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giovedì 29 agosto 2013

Eto'o al Chelsea? Fidatevi, meglio così

Eto'o e Mou ai tempi dell'Inter, nel 2010-2011
So già che molti penseranno alla storia della volpe e dell'uva, ma vi assicuro che non è così. Sono profondamente convinto che Eto'o al Chelsea sia stata la cosa migliore per lui e, soprattutto, per noi. L'attaccante camerunense ha infatti firmato, pochi istanti fa, un contratto annuale che lo legherà al team di Premier allenato da Mou per una cifra che si dovrebbe aggirare sui 9 milioni di euro (fonte Gazzetta.it). Una cifra enorme, che l'Inter avrebbe a stento pareggiato soltanto con un contratto biennale di cui in questi ultimi giorni c'è sentito un gran parlare sui media sportivi italiani. La realtà è che se l'Inter fosse realmente riuscita a riportare a Milano il Leone gialloverde avrebbe compiuto l'ennesimo errore degli ultimi anni. Eto'o è un attaccante fortissimo, di un livello decisamente più alto a tutti quelli attualmente presenti nella rosa nerazzurra, sia chiaro. Ma i motivi per cui un suo nuovo sbarco a Milano sarebbe stato assolutamente inappropriato sono, a mio parere, due, uno di senso pratico ed uno si senso psicologico.

Partiamo dal pratico, dal terra-terra insomma: soldi. Stranamente si parla di soldi, in questo caso di tanti, tantissimi vista la situazione delle casse di Corso Vittorio Emanuele, soldi che l'Inter avrebbe dovuto sborsare per l'ingaggio del giocatore. Nello specifico, come dicevamo, 8-9 milioni di euro netti in due anni. Una squadra che sta facendo di tutto per sbolognare i giocatori con gli ingaggi più alti, anche a costo di rescissioni emotivamente costose (Julio Cesar e Stankovic per citarne due), calpesterebbe automaticamente le proprie nuove linee guida gestionali se puntasse, a queste cifre, su un trentaduenne come Eto'o. Non pensiate che il sottoscritto non calcoli l'eventuale motivazione di chi supporta la tesi contraria alla mia, ovvero che l'attaccante ex Anzhi rimane comunque un attaccante fortissimo che alzerebbe decisamente il tasso qualitativo del nostro reparto avanzato: è vero, avete ragione cari i miei bastian contrari, ma nella stessa estate in cui decidi di puntare su giovani attaccanti come Icardi e Belfodil non puoi, praticamente a settembre, buttare nel cestino le tue convinzione acquistando (seppur a zero) un giocatore come Eto'o, a maggior ragione se su quei due ragazzi hai investito una cifra superiore ai 20 milioni di euro. Troppi? Probabile, al momento direi assolutamente si (ma si sa, il tempo è in grado di ripagare ampiamente ogni spesa nel calcio, o almeno si spera), ma sta di fatto che quei soldi li hai spesi e non puoi permetterti quindi di rendere Icardi e Belfodil, da potenziali titolari su cui scommerre, rispettivamente, quarta e quinta scelta offensiva dopo Palacio, un Milito recuperato ed appunto Eto'o. Se vogliamo dire che l'errore è stato a monte, ovvero in un così elevato esborso per due scommesse, possiamo certamente discuterne, ma servirebbe a poco. Gli errori del passato sono difficilmente rimediabili mentre per quelli del futuro c'è un rimedio semplice semplice: non commetterli.
 
Eto'o con la maglia dell'Anzhi
Sul lato psicologico invece c'è un secondo motivo che mi spinge a pensare che il non arrivo di Eto'o sia una buona cosa, ovvero che l'attaccante camerunense ha praticamente smesso di giocare a calcio due anni fa, ovvero nell'estate in cui proprio noi lo vendemmo all'Anzhi ed in cui lui accettò di buon grado un prepensionamento d'orato. Per due stagioni Eto'o ha fatto la vita da nababbo ed ha sgambettato sui campi della Russia senza alcuna vera e propria motivazione sportiva. Un club che dice di avere seri problemi economici come l'Inter può davvero rischiare una cifra di circa 20 milioni di euro (tra ingaggio netto e tassazione) su un trentaduenne che di fatto non gioca a calcio dal 2011? Può davvero scommettere su di lui senza, tra l'altro, potergli nemmeno regalare l'adrenalina di una competizione sempre affascinante come la Champions League? Ma che dico la Champions! Senza neppure l'Europa League? Personalmente non credo. Il Chelsea sì, può farlo, sia perché non ha alcun problema economico, sia perché affrontare la Champions con Mou in panchina significa motivazioni a volontà per tutti. Loro possono rischiare questa scommessa, noi no.

Detto ciò, so già che alla prima doppietta del buon Samuel in Premier pioveranno critiche, si punteranno dita verso chi, appunto, la pensa come me oggi, ma penso che anche che in quel caso cambierei difficilmente idea. Eto'o è un lusso, ludico ed economico, che oggi non possiamo permetterci ed è un bene. L'Inter deve pensare al domani, deve entrare nell'ottica che difficilmente nel futuro prossimo riuscirà ad aggiudicarsi i servigi di campioni già pronti come fu Eto'o nell'estate del 2010, ma piuttosto questi campioni deve provare a costruirli in casa, anche attraverso investimenti rischiosi ma doverosi per certi versi, come sono stati Icardi e Belfodil. E sapete che vi dico? Che a me una formazione con a centrocampo Guarin-Taider-Kovacic ed in attacco Palacio ed Icardi non fa per niente schifo....

Andrea (@Andrea_Ross89)
giovedì 16 maggio 2013

Ma allora poi, 'sto Benitez....

