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sabato 16 marzo 2013

RifondINTER - Il percorso per tornare al successo: TATTICA E NUOVI ARRIVI


Dopo la prima parte improntata al mercato (che potete leggere QUI), ecco la seconda parte del progetto del nostro Alessandro per fare tornare l'Inter ai livelli che merita.

Eccoci di nuovo qui, cari amici, a ragionare di Inter, per il bene della nostra squadra, a spremerci le meningi per cercare di identificare uomini giusti, adeguati e pronti per il progetto Inter. Forse sarebbe meglio lasciare questo arduo compito a chi lo fa per mestiere, ma oggettivamente anche un incompetente, tirando a sorte, avrebbe operato scelte migliori di quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, anzi anni.

mercoledì 30 gennaio 2013

Una Biglia per girare a centrocampo

Obi e Totti durante il match di Coppa Italia
La orripilante prestazione dei nostri nella semifinale di andata di Coppa Italia (mi dà il volta stomaco chiamarla Tim Cup...'na coppa c'abbiamo e dobbiamo pure cambiarle nome, bah!) contro la Roma di Zeman, che poco meno di cinque giorni fa ci aveva fatto sudare sette camicie per un pareggio in campionato, è stata l'ennesima riprova che qualchecosina, nella nostra rosa, non funziona. Niente di che eh, giusto quelle tre o quattro cose che da squadra di medio/alto livello, a causa di un paio di assenze di peso, ci catapultano ad essere una formazione totalmente in balìa dell'avversario, senza cambi all'altezza a disposizione e indiscutibilmente fuori dai giochi Champions. Prendere due gol dalla Roma ci può anche stare (anche se poi andrebbe discusso un pò il COME sono stati presi quei due gol...), non ci sta invece non riuscire a creare una cosa che si possa definire azione, neanche occasione, prima del 40° e ringraziamo il Signore se la difesa messa in piedi da Zeman traballa come una struttura di bastoncini shangai e ci ha permesso di trovare almeno un gollettino che ci tiene vivi in vista del ritorno.

venerdì 23 novembre 2012

Rubin-Inter 3-0, gioventù bruciate?

Benassi vs Kazaev in Rubin-Inter 3-0
Francamente conta poco e ce ne frega altrettanto, inutile girarci attorno o fare finta di essere disperati. Si, qualche sfottò arriverà comunque, ne sono consapevole, però non ci tangerà granchè, credo che saremo anche in grado, per un giorno, di soprassedere. La sconfitta rimediata ieri in terra russa con il Rubin Kazan fa male più alle statistiche che all'orgoglio, anche perchè il turno ce l'avevamo in saccoccia da un match ed il risultato mente più di un Pinocchio con un metro e mezzo di naso. Loro hanno fatto tre tiri e tre gol, amen. Ciò chiaramente non è una indicazione positiva, tutt'altro, sulla difesa c'è da lavorare eccome, serve maggiore concentrazione, attenzione, e se fosse possibile eliminare Johnathan per sempre dall'11 titolare sarei molto grato a Stramaccioni ed a tutto la staff tecnico, ma sono indicazioni di massima, non certo pesanti recriminazioni verso la squadra.

Il nostro giovane tecnico, a vederlo ancora un pò girato di cazzo dalla sfida con il Cagliari, decide di portare a Kazan in gita la Primavera e un pò degli Allievi e non mi sono sentito di dargli torto: con tutti gli infortuni che abbiamo e che abbiamo avuto, in un match che non conta granchè, la cosa migliore è certamente schierare chi ha gamba e (si pensa) voglia di stupire. Purtroppo non si considera anche la paura, la normale timidezza del debuttante, buttato in campo in una situazione metereologica, tra l'altro, alquanto proibitiva (se non erro picchi di meno diversi gradi sotto lo zero). Dunque ci sono i giovani che hanno peccato di normale tremarella da prima gara, altri che invece si sono dimostrati deconcentrati e sarà su di essi che bisognerà lavorare. Ma vediamo, nello specifico, la partita di ognuno di loro:

