroderà e io sono curioso di vedere come reagisce quell’ambiente a due o tre partite negative di seguito, cosa che l’anno scorso non è successa mai. Subito dietro loro ci sono diverse squadre più o meno sullo stesso livello (Inter, Milan, Roma, e Napoli con Fiorentina, Lazio e Udinese immediatamente dietro); mantenersi sempre vicino alla vetta e disputare un campionato regolare incassando meno reti che nelle ultime due stagioni potrebbe portare soddisfazioni a tutt’oggi inimmaginabili, in caso di augurabile "defaillance" dei bianconeri. L’obiettivo della nostra squadra deve essere comunque quello di qualificarsi per la prossima Champions, in modo da poter continuare l’opera di rinnovamento ingaggiando giocatori con un profilo un po’ più alto di alcuni di quelli che sono arrivati quest’anno.

Chiudo con una riflessione su Conte: io francamente non ho il minimo elemento per giudicare con il margine minimo di errore se l'allenatore della Juve sia colpevole o meno e a che livello (a differenza degli elementi che aveva tutta Italia sei anni fa). Vorrei però fare rispettosamente notare tre cose.

La prima. Premesso che è evidente che la giustizia sportiva andrebbe in parte riformata (perché quella ordinaria forse no?), la prima è che queste indagini stanno andando avanti da un anno e mezzo e quindi non è del tutto vero che le cose sono state fatte in fretta e furia senza il dovuto approfondimento, anche se l’inevitabile accelerata si è verificata a campionato finito, per ovvie ragioni.

La seconda è: perché Conte, se si ritiene totalmente innocente come ha sbraitato in una discutibilissima conferenza stampa, ha chiesto il patteggiamento a inizio Luglio? Evidentemente, essendo il tecnico leccese ex-capitano della squadra allenata da Lippi e con Moggi come Direttore Generale, ha fatto proprie certe abitudini che all’ambiente bianconero non hanno portato risultati sempre positivi, tipo "sbandierarsi" totalmente innocenti per avere perpetrato errori e irregolarità in cui possono essere caduti anche altri; insomma, è sempre stato "uno di loro" e in questa occasione l’ha ribadito con forza.

La terza è: ma è mai possibile che i vari giudici siano tutti tifosi di altre squadre e complottino sempre contro la Juventus? Perché sono bravi quando assolvono Pepe e Bonucci e mascalzoni quando condannano Conte? E poi: quando Palazzi stese quella discutibile e soprattutto inutile relazione su Facchetti rappresenta l’oracolo in base alle parole del quale si richiese di revocare uno scudetto assegnato a un’altra società; ora che invece chiede una squalifica per l’attuale allenatore bianconero diventa un corrotto al soldo di Moratti & Co. ? Tanto, alla fine, secondo anche il loro avvocato Carobbio, in un modo o nell’altro è sempre colpa dell’Inter.

Direi che un po’ di coerenza in più non guasterebbe e che continuando da anni a delegittimare gli organi di giustizia sportiva ritenendo spazzatura le loro sentenze e fottendosene bellamente della clausola compromissoria che imporrebbe di accettare regole e decisioni di una Federazione all’interno della quale svolgi la tua attività…..beh; non è che ti aiuti molto, diciamo. Qualcuno potrà obiettare che se fosse così non si tratterebbe dell’esempio più alto possibile di giustizia, ma sappiamo tutti come vanno le cose a questo modo ed è inutile far finta di non saperlo e patetico cercare di prenderci in giro.