Ieri sera è andata in scena ad Amsterdam la finale dell’EL, nella quale hanno prevalso gli inglesi del Chelsea. Cosa c’entra parlarne in un blog dedicato ai tifosi dell’Inter vi chiederete. Semplice: alla loro guida c’era quel Benitez che era stato scelto per gestire il dopo-Mourinho, e che è stato esonerato dopo sei mesi e dopo avere comunque vinto un trofeo, la Coppa del Mondo per Club. Certo, arrivare dopo Mou sarebbe stato terribile per chiunque, e anche da un punto di vista squisitamente stilistico, l’immagine del corpulento spagnolo attrezzato di un enorme asciugamano per detergersi il sudore, incastrata fra quelle di Josè e dello “strafico” Leonardo, aveva un "che" di un po’ stonato. E’ chiaro che lui fece i suoi errori, come sottolineammo anche allora più volte, soprattutto quello di volere cancellare di colpo tutto quello creato da Mourinho. Si trattava comunque di un tecnico importante che nella sua carriera ha vinto molto, e che meritava senz’altro un credito e un trattamento diverso da quello riservatogli dalla Società, Presidente Moratti in primis; sicuramente di un livello totalmente diverso da tutti coloro che l’hanno seguito fino ad oggi.

mercoledì 8 maggio 2013

I pazzi son di due tipi...

Giulip Andreotti, deceduto lunedì
<<I pazzi son di due tipi: quelli che si credono Napoleone e quelli che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato>> Giulio Andreotti

Lo so, iniziare un articolo in un blog nerazzurro con una citazione di Giulio Andreotti stona un pò, e so anche che molti di voi, cari amici, storceranno il naso nel leggere una sua frase, a mo' di ultimo saluto, poichè Andreotti ha molti lati oscuri nella sua vita, politica e non, ed ha diviso e continua a farlo, anche ora dall'aldilà. Però vorrei subito precisare che qui, di Andreotti uomo e politico poco interessa ed ho semplicemente colto la palla della sua morte (che brutta immagine, perdonatemi) al balzo. Rileggendo, difatti, nei vari quotidiani di questi giorni le oramai celebri sue frasi, mi sono imbattuto in questa ironica affermazione e mi si è accesa una lampadina. Oggi, i pazzi, si distinguono in due tipi: quelli che si credono Napoleone e quelli che pensano ancora che l'Inter abbia qualcosa da dare a questa maledetta stagione calcistica 2012/2013.
Siccome a noi interisti ci hanno affibbiato una quantità di aggettivi enormi, non sempre simpatici, quello della pazzia non ci ha particolarmente infastidito, anzi, l'abbiamo preso come un complimento valutandolo nell'unica accezione positiva che può avere: una pazzia artistica, una pazzia illuminante, divertente, esuberante. Insomma, una piccola e sana follia, che ci porta alla disfatte più clamorose ma anche alle vittorie più inattese ed inaspettate. Personalmente, come ho già avuto modo di affermare, non disdegnerei una Inter meno pazza e più razionale, ma so anche che dalla vita non si può avere tutto. Come disse il buon Severgnini "ci siamo scelti un amore difficile, ma questo è il bello". Nonostante ciò, la sana follia che nutre il sacro fuoco della passione interista non ha poteri magici e non penso porti alcun tifoso, oggi, a credere che le ultime tre partite che ci dividono dall'agognata fine di questa maledetta stagione possano regalare una ultima ed inattesa soddisfazione. E se anche esistesse qualcuno così pazzo non da credersi Napoleone, ma da pensare realmente che contro Lazio, Genoa ed Udinese la nostra squadra possa tirare fuori il coniglio dal cilindro, beh, si metta l'anima in pace: non accadrà.

Non accadrà, sarà soltanto una lenta agonia che però, fortunatamente, sta oramai giungendo al termine. E non accadrà principalmente per un motivo, ovvero che gli stessi giocatori non vedono l'ora di salutare tutti e chiudure un capitolo che, nella loro carriera, non ricorderanno certamente con gioia. Si è partiti con addii necessari ma dolorosi, si è passati a costanti arbitraggi discutibili, oltre venti giornate (ben oltre) senza rigori a favore, infortuni che neanche se avessimo giocato in trincea piuttosto che a San Siro. Mancava soltanto l'invasione delle cavallette ad Appiano ed eravamo a posto. Niente, quest'anno è andata così, la nuvoletta di Fantozzi s'è affezionata a noi e ha deciso di accompagnarci, ahinoi, per tutto l'anno. A ciò, chiaramente, ci devi aggiungere anche una buona ed elevata dose di colpa nostra e nient'altro che nostra, un allenatore inesperto ed una dirigenza leggermente allo sbando. Shakera il tutto e salta fuori la stagione 2012/2013 nerazzurro: una merda, se mi passate l'eufemismo. Proprio oggi, incontrando una mia amica in Università, mi sono impressionato del fatto che fosse di fretta perchè doveva andare allo stadio a vedere l'Inter. Cioè, c'è ancora gente che ha la voglia e la forza di andare a supportare i ragazzi. Mi sono commosso. Ma soprattutto mi sono reso conto che una stagione del genere ha l'incredibile forza di spegnere anche l'animo più caldo del tifoso più appassionato. Lo dico sinceramente: io, spendere anche solo 25 € per andare ad assistere all'ennesima partita di fine stagione senza senso, non ne ho voglia.
Lo so, lo so. Ora direte che sono il tipico tifosotto borghese, quello che nel carro dei vincitori c'è sempre mentre nel carro degli sconfitti non c'è mai (vero cara la mia Giulia? Si scherza eh, tifa anche per noi stasera!). Ma non è così, altrimenti non sarei qui a scrivere e non sarei andato allo stadio negli anni di Cuper o i primi di Mancini. Semplicemente ho di meglio da fare. Stimo, rispetto ed ammiro i trentamila circa fissi che continuano, imperterriti, a provare a riempire San Siro ogni partita e so che la maggior parte di loro non sono pazzi, non credono che questa stagione abbia ancora qualcosa da dare, non credono nè nell'Europa League nè nelle fugaci soddisfazioni di primavera, soltanto credono, intensamente credono in quei due colori che dipingono le nostre maglie e soprattutto i nostri cuori. Principalmente per questo li stimo. Però l'altra follia, quella sana che nutre la passione dentro me, dopo una stagione così s'è affievolita, colpita da secchiate d'acqua continua che non l'hanno spenta, ma l'hanno resa un flebile lumicino che non spera in nient'altro che in un pò di riposo ed in un'asse di legno in più che l'aiuti a riardere forte e luminosa come un tempo. Passerà, chiaro che passerà, ma fa un pizzico male perchè ci si rende conto che così non è giusto, ma che ci volete fare, mica sempre nella vita si fanno o ci accadono cose giuste. Un giorno tornerò ad essere un pazzo interista, lo so di sicuro, ma per ora sono soltanto un interista stanco. Di certo non mi credo Napoleone e questa è già una grande certezza oggi come oggi.