Vid Belec: Non proprio fortunato diciamo. Come con il Vaslui entra in campo e piglia gol, allora su rigore, oggi su una azione ridicola. Per il resto....non tocca mai la palla con le mani perchè le uniche conclusioni dirette a rete del Rubin finiscono in gol. Da rivedere, ma nel futuro nerazzurro diciamo che ci si aspetta altro.
Juan Jesus: Niente tremarella da debutto, ma concentrazione ai minimi storici e l'impatto di gara, con quel palo che evita un autogol da figura di merda colossale ma che regala, allo stesso tempo, il vantaggio ai russi, la dice tutta. Il cervello gli va ricalibrato, a Strama il compito.
Il giovane Donkor non contrasta Rondòn sul 2-0
Donkor: 1995, pazzesco. Purtroppo per lui si vede anche. Ha qualità, questo è indubbio, e riesce ad evitare il 2-0 a Karadeniz dopo essere entrato per Ranocchia, poi però, contro l'esperto e fisicato Rondòn, perde malamente l'uno contro uno e gli regala i due gol finali. Già stella per la Primavera, per la prima squadra ripassare tra un paio di anni.
Romanò: Il capitano junior. Corre, combatte ma non punge. Dicono sia molto bravo negli inserimenti (lo è in effetti), ma non lo dimostra, troppo rigido, con un ragazzino alla cresima. Tempo per crescere c'è, nella ripresa lancia sprazzi di qualità, ma è troppo poco per definire positiva la sua gara.
Benassi: Bene Benassi. Il titolare più giovane, 1994, è anche il migliore alla fine dei conti. In mezzo al campo se la gioca con tutti, dimostrando carattere ma anche un tocco palla niente male. Non illumina, ma convince e lascia una buona impressione per il futuro. Da rivedere sul campo.
Coutinho: Gioca a nascondino tutta la gara e possiamo dire che alla fine vince perchè sono più le volte in cui non lo si trova di quelle in cui invece lo si sgama. Niente da fare, il suo talento va a sprazzi e se quando ha palla sembra sempre sul punto di fare la giocata storica, quando non ce l'ha, spesso, si addormenta e non aiuta. Non crediamo in lui, dobbiamo dargli fiducia.
Livaja: Ragazzo strano. Gioca in modo umile, ma appena ha una palla buona vuole fare la giocata della vita per trovare il gol e diventare l'eroe del giorno. In realtà, da solo, dimostra di non saper tenere in piedi neppure mezzo reparto ancora e se Cou gli dà una mano soltanto a tratti, beh, diventa dura. Non convince neppure Strama, che stravede per lui, ma gli preferisce la certezza Palacio ad inizio ripresa. 

Che dire, come vediamo sono stati davvero tanti i giovani in campo ieri ed il rischio è serio: la brutta sconfitta (almeno nel risultato) può essere un colpo pesante sul morale e sulla psicologia di alcuni di loro? Insomma, questa prestazione non brillantissima li ha bruciati? Non credo. Ad inizio dicembre ci aspetterà un match decisamente più semplice ed altrettanto inutile in casa, contro il Neftchi, e lì io proverei a puntare nuovamente su diversi di loro. Con il calore del pubblico interno ed una squadra di decisamente più bassa caratura contro, potrebbero trovare quell'autostima che la tremarella del debutto intacca fortemente. Qui non c'è alcuna gioventù bruciata, soltanto una linea di verde da crescere ed accudire e l'impressione è che Stramaccioni abbia le doti per farlo con intelligenza.

Andrea
venerdì 21 settembre 2012

Siamo da Inter?

Livaja segna il momentaneo 1-1 con il Rubin
Dopo anni ed anni passati a giocare il torneo aziendale di calcetto al giovedì sera, anni in cui il giovedì, il calcio vero, era solo una forma di triste imitazione di quello del martedì e del mercoledì, beh, eccoci qui ad affrontare un venerdì di post-partita neppure tanto digeribile. Non abbiamo perso ma non abbiamo neanche vinto e questo credo che sia il fulcro di tutto: l'Inter merita vittorie, altrimenti la delusione è dietro l'angolo. Il 2-2 interno (manco a dirlo, quest'anno si vince solo fuori casa per tanta gioia degli abbonati) acciuffato in extremis ieri sera con il Rubin è foriero di brutti pensieri e sensazioni oscillanti tra la delusione e l'amara constatazione di sè.