Alex
giovedì 30 agosto 2012

Inter-Vaslui 2-2: la mossa del giaguaro Guarin salva tutto

Guaro-Guarin: ha cambiato la partita con il Vaslui
CHI VA SU: In una partita rocambolesca e che s'era messa male, in realtà c'è più di un aspetto positivo. Partiamo dalla fine: Fredy Guarin. Il centrocampista entra nella ripresa e cambia il gioco con la sua grinta e la sua cattiveria agonistica. Non attacca il pallone, se lo mangia insieme all'avversario, consapevole che contro avevrsari più grandi e grossi l'unica cosa da fare, nel momento di difficoltà, è gonfiare il petto e sputare energia. Lui lo fa, ma non solo, perchè al 92° decide di poter anche fare gioire tutto San Siro trovando così il gol del definitivo 2-2. Un applauso anche a Coutinho, davvero impressionante per determinazione, concretezza (vedesi l'assist al gol di Palacio) e duttilità il suo match, iniziato dietro le punte, continuato a destra e conclusosi a sinistra con compiti da tutto fare di raccordo tra centrocampo ed attacco. Il Trenza Palacio merita un bravo di cuore, per le palle che s'è fatto in mezzo a quei muscolosi e nerboruti centrali difensivi del Vaslui. Lui non è una prima punta, ma lo diventa e la prima palla buona la trasforma in oro, rischiando anche il raddoppio. Infine bravi a Juan Jesus, Silvestre e Ranocchia, che sono stati efficaci sempre, tant'è che i due gol vengono da errori assolutamente non a loro attribuibili. Dunque chi è il migliore in campo? Beh, ovvio: il capitano Zanetti. 39 anni e non sentirli, a fine gara probabilmente va a fare jogging con Coutinho, giusto per umiliarlo un pò.
Non bene Belec: un suo errore regala il secondo gol al Vaslui
CHI VA GIU': Male male due su tutti, purtroppo: Samuel e Belec. The Wall non riesce proprio ad entrare in condizione e dopo la deludente partita di ritorno con l'Haijduk, stasera sfodera una prova altrettanto negativa, sbagliando un paio di interventi ben rimediati da Juan e Silvestre, ma errando poi un fuorigioco banale che lancia Antal a tu per tu con castellazzi, che lo abbatte senza se e senza ma. Giusto toglierlo a fine primo tempo e dare fiducia a Juan, che infatti pare molto più sicuro ed in condizione. Che sia finita anche l'era di Samuel? Belec è invece un'altra storia. E' giovane, era praticamente al debutto, in una sfida difficile e che scottava, ma l'errore in uscita non si può non notare, soprattutto perchè dopo l'1-1 regali il 2-1 agli avversari che può abbattere l'umore dei tuoi compagni. Diciamo che c'è tempo per migliorare, ma se torna handanovic è meglio.

Una piccola cosa in chiusura: JC ha dimostrato una volta di più di amare da vero tifoso i nostri colori. Ho letto molti che dicevano che, se avesse voluto, si sarebbe dimezzato lo stipendio e sarebbe restato. Può essere, ma la realtà è che, in questo caso, la società non s'è comportata molto bene con lui e quindi è ancora più da apprezzare la sua volontà di venire in quella che è stata la sua casa per sette stagioni a salutare tutti: noi, compagni e la storia che l'ha accolto a braccia aperta nei suoi annali. A presto JC!
TABELLINO

INTER-VASLUI 2-2
Inter (4-3-3): Castellazzi; Jonathan (37' st Ranocchia), Silvestre, Samuel (1' st Guarin), Juan Jesus; Zanetti, Cambiasso, Nagatomo; Cassano (34' Belec), Palacio, Coutinho. A disp.: Sneijder, Milito, Benassi, Livaja. All.: Stramaccioni
Vaslui (4-2-3-1): Straton; Celeban, Varela, Cordos, Salageanu; Caue (13' st Sanmartean), N'doye; Antal, Sanciu (34' st Buhaescu), Tukura; Sburlea. A disp.: Coman, Milanov, Costin, Charalombous, Varga. All.: Sumudica 
Arbitro: De Sousa
Marcatori: 35' rig. Stanciu (V), 31' st Palacio (I), 34' st Varela (V), 46' st Guarin (I)
Ammoniti: Guarin, Coutinho (I), Cordos, Salageanu, Antal (V)
Espulsi: Castellazzi (I)
Andrea
martedì 28 agosto 2012