Andrea
giovedì 28 marzo 2013

E continuiamo pure a farci del male...

Ciabattini, autore de "Vincere con il FPF"
L’argomento sul quale vorremmo invitarvi a porre l’attenzione con questo post trae spunto da un’intervista rilasciata dal giornalista Paolo Ciabattini, autore del libro “Vincere col Fair Play Finanziario”. Ora, è chiaro che andrebbe valutata un pò più approfonditamente la fede calcistica di questo signore; se non che, purtroppo, certifica esattamente la tesi che abbiamo sempre sostenuto già nei giorni dell’immediato dopo-Triplete, quando si iniziò a parlarne con una certa insistenza. La squadra italiana, fra le cosiddette “grandi”, meno in linea con i parametri del FPF sarebbe proprio l’Inter.

venerdì 15 marzo 2013

Inter-Tottenham 4-1: a un passo dal sogno, ma siamo ancora vivi

Zanetti e Stramaccioni

Valla a spiegare, la partita di ieri sera. Vacci a trovare una logica, in una metamorfosi che sa più di resurrezione, proprio nei giorni in cui il nuovo pontefice argentino si presenta al mondo segnando in qualche modo un'altra tappa della storia. In una serata milanese di metà marzo, un'Inter ormai considerata (anche da noi, va detto) alla canna del gas e incapace di reagire a qualsiasi stimolazione esterna, tira fuori una prestazione fuori dal comune e schianta gli inglesi in 90' praticamente perfetti, arrendendosi solo al 120' ad una rete di Adebayor che comunque, nonostante suonasse come una condanna, non era stata capace di stroncare la voglia di stupire dei nerazzurri in campo.

venerdì 8 marzo 2013

Tottenham-Inter 3-0: perdere, e perderemo!


Chi non ha mai visto il celebre capolavoro della risata, con il fantastico Lino Banfi nei panni di un improbabile tecnico di una neopromossa, alla prima esperienza nella massima serie? Al termine di una stagione di alti e bassi, alla celeberrima Longobarda serviva una vittoria e fu lì che l'indimenticabile Canà pronunciò alla finestra del suo appartamento il grido di battaglia "Vincere, e vinceremo!", poi trasformato in un imperativo "Perdere, e perderemo" da un presidente in bolletta che aveva come unico obiettivo quello di riportare la sua creatura in serie B.

venerdì 22 febbraio 2013

L'insostenibile peso del non essere: l'Inter e Kundera prima del derby

"L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera
"La gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze. Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere" Milan Kundera, L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere.
Talvolta guardare avanti aiuta, evita di guardarsi alle spalle, evita di ritrovarsi nella condizione di dire "ok, tutto è finito". Un futuro, del resto, al di là del tragico ed inaugurabile caso della morte, c'è sempre ed è giusto rifugiarsi lì a mio parere, nessuno ce lo vieta, anzi, dà forza, dà energie, dà qualcosa per andare oltre. Se noi prendiamo il calcio per ciò che è, ovvero un enorme spettacolo metafora della vita, non possiamo fare altro che applicargli queste parole. Quante volte, dopo una sconfitta, abbiamo sentito dire, dai protagonisti, che ora bisogna guardare avanti, pensare alla prossima partita? Lo si fa dopo una vittoria, figurarsi dopo una sconfitta, quando il dolore e la rabbia sono più forti.

giovedì 21 febbraio 2013

Quanto è finita Cluj-Inter?


Ebbene sì ragazzi, il disastro è completo. L'Inter non riesce a tenere botta in Transilvania, e cade sotto i colpi dei padroni di casa che con un 3-0 senza storia ribaltano lo 0-2 di San Siro e vanno agli ottavi di finale contro il Tottenham.

venerdì 15 febbraio 2013

Il crac di Milito, e l'emergenza figlia del peccato originale


Se poco prima del fischio d'inizio di Inter-Cluj avessimo chiesto a un centinaio di tifosi presenti allo stadio quale calciatore degli undici in campo non avrebbe dovuto mai e poi mai riportare neanche il più lieve degli infortuni, le percentuali in favore del nome di Diego Milito sarebbero state bulgare. Troppo importante l'apporto del Principe là davanti, sia nei panni di spietato finalizzatore che in quelli di regista d'attacco con quei movimenti e quel modo di stare in campo non riproducibili, e che suo malgrado hanno condizionato in sua assenza la produzione offensiva di una squadra "programmata" per avere lui come punto di riferimento in attacco.