Siamo da Inter? E non intendo noi tifosi, nel bene e nel male, sempre e comunque da Inter, con i nostri schizzofrenici cambi d'umore ed il nostro indissolubile pessimismo cosmico leopardiano, piuttosto la nuova squadra che, in un'estate, Moratti, Branca e Stramaccioni hanno tentato di mettere in piedi. Non sto parlando di una bocciatura già giunta, ben mesi e mesi prima del quantomeno necessario pagellino di fine primo quadrimestre, ma piuttosto di una analisi necessaria dopo una buona quantità di partite. Il mister sta lavorando, cercando con il suo scalpello di disegnare, nel duro marmo della rosa, quella che vuole diventi la sua scultura, una squadra solida ma offensiva, giovane ma già in grado di dare soddisfazioni, un pò pazza ma vincente. Non è un lavoro facile e per questo non voglio gettare benzina sul fuoco, già ardente, dei detrattori di Strama presenti in casa nostra. Semplicemente, ripeto, credo che un'analisi sia necessaria.
Jonathan, autore di una brutta prestazione ieri sera
Ecco perchè, dunque, mi chiedo se questa squadra sia da Inter. La verità è che non lo so. Partirei da una certezza: Jonathan non è da Inter. In questo avvio di stagione, il terzino brasiliano ha avuto diverse chance e, bene o male, non ne ha sfruttata neppure una. Non sa spingere come Nagatomo (non ho usato volutamente il paragone di Maicon) ma non sa difendere neppure e ieri sera ce ne è stata data la prova. Ma senza di lui, unica vera alternativa è il Capitano, che, proprio per il bene che voglio a lui, non posso pensare che passi una stagione intera, campionato ed Europa League (si spera) a correre senza sosta sul lungo linea. Escluso Jonathan dunque, credo da tutti gli interisti bocciato senza esame di riparazione, ci troviamo in una situazione strana, perchè i giovani ed i nuovi sono nella fase in cui va valutata la loro predisposizione psicologica, più che tecnica, a vestire questi colori, mentre i vecchietti sono in quella in cui, razionalmente, ci si chiede se sono ancora in grado di rappresentare i nostri colori. Emblema dei secondi è Samuel, mio personale idolo, ma nelle uscite di questo avvio di stagione troppe volte visto fuori condizione, fuori tempo, fuori fase. Solo problema fisico o discesa di una carriera gloriosamente portata avanti? Intanto Juan Jesus scalpita alle sue spalle, ma attenzione, perchè lui fa parte del primo gruppo, ovvero dei giovani da valutare e se lo si carica di eccessive pressioni il rischio è di bruciarlo senza possibilità di ritorno.
Il pareggio agguntato ieri diventa a questo punto molto più importante di quel che sembra, perchè con tutti gli impegni ravvicinati che ci aspettano, un ko interno con il Rubin, psicologicamente, sarebbe pesato come un macigno sull'umore dei ragazzi. Invece abbiamo riacciuffato allo scadere un risultato che lascia acceso il barlume di una fiamma che, per forza di cose, a breve o prenderà forza e diverrà il fuoco dentro dei nostri, oppure si spegnerà portandoci in una nuova stagione di buio. Per l'Inter è diventato il momento di scegliere se diventare grande o no.

Andrea
giovedì 20 settembre 2012

Inter-Rubin Kazan, tre anni dopo. Un agrodolce "esordio" europeo


Giovedì 20 settembre 2012 costituisce in qualche modo una giornata storica per la storia recente del nostro club, fatta di una quotidianità decisamente differente rispetto a quella a cui ci siamo dovuti giocoforza abituare quando il ridimensionamento è divenuto totale con la cessione di Eto'o e tutte le altre belle storie che abbiamo provato a raccontare su questo blog.