Ciao Julio Cesar, Acchiappasogni gentiluomo. Il video d'addio di InterCafè

Julio Cesar ringrazia i tifosi nerazzurri con un cuore
Il portiere ricevette una palla sporca dal terzino, mentre l'attaccante avversario, come un toro infuriato alla vista del rosso, si lanciava proprio su di lui. Senza paura, il numero uno alzò la palla a scavalcare l'avversario, ad irridere il suo struggente ed irrazionale pressing, per poi controllare il pallone e girarlo al terzino opposto. "Ma che fa? E' matto questo!" affermò uno spettatore italiano al suo distinto vicino di posto, il quale, con un sorriso, rispose chiaro: "Già. E' per questo che diventerà un campione".
Era il 2004 e gli osservatori dell'Inter erano presenti ad una partita del Flamengo, dove a difesa della porta rossonera (strano il destino) c'era un numero uno dalla faccia quadrata, il fisico non proprio scultoreo classico dei portieri, ma una reattività e dei piedi fuori dal comune. Julio Cesar, quella sera, di fatto, divenne il nuovo portiere dell'Inter. Sappiamo tutti quale è stata la sua storia con i nostri colori sulle spalle ed è quasi inutile stare qui a ripercorrere le sue innumerevoli vittorie, i suoi quattordici trofei tinti di nerazzurro, i suoi rigori parati, le sue linguacce, le sue esultanze. Per noi è stato, è e sempre sarà solo e soltanto l'Acchiappasogni, colui che spegne i sogni altrui ed accende i nostri, con un semplice paio di guanti come fedele alleato. Non servono troppe parole, le sue continue dimostrazioni di affetto per noi suoi tifosi ci hanno riempito il cuore e la voce di incitamenti ed applausi. 
Uno dei messaggi ai tifosi di Susana Werner, la moglie di JC
Semplicemente, come ogni storia, anche quella di JC con l'Inter è giunta ora alla fine perchè è pronto ad approdare al QPR, dove spero per lui che possa trovare un tifo che lo ami almeno la metà di quanto lo ha amato il nostro, dove spero che possa togliersi ancora qualche soddisfazione. Eviterò accuratamente di commentare il modo in cui sta andando a terminare questa storia, perchè sporcherei con critiche un momento che non merita di essere sporcato. Oggi, su twitter, la moglie Susana ha riempito la sua bacheca di messaggi dedicati a noi, a chi, dopo di lei, ha forse amato più follemente suo marito Julio ed è questo l'addio che meglio rispecchia un rapposto incredibile e particolare che s'è instaurato tra noi e JC. Noi di InterCafè, nel nostro piccolo, abbiamo deciso di salutarlo attraverso un video, un video che ci accompagna, attraverso le immagini del passato, nel futuro, un futuro senza più l'Acchiappasogni. Ci abitueremo a non trovarti tra i nostri pali JC, ci abitueremo purtroppo, ma non ti dimenticheremo...


Grazie ed in bocca al lupo JC, portiere matto e galantuomo che in sette anni ci ha aiutato ad "acchiappare" i più bei sogni del calcio.

Andrea
lunedì 23 luglio 2012

Calcio italiano, Inter, il nuovo stadio e la maglia rossa: un virtual-caffè con MARCEL VULPIS (SportEconomy)

Marcel Vulpis, direttore di SportEconomy.it
E' una linea che abbiamo deciso di seguire consapevoli che non per forza sarebbe stata la linea più "nazional-popolare", consapevoli che forse non tutti i tifosi nerazzurri avrebbero letto con passione e piacere i nostri pezzi, ma è una scelta che è nata senza pressioni o alcuna sorta di linea editoriale: siamo un blog libero, composto da autori liberi e che liberamente hanno scelto argomenti e trattazioni. Il rinnovo nerazzurro, la nuova era in cui l'interismo sta provando ad entrare, ci ha portati dunque a diversi pezzi tutti segnati da un unico file rouge: l'Inter che verrà. Lo ha fatto Alex con il suo ultimo "Revolution", lo ha fatto Antonio con "L'Inter cambia pelle" e l'ho fatto anche io con "Fassone ed il nuovo stadio". Abbiamo così deciso di provare a contattare uno dei maggiori esperti di economia nello sport in generale, e del calcio in particolare, affinchè ci aiutasse a fare luce su questioni spinose da trattare e difficili da chiarire per molti (noi non esclusi chiaramente): Marcel Vulpis, direttore di SportEconomy.it e volto noto a chi segue con costanza Sky Sport 24, ha gentilmente accettato di aiutarci in tutto questo, rispondendo alle nostre domande.