venerdì 7 dicembre 2012

Europa League: un'occasione di crescita per tutti, anche per gli arbitri

L'Inter esulta in uno stadio vuoto
Ci avrei potuto pensare effettivamente, ma ammetto che la pigrizia che mi contraddistingue ed il credo normale senso di rigetto verso la prospettiva di passare circa due ore a 2°C mi hanno facilmente consigliato di non andare a godermi la sfida tra Inter-Neftchi. Peccato, perchè in fondo è stata una sfida divertente, almeno per i secondi 45', e soprattutto ha messo in mostra un bel pò di gioventù che, agli amanti del calcio, provoca sempre curiosità. Chiaro che l'inutilità più assoluta della partita (checchè ne dicano i cialtroni dalle prime pagine) non ha certamente aiutato la volontà, ma dispiace sempre un pò vedere San Siro così tristemente vuoto, sembrava il Teatro Nuovo di Milano nel giorno della presentazione del nuovo movimento politico di Emilio Fede. Ma tralasciamo questi tristi paragoni e passimo alla partita.
Personalmente non ho mai voluto criticare Strama per come ha vissuto l'Europa League in questa prima fase: la sua non è stata una visione snob della competizione, semplicemente ha cercato di trovare serie alternative all'11 titolare. Inutile negarlo, questa rosa non ha due squadre ugualmente competitive, anzi, con un paio di infortuni come abbiamo visto fatica ad averne una, e bisogna dunque ricercare forze fresche da altre parti, magari nei giovani. Usare l'EL per fare debuttare o testare la condizione dei ragazzetti è, a mio parere, leggermente diverso rispetto che schierare totalmente seconde linee senza speranze in campionato. E ieri sera è stato un bel vedere. Al di là di Samuel e Cambiasso, unici Over 30 in campo, la formazione iniziale era composta da ben cinque Under 20 ed un neo ventenne come Coutinho. Età media di 23 anni circa, esclusi i due veterani si abbassava a 20,5 anni. Impressionante, niente da dire. Se poi questi giovani hanno le doti mostrate da Livaja, Benassi e Garritano, beh, è davvero tanta robba (cit.).
Livaja esulta con l'amico e compagno Romanò
Questi tre pischelli sono infatti quelli che maggiormente mi hanno colpito. Su Livaja già avevamo avuto buone indicazioni, ma ieri sera mi è sembrato quasi cresciuto, certamente aiutato dall'imbarazzante livello della retroguardia azera. In ogni caso la freddezza con cui ha trovato i due gol è stata da giocatore di talento, se poi aggiungiamo che per lui c'era anche la tripletta capiamo quanto sia stata ottima la prova del ragazzo. Benassi e Garritano sono invece il plus della serata. Il primo si sistema nella cabina di regia nel mezzo ed a momenti mi mettevo a piangere di commozione: uno che ha due piedi e non due mattoni in regia nel nostro centrocampo non lo vedevo da anni (con tutto il rispetto per i vari Gargano, Mudingayi e così via). Smista palloni, detta i ritmi, osa. Qualche volta sbaglia, ma ci sta, perchè poi ha sempre la necessaria grinta ed attenzione per rimediare. Nel finale si piazza anche al fianco di Cambiasso praticamente in dfiesa e dimostra una duttilità impressionante. Garritano pare invece il talento vero, almeno a mio parere. I numeri ce li ha tutti, la spavalderia che non tracima in arroganza pure, dovrà avere le occasioni ora e spero che vista la limitata lunghezza di rosa in avanti, gliene si offra la possibilità.
L'arbitro di Inter-Neftchi, Emir Aleckovic
Mi rendo conto che leggendo fino a questo punto, uno che non ha visto o letto nulla, si chiede con che scarto l'Inter abbia asfaltato l'allegra compagni di Baku. Invece è finita 2-2, già. La nostra difesa probabilmente non ama giocare al freddo (ma ci si abitui!) e più di una volta sottovaluta gli avversari, lasciando spazi ed occasioni. In più Belec, sinceramente, non mi pare un talento in porta, anche se l'età gioca dalla sua. In ogni caso bisogna anche dire come la sfiga ci abbia visto benissimo ed abbia deciso di abbattersi su di noi (strano eh?) con il considerevole aiuto della classe arbitrale: oltre alla traversa che trema ancora adesso presa da Nagatomo infatti, ci mancano, nel complesso della sfida, almeno un rigore ed un gol. Ad inizio ripresa infatti, il quintetto arbitrale serbo, decide di sfoderare tutte le proprie armi, negando prima un gol netto di Livaja, con palla ben oltre la linea ma incrdibilmente non vista dall'arbitro di porta, e rigore negato dal direttore di gara per un intervento che definire falloso è un eufemismo, su Cassano. Ora, non voglio dic erto mettermi a piagnucolare, ma mi pare assurdo il modo in cui viene gestita la conduzione arbitrale in EL. Non è la prima volta che ci abbattiamo in direttori di gara indegni, almeno per quanto riguarda arbitraggi a questi livelli. Ed io capisco anche la necessità di sfruttare, proprio come fa Strama, l'EL per crescere e trovare nuovi arbitri, però a tutto c'è un limite. Certe conduzioni arbitrali penso facciano più male alla competizione in sè che bene al singolo arbitro che si mette in curriculum una esperienza in più. Ci rifletta Platini, soprattutto quando parla della moviola in campo: un computer, talvolta, è decisamente meglio di certe inenarrabili prestazioni arbitrali.

Andrea
venerdì 23 novembre 2012

Rubin-Inter 3-0, gioventù bruciate?

Benassi vs Kazaev in Rubin-Inter 3-0
Francamente conta poco e ce ne frega altrettanto, inutile girarci attorno o fare finta di essere disperati. Si, qualche sfottò arriverà comunque, ne sono consapevole, però non ci tangerà granchè, credo che saremo anche in grado, per un giorno, di soprassedere. La sconfitta rimediata ieri in terra russa con il Rubin Kazan fa male più alle statistiche che all'orgoglio, anche perchè il turno ce l'avevamo in saccoccia da un match ed il risultato mente più di un Pinocchio con un metro e mezzo di naso. Loro hanno fatto tre tiri e tre gol, amen. Ciò chiaramente non è una indicazione positiva, tutt'altro, sulla difesa c'è da lavorare eccome, serve maggiore concentrazione, attenzione, e se fosse possibile eliminare Johnathan per sempre dall'11 titolare sarei molto grato a Stramaccioni ed a tutto la staff tecnico, ma sono indicazioni di massima, non certo pesanti recriminazioni verso la squadra.