La rete di Brandao (gentile omaggio di Lucio) nel quarto di finale di ritorno contro il modesto Marsiglia ci ha sbattuto violentemente in faccia le porte della Champions League, porte che abbiamo tentato invano di riaprire nei mesi successivi all'eliminazione, riuscendo in extremis ad agganciare solo il bus per l'Europa di servizio grazie ai buoni risultati seguiti all'arrivo di Stramaccioni. In quello che è stato il primo anno con soli tre pass disponibili per la competizione più affascinante, dopo dieci partecipazione consecutive l'Inter (campione d'Europa 2010) è rimasta fuori, guadagnandosi un anno di Purgatorio in un torneo dispensioso, e che storicamente ha offerto serate molto amare alle compagini nostrane che fin qui vi si sono cimentate.

L'Europa League è tale da quattro anni a questa parte, dopo aver raccolto il testimone dalla vecchia coppa Uefa vinta tre volte e poi abbandonata nel 2002, quando l'accesso alla fase a gironi della Champions League era diventato una costante delle nostre annate. Pertanto, siamo prossimi all'esordio assoluto su un palcoscenico che non ha il fascino, l'importanza (anche in termini di ritorno economico) e la visibilità della coppa dalle grandi orecchie, ma che in quanto ad insidie non è certo inferiore. E attenzione, non si parla solo di insidie di carattere tecnico, ma anche di problematiche legate alla gestione di una competizione che senza una rosa all'altezza può diventare un fardello troppo pesante da trascinare fino a fine stagione.

Un chiaro esempio di quello che intendo dire è fornito proprio dalla composizione del girone H, quello che ci interessa più da vicino: oltre all'Inter, vi sono i russi del Rubin Kazan (affrontati già nel 2009), gli azeri del Neftchi Baku, e i serbi del Partizan Belgrado. Tutti avversari ampiamente alla nostra portata, a cui rendere visita sarà però tutt'altro che una passeggiata: tanto per fare un esempio, andarsi a infilare in un frigorifero in Tatarstan, per giocare il giovedì nel tardo pomeriggio con il rientro previsto in tarda serata non è certamente il massimo per chi poi deve giocare una gara di campionato due giorni dopo.

Quella del turnover è un'arma affilatissima, che va padroneggiata con cura e in particolar modo in questo caso credo andrebbe deciso a priori (e sono certo che un'idea in merito il mister se la sia fatta già) come porsi rispetto alla competizione. Sì, perchè il campionato è un obiettivo che chiaramente resta prioritario, ma è altresì vero che il riacquistare una dimensione europea passa anche da una buona Europa League, nella speranza di rientrare già dall'anno prossimo nei ranghi calcando prati più consoni a noi e al nostro blasone.

La mia opinione, ovviamente criticabilissima, è che questa Inter non sia costruita per due competizioni. La Snejder-dipendenza, l'assenza di un vice-Milito, la scarta scelta (qualitativamente parlando) sulle fasce laterali rendono la cosa, nel lungo periodo, difficilmente gestibile. E per lungo periodo, intendo la fase nella quale l'EL inizia a farsi interessante, con gli 'scarti' della Champions e le migliori dei gironi a contendersi la finale di Amsterdam. Chiaro che Stramaccioni (come ogni tecnico del mondo) non accetterà a priori una idea di questo tipo, ma le sue scelte faranno comunque capire in che posizione si trova rispetto a questa cosa.

Perchè a tutti i nostalgici farebbe piacere vedere un'Inter dominare la serie A e trionfare in Europa League, ma la realtà è quella che è sotto gli occhi di tutti e non si può non tenerla in seria considerazione per gettare le basi di un'annata diversa dalla precedente. Questa sera, contro il Rubin Kazan a San Siro, partirà la nuova campagna europea: la speranza è quella di riuscire finalmente a 'espugnare' lo stadio in cui Hajduk, Vaslui e Roma hanno fatto un figurone, senza smarrire la via maestra di un campionato che ci riserverà Siena, Chievo e Fiorentina nel giro di una settimana.

PROBABILE FORMAZIONE ANTI-RUBIN: Handanovic; Jonathan, Silvestre, Samuel, Nagatomo; Zanetti, Gargano, Pereira; Coutinho; Cassano, Livaja.

Antonio