Innanzitutto la ringraziamo per avere accettato di fare questa breve chiaccherata con noi Marcel. Lei, da direttore di SportEconomy.it, è sicuramente uno dei maggiori esperti italiani dell'analisi economica sportiva. Qui parliamo di calcio e partirei da una domanda che molti dei tifosi italiani, in questo momento, si sta ponendo: il Fair Play Finanziario è realmente il motivo delle scelte economiche attuate dai protagonisti del nostro calcio o è piuttosto un alibi sfruttato magistralmente nel momento in cui ci si è resi conto che il nostro sistema di business calcistico non funziona più?
E' assolutamente soltanto un alibi. I così detti top players, oramai, sono un lusso che solamente alcuni club o cordate d'affari, di solito dai nomi esotici, possono permettersi. Noi, come osservatore economico, lo diciamo da anni e ci fa piacere che poco tempo fa questa tesi sia stata confermata anche dal vice-presidente del Milan Adriano Galliani. I club italiani, quale che sia la loro dimensione, bruciano più di quanto producono. I salari dei calciatori sono spropositati e "drogati" da valutazioni guidate esclusivamente dai procuratori. Ormai sono loro a decidere il prezzo di ogni tesserato, purtroppo comandano più loro dei direttori sportivi. Questa è una forte anomalia. Ad esempio, in Germania, già da oltre 15 anni si sta andando nella direzione opposta, con una politica completamente diversa negli affari. E' giunta l'ora di scendere dalla giostra!
Il giovane Borussia, da due anni campione di Germania
Pensa quindi che il sistema tedesco sarebbe il miglior modello di riferimento per noi italiani, per il nostro calcio?
Sicuramente. Il Bayern Monaco è il club con i ricavi commerciali più alti in tutta Europa, supera persino il Manchester United! Sotto il profilo sportivo, il bi-campione di Germania Borussia Dortmund conferma la tesi che si può fare grande calcio anche con budget ridotti. E' chiaro che per fare ciò bisogna rinunciare per scelta ai top players e creare in casa i campioni del futuro, giovani già pronti per la massima serie, ma ancora non campioni affermati. Sotto questo punto di vista, in Italia, l'Udinese dei Pozzo è decisamente un benchmark positivo e vincente.
Forse però non dovremmo essere solo noi a svoltare, a girare pagina. In Spagna, ad esempio, è stato reso noto che sono stati i criticabili movimenti bancari a permettere a Real Madrid e Barcellona di imporsi totalmente nel calcio mondiale. Qual'è la reale situazione del calcio spagnolo attualmente? Per due club che dominano, decine falliscono....
La situazione della Spagna è molto grave, il sistema rischia realmente di implodere sia a livello sociale, come si vede dagli scontri nelle piazze di diverse città iberiche avvenuti recentemente, sia a livello economico-sportivo. Da quando è nata la super-cordata Bankia, che racchiude al suo interno sette delle più importanti banche iberiche, la situazione è ulteriormente peggiorata, a livelli esponenziali. Presumo che quest'estate - e presume bene vista l'attuale situazione ndr. - la campagna acquisti non sarà sfolgorante come dal 2009 ad oggi, a meno che i top club come Barca e Real non vogliano peggiorare la loro situazione debitoria sul sistema bancario. Diciamo che anche molti club spagnoli, come quelli italiani, dovranno scendere dalla giostra.
Situazione tragica ed imbarazzante direi, ma torniamo in Italia. E' il Napoli il team più virtuoso in termini di bilancio vero?
Si, assolutamente il Napoli da cinque anni a questa parte, l'unico club che sarebbe in attivo anche senza la voce plusvalenze in bilancio. 
Come ci stanno riuscendo?
A Napoli hanno saputo bilanciare perfettamente i costi con i ricavi. Il monte salari è soltanto il settimo del campionato italiano, eppure ha appena vinto la Coppa Italia ed il prossimo undici agosto si giocherà la Supercoppa Italiana contro la Juventus a Pechino.
Conti in rosso in casa Inter....
Totalmente su un altro livello è la situazione dell'Inter: le previsioni di bilancio parlano di un rosso da circa 88 milioni di €. Le risulta? E' un problema con il Fair Play Finanziario?
Si, è possibile che la perdita dei nerazzurri si aggiri su quella cifra. L'Inter è legato ancora al livello troppo oneroso degli ingaggi dei propri calciatori. Però va detto che su questo, come si sa e si vede, il management interista sta lavorando da almeno un anno, con Moratti che ha deciso di mandare via prima Eto'o, poi Forlan e Lucio, cioè pezzi pregiati - alcuni diciamo ndr. - ma anche più cari in termini di gestione.