Il nostro giovane tecnico, a vederlo ancora un pò girato di cazzo dalla sfida con il Cagliari, decide di portare a Kazan in gita la Primavera e un pò degli Allievi e non mi sono sentito di dargli torto: con tutti gli infortuni che abbiamo e che abbiamo avuto, in un match che non conta granchè, la cosa migliore è certamente schierare chi ha gamba e (si pensa) voglia di stupire. Purtroppo non si considera anche la paura, la normale timidezza del debuttante, buttato in campo in una situazione metereologica, tra l'altro, alquanto proibitiva (se non erro picchi di meno diversi gradi sotto lo zero). Dunque ci sono i giovani che hanno peccato di normale tremarella da prima gara, altri che invece si sono dimostrati deconcentrati e sarà su di essi che bisognerà lavorare. Ma vediamo, nello specifico, la partita di ognuno di loro:

Vid Belec: Non proprio fortunato diciamo. Come con il Vaslui entra in campo e piglia gol, allora su rigore, oggi su una azione ridicola. Per il resto....non tocca mai la palla con le mani perchè le uniche conclusioni dirette a rete del Rubin finiscono in gol. Da rivedere, ma nel futuro nerazzurro diciamo che ci si aspetta altro.
Juan Jesus: Niente tremarella da debutto, ma concentrazione ai minimi storici e l'impatto di gara, con quel palo che evita un autogol da figura di merda colossale ma che regala, allo stesso tempo, il vantaggio ai russi, la dice tutta. Il cervello gli va ricalibrato, a Strama il compito.
Il giovane Donkor non contrasta Rondòn sul 2-0
Donkor: 1995, pazzesco. Purtroppo per lui si vede anche. Ha qualità, questo è indubbio, e riesce ad evitare il 2-0 a Karadeniz dopo essere entrato per Ranocchia, poi però, contro l'esperto e fisicato Rondòn, perde malamente l'uno contro uno e gli regala i due gol finali. Già stella per la Primavera, per la prima squadra ripassare tra un paio di anni.
Romanò: Il capitano junior. Corre, combatte ma non punge. Dicono sia molto bravo negli inserimenti (lo è in effetti), ma non lo dimostra, troppo rigido, con un ragazzino alla cresima. Tempo per crescere c'è, nella ripresa lancia sprazzi di qualità, ma è troppo poco per definire positiva la sua gara.
Benassi: Bene Benassi. Il titolare più giovane, 1994, è anche il migliore alla fine dei conti. In mezzo al campo se la gioca con tutti, dimostrando carattere ma anche un tocco palla niente male. Non illumina, ma convince e lascia una buona impressione per il futuro. Da rivedere sul campo.
Coutinho: Gioca a nascondino tutta la gara e possiamo dire che alla fine vince perchè sono più le volte in cui non lo si trova di quelle in cui invece lo si sgama. Niente da fare, il suo talento va a sprazzi e se quando ha palla sembra sempre sul punto di fare la giocata storica, quando non ce l'ha, spesso, si addormenta e non aiuta. Non crediamo in lui, dobbiamo dargli fiducia.
Livaja: Ragazzo strano. Gioca in modo umile, ma appena ha una palla buona vuole fare la giocata della vita per trovare il gol e diventare l'eroe del giorno. In realtà, da solo, dimostra di non saper tenere in piedi neppure mezzo reparto ancora e se Cou gli dà una mano soltanto a tratti, beh, diventa dura. Non convince neppure Strama, che stravede per lui, ma gli preferisce la certezza Palacio ad inizio ripresa. 

Che dire, come vediamo sono stati davvero tanti i giovani in campo ieri ed il rischio è serio: la brutta sconfitta (almeno nel risultato) può essere un colpo pesante sul morale e sulla psicologia di alcuni di loro? Insomma, questa prestazione non brillantissima li ha bruciati? Non credo. Ad inizio dicembre ci aspetterà un match decisamente più semplice ed altrettanto inutile in casa, contro il Neftchi, e lì io proverei a puntare nuovamente su diversi di loro. Con il calore del pubblico interno ed una squadra di decisamente più bassa caratura contro, potrebbero trovare quell'autostima che la tremarella del debutto intacca fortemente. Qui non c'è alcuna gioventù bruciata, soltanto una linea di verde da crescere ed accudire e l'impressione è che Stramaccioni abbia le doti per farlo con intelligenza.

Andrea
lunedì 12 novembre 2012

Dieci Appunti Sulla Prima Sconfitta Stagionale In Trasferta


1. Prima o poi doveva succedere. Ed è successo ieri sera. Da qui a fine stagione era molto improbabile che le avremmo vinte tutte, quindi mi pare ovvio che la striscia di vittorie si doveva interrompere. Magari avremmo preferito che si fermasse con un pari ma va bene così.

2. Meglio aver perso con l’Atalanta ieri sera che una settimana fa con la Juventus. Su questo siete d’accordo tutti, vero?

venerdì 9 novembre 2012

Palacio e Guarin da 10 (vittorie) e l'Inter batte 1-3 il Partizan. Ora testa all'Atalanta

Palacio e Guarin esultano: sono i protagonisti della serata
Non ci fermiamo più, soprattutto lotano dal caro San Siro. Dieci vittorie consecutive in trasferta, praticamente le abbiamo vinte tutte, e per Strama iniziano ad accendersi le vie dei record. Ieri sera, a Belgrado, la squadra s'è imposta per 1-3 sul Partizan, oggettivamente dimostratosi realmente poca roba. A noi ci è servito un Palacio in versione normale, perchè questo giocatore, anche non al 100%, ti sforna prestazioni del genere (sento lontane eco di chi si lamentava del suo acquisto.....), ed un Guarin che, quando finalmente ha avuto qualcuno davanti con cui realmente dialogare e non l'elemento estraneo che è stato Livaja, ha rotto in due il gioco avversario ed ha cambiato marcia all'Inter. In termini generali non siamo stati bellissimi o fortissimi, abbiamo semplicemente fatto il nostro lavoro.

sabato 27 ottobre 2012

La fine di Sneijder all'Inter? Andiamoci piano

Sneijder, un punto di domanda
L'argomento piace, piace assai, soprattutto a chi interista non è ed a giornalisti dalla penna calda: Sneijder, in questa Inter, non ha più spazio. Prima il 3-5-2, poi il 3-4-3, di certo non moduli adatti al gioco che ama fare il trequartista olandese, tra le linee e senza troppe pressioni tattiche che gli vengono imposte dalla panchina. E non si illuda chi vede, nell'uso di Coutinho, la possibilità di Wes di sostituirsi al brasiliano tascabile una volta che tornerà, perchè, come detto in passato proprio in questo blog, i due rappresentano due idee di "fantasista" diverse, talvolta complementari e coordinabili, ok, non di certo però alternative. Ora che anche Cou s'è rotto comunque, l'unica vera scelta che potrebbe fare Strama sulla linea della trequarti offensiva sarebbe l'inserimento di Alvarez che però, un volta di più, è anch'esso diverso ai primi due, sia per caratteristiche che per movimenti. Ok, sono tre giocatori molto tecnici, non attaccanti ma nemmeno centrocampisti, eppure uno diverso dall'altro.

giovedì 25 ottobre 2012

Trenza-gol, l'Inter supera l'ostacolo Partizan


Il confine tra una vittoria e una sconfitta è spesso labile, ma difficilmente potrebbe esserlo più di quanto non lo sia stato in questa serata di Europa League che di fatto consegna l'Inter al turno successivo a meno di harakiri clamorosi e matematicamente difficili anche solo da ipotizzare.

