giovedì 9 febbraio 2012

Sneijder, l'Anzhi e il bivio nerazzurro


Quando il 6 agosto scorso, giorno del derby di Supercoppa Italiana a Pechino, la Gazzetta dello Sport sparò  in prima pagina (con un tempismo quantomeno discutibile) la notizia "Bye bye Sneijder, va al City per 36 milioni", l'avventura del cecchino di Utrecht in maglia nerazzurra sembrava davvero essere arrivata all'episodio conclusivo. Per uno strano gioco del destino, una stracittadina ne aveva bagnato l'esordio il 29 agosto 2009, e un'altra avrebbe dovuto accompagnarne il commiato dopo due stagioni di successi di squadra e soddisfazioni personali.

Nell'ottica di ridimensionamento dei costi sposata dalla società nel post-Triplete, l'agnello sacrificale da offrire sull'altare del Fair Play Finanziario era stato individuato proprio nel trequartista olandese, elemento in rosa con più mercato, e dalla cui cessione sarebbe stato possibile fornire ossigeno puro ad un bilancio provato da anni di investimenti importanti. Sappiamo tutti poi com'è andata: i petroldollari di Kerimov hanno stravolto gli scenari di mercato nerazzurri, e su quell'altare ci finì Samuel Eto'o, con buona pace di chi vedeva ancora nel camerunense lo splendido trascinatore di una squadra in piena transizione.

Fu lo stesso Wesley ad affermare candidamente quanto fosse stato vicino a lasciare l'Inter la scorsa estate, senza troppi giri di parole: "L’estate scorsa l'Inter voleva cedere Eto'o o me, hanno detto apertamente che avevano bisogno di soldi per il FFP e noi rappresentavamo la possibilità di trasferimento più remunerativa. Alla fine è partito Eto'o". Discorso semplice, che non si presta ad interpretazione e sottolinea ancora una volta il "tutti sono cedibili di fronte a offerte importanti" (cit.), leit-motiv della nuova politica nerazzurra di gestione del proprio parco giocatori.

Nel caso specifico di Sneijder, poi, il paradosso è servito. Il fuoriclasse olandese, che dopo la cessione di Eto'o doveva essere la luce della squadra e l'uomo a cui affidare le chiavi del nuovo corso nerazzurro, non è mai stato al centro del "progetto" (occhio al virgolettato..). Equivoco tattico con Gasperini, che nel suo 3-4-3 provò senza risultati a schierarlo come centrocampista prima e come attaccante esterno poi, bacchettato  a più riprese da Ranieri, che lo reputa ancora una sorta di corpo estraneo per il suo altresì rigido 4-4-2, in questa travagliata annata Sneijder si è ritrovato a confrontarsi con idee di calcio che mal si sposano con quello che è il suo ruolo naturale, portandolo a snaturarsi per non turbare equilibri di squadra che non c'erano, non ci sono, e chissà se ci saranno mai.

E qui arriviamo alla notizia che circola da un paio di giorni, ovvero quella dell'interessamento dell'Anzhi (sì, ancora loro) per il trequartista nerazzurro. Il calciomercato russo ha come deadline il 24 febbraio, e per colmare il gap che separa la ricchissima squadra di Makhachkala dai colossi Zenit e CSKA Kerimov avrebbe puntato proprio Sneijder. Chiaramente siamo ancora ai "rumors", e pensare che l'Inter possa privarsi a stagione in corso di un elemento del genere con due competizioni ancora da giocare e un terzo posto in campionato da raggiungere è puro fantacalcio, specie dopo la cessione di Motta che ha già abbassato notevolmente la cifra tecnica della squadra.

Tuttavia, la domanda è legittima: di fronte ad una offerta di 30-35 milioni, Moratti avrebbe la forza di resistere rispedendola al mittente con un "no, grazie", posticipando soltanto di qualche mese il terzo sacrificio in tre anni dopo quelli di Balotelli ed Eto'o? Il bivio che porta ad un ulteriore ridimensionamento, già imboccato a gennaio con il sacrificio del miglior centrocampista in rosa, passa per scelte del genere, e a giudicare da quelle operate dopo la notte di Madrid non mi sento di escludere su due piedi che Sneijder possa lasciare Milano a suon di petroldollari già a febbraio. Ammesso che l'offerta arrivi, ovviamente.

Antonio

5 commenti:

  1. Ciao a tutti. Penso che tu, Antonio, stia interpretando il pensiero di un pò tutti noi: qui ormai nessuno di sente più di escludere un cavolo di niente; ed il dramma è proprio questo.
    Stiamo tornando la squadretta di sette-otto anni fa e, quel che forse è peggio, stavolta senza nessun Moggi a farci franare il terreno sotto i piedi; stavolta stiamo facendo tutto da soli, cazzo!

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  2. Concordo Alex! Ma hai visto i nomi che circolano per la "rifondazione" di giugno che vorrebbe Moratti? Il migliore è l'oramai solito M'Vila, il resto è mediocrità pura! Mettiamoci l'anima in pace...però c'è modo e modo di riprogrammare, come sottolinea Antonio: uno è seguire l'esempio, per dire, dell'Arsenal, che non vince da tantissimo, ma continua ad avere un ottimo progetto di base; un altro è fare ciò che sta facendo la nostra dirigenza. Imbarazzante.

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  3. Ciao Liliano. E' oggettivo che oggi, la partenza di wesley, significherebbe privarci dell'unico giocatore attualmente in grado di fare gioco in tutta la rosa. Il male maggiore è proprio questo: abbiamo una rosa impostata sostanzialmente su un centrocampo a tre, nessun giocatore vero di fascia dal centrocampo in su, abbiamo un'insieme di giocatori costruito per un modulo solo praticamente. da cosa deriva tutto ciò? Dal fatto che, dopo il 2010, non si è stati capaci di scegliere un vero progetto, come diciamo da tempo. Due erano le strade: o totale rinnovo, quindi allenatore giovane, ambizioso, affamato, giocatori giovani di livello e tanti saluti e ringraziamenti agli eroi del triplete; oppure quello di cui parli tu, cioè tentare di proseguire sulla strada che aveva segnato Mou, seppur consapevoli che qualcosa bisognava cambiare. La scelta di Benitez fu l'errata via di mezzo purtroppo, e due anni dopo continuiamo ad errare.

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  4. Lilianoruffino5 febbraio 2013 12:54

    Cedere Wesley è il male minore. Proviamo a cedere anche Branca il quale dopo la partenza di Mouh ha affidato la squadra ad un allenatore con un impostazione di gioco del tutto diversa rispetto a quello che praticava fino allo scorso anno. Lasciamo stare il periodo passato con Leonardo e Benitez. La squadra andava affidata ad un allenatore in grado di continuare sulla stessa strada dato che i giocatori erano quelli. Aggiungiamo l'usura del tempo..la spremitura fatta su di essi dal ns. grande Mouh,il senso di appagamento che solitamente arriva dopo i trionfi conseguiti..insomma squadra da rifondare e se l'olandese deve partire..vada pure..gli saremo sempre riconoscenti ma il tempo passa, i giocatori anche ma la squadra,la fede resta.
    Liliano

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  5. Ormai Sneijder è già mentalmente un ex. All'Anzhi o da qualche altra parte l'olandese è destinato a partire. In questa stagione non è mai stato messo al centro del progetto come era naturale che fosse. Peccato che questa estate non sia arrivata l'offerta giusta. In questo momento ci serviva più un Eto'o che uno Sneijder

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