Rinnovamento Inter, come scriviamo anche noi da tempo. A riguardo di questo ci risulta che l'Inter abbia instaurato da tempo un rapporto di collaborazione con la società Sports Investment Group, grande potenza nel campo dell'innovazione sportiva ma che, purtroppo, da noi contattata ha gentilmente declinato la richiesta di rispondere ad alcune domande. Comunque, crede che l'Inter abbia realmente deciso di progettare un nuovo stadio?
Sinceramente? Finchè non vedrò l'area, il progetto di urbanizzazione e le relative delibere, non ci crederò. negli anni ho visto fin troppi plastici in mano a presidenti di calcio italiani, ma per fare effettivamente gli stadi c'è bisogno dell'ok di diversi enti locali e, soprattutto, di molti soldi. Senza soldi non ci sono i mattoni da mettere in fila.
Eppure sono diverse le indicazioni che ci dicono che Moratti si sia portato verso quella direzione. Anche la scelta di Fassone come nuovo dirigente è una prova al riguardo. Pensa sia la strada giusta?
Certamente, la strada è quella giusta e Fassone arriva proprio da esperienze di questo tipo, è un esperto del campo. Detto ciò, non credo che Fassone possa decidere così tanto ed incidere così tanto, pur essendo un bravo manager.
La bandiera del quarto Inter Club nato recentemente in Cina
Sicuramente serve anche sfondare su mercati finora inesplorati dal calcio italiano, come quello orientale.
Ogni top club dovrebbe lavorare molto sull'internazionalizzazione del proprio brand e l'Inter ha anche un grande rapporto sponsorizzativo con la Pirelli, presente con stabilimenti ed interessi in Cina, per esempio. Ma bisogna lavorare decisamente tanto prima di riuscire a scardinare l'appeal di brand molto più internazionali dei nostri, come quelli di Real, Barcellona, Manchester United e Liverpool.
Per certi versi, dalle sue parole, sembrerebbe che il modello da seguire, attualmente, sia quello della Juventus. Il nuovo stadio ha effettivamente cambiato totalmente le possibilità economiche del club di Torino?
La risposta la avremo dal prossimo bilancio. Prima di espormi voglio vedere il saldo netto tra ricavi e costi gestionali dell'impianto, per adesso ci si può basare soltanto su delle stime difficilmente valutabili. Solo allora si potrà dare un giudizio corretto e sereno sull'intera operazione. Detto ciò, sicuramente lo stadio di proprietà della Juventus è la strada che devono seguire tutti i club italiani, soprattutto se di livello top. 
Facciamo un gioco: si metta nei panni di Moratti o comunque in quelli della dirigenza nerazzurra. Cosa farebbe concretamente per cercare di aprire nuove strade di guadagno per la società?
Investirei massicciamente sul marketing e sulla comunicazione digitale, sia in Italia ma, soprattutto, all'estero dove c'è bisogno di farsi conoscere anche al di là dei semplici risultati sportivi che comunque, chiaro, influiscono assai.
Conciso e dritto al punto, perfetto. per il calcio italiano in generale, invece, quale crede che debbano essere i prossimi passi nel breve periodo? Il Report Calcio 2012 presentato dalla FIGC a marzo parla chiaro: il calcio italiano è una società in fallimento. 
Per prima cosa bisogna cambiare top management, sia a livello sportivo che economico, perchè non è possibile che siano sempre le stesse facce da venticinque anni ed oltre. Bisogna abbattere poi i salari dei giocatori ed, eventualmente, pagare bene e tanto soltanto i top players. Infine, come dicevamo proprio poco fa, bisogna investire su nuovi asset come lo stadio, anche se per almeno i primi cinque anni saranno soltanto un investimento e non un guadagno.
La tanto discussa maglia rossa come mezzo di marketing?
Le rubiamo ancora un attimo del suo tempo per un'ultima curiosità. La seconda maglia totalmente rossa che la Nike ha scelto per l'Inter per la prossima stagione ha sollevato diverse polemiche, soprattutto tra i tifosi, con anche la lettera indirizzata a Moratti dalla Curva Nord in segno di protesta per la scelta. La scusa dei colori della città di Milano non regge molto sinceramente, più realisticamente si è trattata di una scelta per compiacere eventuali investitori dalla Cina. Ma davvero una sola maglietta può portare denaro fresco nelle casse di una società? Basta così poco?
Penso sia soltanto una scelta di marketing condivisa con la Nike. E' chiaro che ogni anno bisogna proporre delle novità in termini di design, ma non mi pare che sia un gesto di lesa maestà da parte dello sponsor e della società sinceramente. Alcuni tifosi dell'Inter, forse, vivono scollati dalla realtà se il loro problema principale è una seconda maglia rossa indossata o meno dai propri beniamini. Forse non si sono accorti che attualmente ci sono problemi sociali molto più gravi.