Succede tutto al minuto 43 del secondo tempo: contropiede assassino dei serbi, con Markovic (il termine "velocissimo" non definisce appieno le qualità atletiche di questo interessantissimo calciatore) che si invola verso Handanovic senza che nessuno riesca a prenderlo, calciando male ed esaltando i riflessi del portiere nerazzurro, che fa un mezzo miracolo. Capovolgimento di fronte, cross in area dalla destra di Milito e colpo di testa vincente di Palacio, uno che a dispetto di guai fisici e logiche di turnover mantiene una media gol decisamente disumana: 1-0, partita che si sblocca dalla parte giusta e che va in porto senza ulteriori patemi fino al triplice fischio del direttore di gara. Qualificazione che adesso, complice la vittoria del Rubin Kazan contro gli azeri, è praticamente in ghiaccio e potrebbe essere matematica già dalla prossima gara.


venerdì 5 ottobre 2012

Epitaffio a Sneijder, firmato Coutinho

Sneijder mancherà nel derby con il Milan probabilmente
Da oggi penso al derby. Si, da oggi, perchè prima avevo la testa occupata dalla difficilissima ed ostica sfida con il Neftchi Baku, una partita che anche Stramaccioni considerava importante e complicata e lo ha dimostrato la formazione che ha schierato in campo, praticamente una Primavera per tre quarti. La cosa bella? Abbiamo vinto e pure convinto. Quindi ora testa al derby e via. Derby in cui, però, come sappiamo da tempo, mancherà Sneijder, l'olandese di fantasia e carattere che s'è rotto contro il Chievo. Quando tornerà non è dato ancora saperlo, ma è praticamente impossibile che riesca a recuperare per domenica sera.

martedì 2 ottobre 2012

Fiorentina, Neftçi, Derby: la rotta è quella giusta?

Allenamento dei ragazzi in vista dell'EL
Che sia la settimana della svolta ?
Si, io credo di si. Dopo aver liquidato il Chievo in trasferta, abbiamo messo sotto la Viola, in casa, con una prestazione, almeno nel 1° tempo, degna del nome che ci rappresenta. Squadra corta, compatta, che ruba palla e riparte, grazie all'ottima organizzazione difensiva (data dal nuovo assetto tattico) e alla grande ispirazione del talento di Bari Vecchia.
Ora, gli illuminati giornalisti italiani, si chiederanno chi avrà fatto l'affare nello scambio più chiacchierato dell'estate? La mia personale opinione, in merito, è la seguente: Cassano tutta la vita!!
Sarà anche PAZZO di testa, signori, ma se decide di giocare, vede calcio come pochi al Mondo. Vorrei spendere 2 parole anche per Mr.Strama, messo alla gogna dopo le 2 sconfitte casalinghe, ma subito capace di rivedere le sue idee di un calcio spettacolare e super offensivo, rimodellando la squadra con una difesa 3, con un centrocampo tutta corsa e sostanza e un'attacco libero di inventare. Si è cosi dimostrato un allenatore intelligente, capace di capire gli errori e rivedere le sue idee, per il bene della squadra. Chapeau.
Neftchi-Inter si giocherà giovedì alle ore 18
Ora, dopo queste 2 vittorie, ci aspetta un viaggio/odissea verso l'Azerbaijan, di cui non si conosce praticamente niente (o per lo meno, io non conosco niente) né della squadra, della sua storia e nemmeno dei calciatori che la rappresentano; dato che dopo la prima giornata del girone, siamo tutti fermi ad 1 punto, il tutto è ancora in gioco, nulla è compromesso e siccome siamo indubbiamente la squadra più forte, ci sarà un ricorso massiccio al turn-over, con molti titolari che nemmeno partiranno, concedendo una chance alle così dette seconde linee. Considerando il pareggio ottenuto nella prima giornata, è fondamentale portare a casa i 3 punti, per mettersi al riparo da brutte sorprese e posare un bel mattoncino sulla strada della qualificazione; impresa tutt'altro che ardua.
Di ritorno dalla sopracitata trasferta di EL, ci attende il Derby della Madonnina, l'ultima del trittico di partite, che a mio avviso, ci dirà di che pasta siamo fatti. Ma quella del derby sarà una storia tutta da scrivere, ci sarà tempo, ora ci sono da portare a casa i tre punti nella terra di nessuno (o quasi) per fare il secondo passo verso quella quella rotta, che ha tutte le sembianze di essere quella giusta.

Un saluto a tutti,
Paggy

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venerdì 21 settembre 2012

Siamo da Inter?

Livaja segna il momentaneo 1-1 con il Rubin
Dopo anni ed anni passati a giocare il torneo aziendale di calcetto al giovedì sera, anni in cui il giovedì, il calcio vero, era solo una forma di triste imitazione di quello del martedì e del mercoledì, beh, eccoci qui ad affrontare un venerdì di post-partita neppure tanto digeribile. Non abbiamo perso ma non abbiamo neanche vinto e questo credo che sia il fulcro di tutto: l'Inter merita vittorie, altrimenti la delusione è dietro l'angolo. Il 2-2 interno (manco a dirlo, quest'anno si vince solo fuori casa per tanta gioia degli abbonati) acciuffato in extremis ieri sera con il Rubin è foriero di brutti pensieri e sensazioni oscillanti tra la delusione e l'amara constatazione di sè.