L'esperto ha parlato, si sarebbe detto una volta. Marcel Vulpis, attraverso la sua conoscenza diretta e la sua esperienza nel campo, ci ha permesso di accendere la luce su alcuni angoli bui dell'attuale situazione del nostro calcio ed, in particolare, della situazione nerazzurra. Condivisibili o meno certe affermazioni, noi ringraziamo Marcel per essersi gentilmente sottoposto alla nostre breve intervista, sperando di poterlo, in futuro, leggere nuovamente nelle pagine del nostro Inter Cafè.

Andrea
venerdì 20 luglio 2012

Revolution!



« La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza » 

Sono parole di Mao Tse Thung che anche se non totalmente ascrivibili alla situazione che si sta verificando all’Inter, rendono tuttavia abbastanza bene il concetto: quando si vanno ad operare cambiamenti drastici e repentini, scopo principale di una rivoluzione, solitamente non si può andare troppo per il sottile, ed è quindi più che probabile che si finisca per commettere qualche errore di forma (si spera il meno possibile di sostanza). L’abbiamo detto un po’ tutti a più riprese e l’ho anche letto su un paio di altri blog interisti in questi giorni: quello che si sta cercando di fare adesso andava fatto un po’ più gradualmente a cominciare dalla stagione immediatamente successiva a quella dello storico Triplete.

Si sarebbero molto più probabilmente potute gestire meglio da un punto di vista economico e in modo meno traumatico da un punto di vista umano, parecchie situazioni che invece sono state lasciate lì, pericolosamente innescate: un po’ come lasciare per tre ore una pentola a pressione sul fuoco senza mai far sfiatare la valvola (non provateci !). Ha dato fastidio a tutti, penso, il modo con il quale è stato ribadito a Julio che non faceva più parte del progetto; soprattutto perché lui ha sempre dato l’impressione di uno che tenesse molto all’Inter e alla maglia che indossava. Come dispiacerebbe altrettanto per Deki, un po’ per le stesse ragioni; è gente che ha fatto la storia dell’Inter, che ci ha regalato emozioni indimenticabili per le quali li ringrazieremo per sempre e sempre, credo, rimarranno nel cuore di ognuno di noi.

Diverso il discorso per Pazzini e Lucio: il primo non sopporta la concorrenza di Milito e si è reso protagonista di un’uscita di un’ inopportunità e di un’intempestività veramente sconcertanti; il secondo ha deciso di andarsene lui e se la sua intenzione era quella di essere dimenticato in fretta dai tifosi interisti, direi che maniera migliore non avrebbe potuto trovarla, vista la destinazione scelta e soprattutto le ridicole ed opportunistiche dichiarazioni rilasciate. E’ pertanto giunto il momento di voltare pagina; lo si è capito senz’altro in ritardo e quindi si stanno affrettando i tempi e si sa: molto difficilmente le cose fatte in fretta vengono fatte con tutti i crismi che sarebbero necessari. Lasciatemi dire che piuttosto che proseguire ulteriormente nella lenta ed abulica deriva degli ultimi anni che avrebbe portato la nave nerazzurra a naufragare su qualche scoglio, meglio quello che sta succedendo adesso, anche se un po’ a discapito di quella correttezza cristallina e di quei modi anche fin troppo signorili che hanno sempre caratterizzato soprattutto la presidenza di Moratti. Appurato che la rotta era decisamente sbagliata, serviva una sterzata improvvisa, un cambio di rotta deciso; qualcuno nella manovra si è preso il boma in testa, dispiace, ma meglio che fracassarsi tutti sugli scogli!

Se questa nuova rotta intrapresa porterà poi la barca nerazzurra alla mèta designata o meno, questo è ancora troppo presto per dirlo, anche se le premesse non sono del tutto confortanti. Le operazioni in entrata fin qui portate a termine non sono male: il problema sono quelle non ancora portate a termine che lasciano varchi, o addirittura voragini, nell’organico nerazzurro che fra due settimane dovrà presentarsi a un appuntamento già determinante della stagione. Provate solo ad immaginare cosa significherebbe venire buttati fuori nel preliminare di Europa League. I nostri operatori di mercato non riescono ad effettuare operazioni in uscita e vengono così regolarmente “fregati” su quelle in entrata: abbiamo già detto più volte della difficoltà di trattare giocatori brasiliani per tanti motivi, e il nostro ineffabile Direttore ha pensato bene, dopo Lucas, di andare ad “infognarsi” nella trattativa per Paulinho, ovviamente naufragata. Peccato che nel frattempo gli sia scappato Poli, che era giovane, italiano, già inserito nel gruppo e voglioso di fare bene all’Inter; questo per non avere voluto (o potuto) pagari i 5,5 mln. di riscatto che erano più o meno il giusto e si trattava di un’ uscita già certa e quindi programmabile da tempo. Pertanto a centrocampo l’unico giocatore veramente all’altezza di una stagione da titolare è Guarìn; ma anche lui non è che può giocarle tutte.

Sarebbe bello poi capire chi sia stato individuato come alternativa a Milito (che ha 33 anni e anche per lui vale il discorso di Guarìn), visto che Destro non arriverà mai perché non solo Preziosi ci darà l’ennesima fregatura, ma anche perché su di lui si è scatenata un asta alle quali l’Inter non partecipa mai perché o non ha i soldi (25 mln. per Lucas però li ha, e nemmeno bastano), o perché non ha le “palle”; inoltre va considerato che le altre prime punte le abbiamo fatte fuori tutte. Infine c’è il disastro dei giocatori di fascia: considerato partente Maicon, restano infatti Johnatan, Nagatomo, e l’ highlander Zanetti che farà 39 anni in Agosto. O Romanò e M’Baye sono due fenomeni in erba, o è assolutamente evidente anche ai più sprovveduti che siamo in un mare di letame, giusto per non cadere nel volgare; anche qui si fa un gran parlare di Kolarov ormai da anni, ma il serbo non arriverà mai, sia per il costo del cartellino, sia per l’alto ingaggio che percepisce.

Per non parlare poi del discorso già affrontato da Antonio su Snejider nel post precedente: un giocatore che dovrebbe essere il fulcro di un progetto e che invece è da più di un anno sul mercato e la sensazione è quella che la Società non veda l’ora che arrivi un’offerta di un certo tipo per liberarsi anche di lui. Altra piccola rivoluzione ha riguardato la seconda maglia, quella da trasferta: quasi tutti hanno detto più o meno eufemisticamente che fa schifo, dato che il rosso richiama i colori dell’altra squadra di Milano. Io vado un po’ controcorrente, come spesso mi accade, e dico che non mi fa certo impazzire, intendiamoci, ma nemmeno che sia così orrenda o un insulto alla storia della Società; in assoluto mi sembra una bella maglia e il rosso è più chiaro di quello dei cugini. Poi tutte le opinioni sono rispettabili, come quelle dei tifosi della Nord: il fatto è che il calcio col quale siamo cresciuti non c’è più, e che purtroppo è inutile attaccarsi e revocare stereotipi del passato, quali le partite giocate tutte in contemporanea e ascoltate alla radio perché in televisione trasmettevano solo un tempo di una partita in differita alle 19.00 della domenica sera.

Si rischia di fare la fine dei nativi dell’America che si illudevano di fermare il “cavallo d’acciaio” (la locomotiva) che solcava i loro territori con lance e frecce. I tempi cambiano, mi pare di poter dire in peggio, e il calcio non fa eccezione: il merchandising è importante al giorno d’oggi, e di seconde maglie piuttosto stravaganti e orrende ne abbiamo viste parecchie. Se per un anno la nostra sarà rossa, probabilmente in parte in omaggio alle ferrovie cinesi che dovrebbero partecipare ai finanziamenti per la costruzione del nuovo stadio, pazienza; avremo altre occasioni per tornare ai colori più tradizionali in futuro. Personalmente sono molto più preoccupato di chi ci sta dentro a quelle maglie, e se il bilancio di questa imminente stagione dovesse mai alla fine rivelarsi positivo, magari verranno ricordate come simbolo di una piccola e salutare rivoluzione.

Alex