Siamo da Inter? E non intendo noi tifosi, nel bene e nel male, sempre e comunque da Inter, con i nostri schizzofrenici cambi d'umore ed il nostro indissolubile pessimismo cosmico leopardiano, piuttosto la nuova squadra che, in un'estate, Moratti, Branca e Stramaccioni hanno tentato di mettere in piedi. Non sto parlando di una bocciatura già giunta, ben mesi e mesi prima del quantomeno necessario pagellino di fine primo quadrimestre, ma piuttosto di una analisi necessaria dopo una buona quantità di partite. Il mister sta lavorando, cercando con il suo scalpello di disegnare, nel duro marmo della rosa, quella che vuole diventi la sua scultura, una squadra solida ma offensiva, giovane ma già in grado di dare soddisfazioni, un pò pazza ma vincente. Non è un lavoro facile e per questo non voglio gettare benzina sul fuoco, già ardente, dei detrattori di Strama presenti in casa nostra. Semplicemente, ripeto, credo che un'analisi sia necessaria.
Jonathan, autore di una brutta prestazione ieri sera
Ecco perchè, dunque, mi chiedo se questa squadra sia da Inter. La verità è che non lo so. Partirei da una certezza: Jonathan non è da Inter. In questo avvio di stagione, il terzino brasiliano ha avuto diverse chance e, bene o male, non ne ha sfruttata neppure una. Non sa spingere come Nagatomo (non ho usato volutamente il paragone di Maicon) ma non sa difendere neppure e ieri sera ce ne è stata data la prova. Ma senza di lui, unica vera alternativa è il Capitano, che, proprio per il bene che voglio a lui, non posso pensare che passi una stagione intera, campionato ed Europa League (si spera) a correre senza sosta sul lungo linea. Escluso Jonathan dunque, credo da tutti gli interisti bocciato senza esame di riparazione, ci troviamo in una situazione strana, perchè i giovani ed i nuovi sono nella fase in cui va valutata la loro predisposizione psicologica, più che tecnica, a vestire questi colori, mentre i vecchietti sono in quella in cui, razionalmente, ci si chiede se sono ancora in grado di rappresentare i nostri colori. Emblema dei secondi è Samuel, mio personale idolo, ma nelle uscite di questo avvio di stagione troppe volte visto fuori condizione, fuori tempo, fuori fase. Solo problema fisico o discesa di una carriera gloriosamente portata avanti? Intanto Juan Jesus scalpita alle sue spalle, ma attenzione, perchè lui fa parte del primo gruppo, ovvero dei giovani da valutare e se lo si carica di eccessive pressioni il rischio è di bruciarlo senza possibilità di ritorno.
Il pareggio agguntato ieri diventa a questo punto molto più importante di quel che sembra, perchè con tutti gli impegni ravvicinati che ci aspettano, un ko interno con il Rubin, psicologicamente, sarebbe pesato come un macigno sull'umore dei ragazzi. Invece abbiamo riacciuffato allo scadere un risultato che lascia acceso il barlume di una fiamma che, per forza di cose, a breve o prenderà forza e diverrà il fuoco dentro dei nostri, oppure si spegnerà portandoci in una nuova stagione di buio. Per l'Inter è diventato il momento di scegliere se diventare grande o no.

Andrea
giovedì 20 settembre 2012

Inter-Rubin Kazan, tre anni dopo. Un agrodolce "esordio" europeo


Giovedì 20 settembre 2012 costituisce in qualche modo una giornata storica per la storia recente del nostro club, fatta di una quotidianità decisamente differente rispetto a quella a cui ci siamo dovuti giocoforza abituare quando il ridimensionamento è divenuto totale con la cessione di Eto'o e tutte le altre belle storie che abbiamo provato a raccontare su questo blog.

La rete di Brandao (gentile omaggio di Lucio) nel quarto di finale di ritorno contro il modesto Marsiglia ci ha sbattuto violentemente in faccia le porte della Champions League, porte che abbiamo tentato invano di riaprire nei mesi successivi all'eliminazione, riuscendo in extremis ad agganciare solo il bus per l'Europa di servizio grazie ai buoni risultati seguiti all'arrivo di Stramaccioni. In quello che è stato il primo anno con soli tre pass disponibili per la competizione più affascinante, dopo dieci partecipazione consecutive l'Inter (campione d'Europa 2010) è rimasta fuori, guadagnandosi un anno di Purgatorio in un torneo dispensioso, e che storicamente ha offerto serate molto amare alle compagini nostrane che fin qui vi si sono cimentate.

L'Europa League è tale da quattro anni a questa parte, dopo aver raccolto il testimone dalla vecchia coppa Uefa vinta tre volte e poi abbandonata nel 2002, quando l'accesso alla fase a gironi della Champions League era diventato una costante delle nostre annate. Pertanto, siamo prossimi all'esordio assoluto su un palcoscenico che non ha il fascino, l'importanza (anche in termini di ritorno economico) e la visibilità della coppa dalle grandi orecchie, ma che in quanto ad insidie non è certo inferiore. E attenzione, non si parla solo di insidie di carattere tecnico, ma anche di problematiche legate alla gestione di una competizione che senza una rosa all'altezza può diventare un fardello troppo pesante da trascinare fino a fine stagione.

Un chiaro esempio di quello che intendo dire è fornito proprio dalla composizione del girone H, quello che ci interessa più da vicino: oltre all'Inter, vi sono i russi del Rubin Kazan (affrontati già nel 2009), gli azeri del Neftchi Baku, e i serbi del Partizan Belgrado. Tutti avversari ampiamente alla nostra portata, a cui rendere visita sarà però tutt'altro che una passeggiata: tanto per fare un esempio, andarsi a infilare in un frigorifero in Tatarstan, per giocare il giovedì nel tardo pomeriggio con il rientro previsto in tarda serata non è certamente il massimo per chi poi deve giocare una gara di campionato due giorni dopo.

Quella del turnover è un'arma affilatissima, che va padroneggiata con cura e in particolar modo in questo caso credo andrebbe deciso a priori (e sono certo che un'idea in merito il mister se la sia fatta già) come porsi rispetto alla competizione. Sì, perchè il campionato è un obiettivo che chiaramente resta prioritario, ma è altresì vero che il riacquistare una dimensione europea passa anche da una buona Europa League, nella speranza di rientrare già dall'anno prossimo nei ranghi calcando prati più consoni a noi e al nostro blasone.

La mia opinione, ovviamente criticabilissima, è che questa Inter non sia costruita per due competizioni. La Snejder-dipendenza, l'assenza di un vice-Milito, la scarta scelta (qualitativamente parlando) sulle fasce laterali rendono la cosa, nel lungo periodo, difficilmente gestibile. E per lungo periodo, intendo la fase nella quale l'EL inizia a farsi interessante, con gli 'scarti' della Champions e le migliori dei gironi a contendersi la finale di Amsterdam. Chiaro che Stramaccioni (come ogni tecnico del mondo) non accetterà a priori una idea di questo tipo, ma le sue scelte faranno comunque capire in che posizione si trova rispetto a questa cosa.

Perchè a tutti i nostalgici farebbe piacere vedere un'Inter dominare la serie A e trionfare in Europa League, ma la realtà è quella che è sotto gli occhi di tutti e non si può non tenerla in seria considerazione per gettare le basi di un'annata diversa dalla precedente. Questa sera, contro il Rubin Kazan a San Siro, partirà la nuova campagna europea: la speranza è quella di riuscire finalmente a 'espugnare' lo stadio in cui Hajduk, Vaslui e Roma hanno fatto un figurone, senza smarrire la via maestra di un campionato che ci riserverà Siena, Chievo e Fiorentina nel giro di una settimana.

PROBABILE FORMAZIONE ANTI-RUBIN: Handanovic; Jonathan, Silvestre, Samuel, Nagatomo; Zanetti, Gargano, Pereira; Coutinho; Cassano, Livaja.

Antonio
giovedì 30 agosto 2012

Inter-Vaslui 2-2: la mossa del giaguaro Guarin salva tutto

Guaro-Guarin: ha cambiato la partita con il Vaslui
CHI VA SU: In una partita rocambolesca e che s'era messa male, in realtà c'è più di un aspetto positivo. Partiamo dalla fine: Fredy Guarin. Il centrocampista entra nella ripresa e cambia il gioco con la sua grinta e la sua cattiveria agonistica. Non attacca il pallone, se lo mangia insieme all'avversario, consapevole che contro avevrsari più grandi e grossi l'unica cosa da fare, nel momento di difficoltà, è gonfiare il petto e sputare energia. Lui lo fa, ma non solo, perchè al 92° decide di poter anche fare gioire tutto San Siro trovando così il gol del definitivo 2-2. Un applauso anche a Coutinho, davvero impressionante per determinazione, concretezza (vedesi l'assist al gol di Palacio) e duttilità il suo match, iniziato dietro le punte, continuato a destra e conclusosi a sinistra con compiti da tutto fare di raccordo tra centrocampo ed attacco. Il Trenza Palacio merita un bravo di cuore, per le palle che s'è fatto in mezzo a quei muscolosi e nerboruti centrali difensivi del Vaslui. Lui non è una prima punta, ma lo diventa e la prima palla buona la trasforma in oro, rischiando anche il raddoppio. Infine bravi a Juan Jesus, Silvestre e Ranocchia, che sono stati efficaci sempre, tant'è che i due gol vengono da errori assolutamente non a loro attribuibili. Dunque chi è il migliore in campo? Beh, ovvio: il capitano Zanetti. 39 anni e non sentirli, a fine gara probabilmente va a fare jogging con Coutinho, giusto per umiliarlo un pò.
Non bene Belec: un suo errore regala il secondo gol al Vaslui
CHI VA GIU': Male male due su tutti, purtroppo: Samuel e Belec. The Wall non riesce proprio ad entrare in condizione e dopo la deludente partita di ritorno con l'Haijduk, stasera sfodera una prova altrettanto negativa, sbagliando un paio di interventi ben rimediati da Juan e Silvestre, ma errando poi un fuorigioco banale che lancia Antal a tu per tu con castellazzi, che lo abbatte senza se e senza ma. Giusto toglierlo a fine primo tempo e dare fiducia a Juan, che infatti pare molto più sicuro ed in condizione. Che sia finita anche l'era di Samuel? Belec è invece un'altra storia. E' giovane, era praticamente al debutto, in una sfida difficile e che scottava, ma l'errore in uscita non si può non notare, soprattutto perchè dopo l'1-1 regali il 2-1 agli avversari che può abbattere l'umore dei tuoi compagni. Diciamo che c'è tempo per migliorare, ma se torna handanovic è meglio.

Una piccola cosa in chiusura: JC ha dimostrato una volta di più di amare da vero tifoso i nostri colori. Ho letto molti che dicevano che, se avesse voluto, si sarebbe dimezzato lo stipendio e sarebbe restato. Può essere, ma la realtà è che, in questo caso, la società non s'è comportata molto bene con lui e quindi è ancora più da apprezzare la sua volontà di venire in quella che è stata la sua casa per sette stagioni a salutare tutti: noi, compagni e la storia che l'ha accolto a braccia aperta nei suoi annali. A presto JC!
TABELLINO

INTER-VASLUI 2-2
Inter (4-3-3): Castellazzi; Jonathan (37' st Ranocchia), Silvestre, Samuel (1' st Guarin), Juan Jesus; Zanetti, Cambiasso, Nagatomo; Cassano (34' Belec), Palacio, Coutinho. A disp.: Sneijder, Milito, Benassi, Livaja. All.: Stramaccioni
Vaslui (4-2-3-1): Straton; Celeban, Varela, Cordos, Salageanu; Caue (13' st Sanmartean), N'doye; Antal, Sanciu (34' st Buhaescu), Tukura; Sburlea. A disp.: Coman, Milanov, Costin, Charalombous, Varga. All.: Sumudica 
Arbitro: De Sousa
Marcatori: 35' rig. Stanciu (V), 31' st Palacio (I), 34' st Varela (V), 46' st Guarin (I)
Ammoniti: Guarin, Coutinho (I), Cordos, Salageanu, Antal (V)
Espulsi: Castellazzi (I)
Andrea