sabato 31 dicembre 2011

2011, l'anno della "normalizzazione": il bilancio di 12 mesi di Inter



Siamo alle ultime battute del 2011, e come di consueto è tempo di bilanci che forse lasciano un pò il tempo che trovano, ma è giusto fare dopo un anno certamente meno entusiasmante dei precedenti.

Il 2010 era stato l'anno degli orgasmi multipli, della scalata in cima al mondo, delle grandi notti europee e di quell'invincibile Armata condotta di peso dal generale Josè dentro la leggenda. Ma non solo: il 2010 aveva segnato anche la fine di qualcosa, e l'inizio di un'austerity che alla lunga (ma neanche troppo alla lunga) ci avrebbe portati a concretizzare scenari che fino al 22 maggio 2010 ritenevamo lontani anni luce dalla nostra vittoriosa e prospera dimensione.

L'anno che volge al termine ha visto la conclusione di questa metamorfosi kafkiana, in modo graduale e inizialmente rallentato dalle prestazioni di quell'immenso campione che risponde al nome di Samuel Eto'o, colui che fino a giugno ha svolto alla perfezione il ruolo di "cuscinetto", trascinando a suon di gol una squadra che pian piano si andava avviando verso un fisiologico (ed aggiungerei evitabilissimo) declino.

Sotto la guida di Leonardo, un'Inter che strada facendo aveva perso il suo Milito tra un acciacco e l'altro iniziò la folle rimonta, dopo le tenebre di un'era Benitez terminata nel peggiore dei modi. Con un Milan che andava arrancando, in molti abbiamo creduto che quel derby potesse darci lo scudetto forse più bello, ma la squadra che arrivò all'appuntamento decisivo dopo la sosta per le nazionali era ormai svuotata di ogni energia psico-fisica, dopo la corsa forsennata per recuperare il terreno perduto nei mesi iniziali. Come finì lo sappiamo tutti, e quella sera si staccò un altro pezzo di Grande Inter, prima della umiliante Caporetto che andò in scena pochi giorni dopo in Champions League contro il modestissimo Schalke: il 2-5 contro la squadra della Ruhr rappresenta la pagina più buia di questo 2011 nerazzurro, e forse una delle più buie in assoluto dell'intera storia del nostro club.

Il castello di cartapesta costruito da Leo, smantellato in un amen. La folle serata contro il Bayern e le incredibili rimonte, improvvisamente hanno smesso di eccitare, spazzate via dalle nostre menti per far posto a immagini molto meno piacevoli e da sentenze definitive e inappellabili. Probabilmente proprio in quella "settimana maledetta" Moratti e Leonardo si saranno iniziati a rendere conto che questa storia d'amore non sarebbe potuta andare oltre giugno.

Ed infatti, dopo un secondo posto in campionato ed una finale di Coppa Italia vinta grazie ad un Eto'o monumentale, nonostante una prestazione terribile, Leonardo lascia per andare al PSG a rivestire il suo ruolo vero e proprio, ovvero quello di dirigente. Il toto-allenatore porta all'investitura di Gianpiero Gasperini, che ben presto risulterà un "dead man walking" poichè inadatto e soprattutto mal supportato da una società sempre più allo sbando e con il FPF come unico obiettivo da perseguire.

Dal calciomercato arriva poco o nulla, il 6 agosto a Pechino arriva la sconfitta in Supercoppa contro il Milan e poi parte ufficialmente l'operazione Eto'o-Anzhi, coi russi che si porteranno via il camerunense per circa 25 milioni, andando a sollazzare le casse societarie ma di fatto riducendo dell'80% il potenziale offensivo di una squadra che perde in un sol colpo un bomber implacabile ed un leader carismatico. L'esoscheletro di Milito, l'anarchico Zarate e il fatiscente Forlan non bastano a compensare la più drammatica delle partenze, ed infatti il campo darà le sue risposte.

Gasp salta dopo Novara, Ranieri prende il suo posto dando pian piano una quadratura ad una squadra che via via aveva perso identità, organizzazione e capacità di imporsi anche contro avversari modesti come il Trabzonspor (vittorioso a San Siro). Tra mille difficoltà, si arriva al 2012 al quinto posto, lontani dalle inusuali posizioni di bassa classifica e con un girone di Champions vinto, con il Marsiglia ad attenderci per gli ottavi di finale nel prossimo febbraio.

Quest'anno è stata un pò più dura essere interisti, diciamocelo. Delusioni, l'assenza ingiustificata della società in sede di rafforzamento, addii dolorosi non compensati da arrivi altrettanto importanti ed un senso di approssimatività diffuso che non ci lascia con un buon gusto in bocca e con buone sensazioni per l'anno che verrà. Non ci resta che sperare in tempi migliori, in un nuovo progetto che sostituisca l'attuale politica delle mosse "a casaccio", e soprattutto in nuove soddisfazioni sul campo.

Un augurio di buon anno a tutti gli amici nerazzurri, ci si legge nuovamente nel 2012. 

Antonio


martedì 27 dicembre 2011

Un virtual-caffè con....NICOLA ROGGERO (SkySport)

Nicola Roggero, giornalista SkySport
Il Natale è appena passato, le pance sono ancora piene, ma la fame di calcio non finisce mai. Ecco perchè, in questi giorni dove di calcio se ne vede ben poco, possiamo ritenerci fortunati per poter pubblicare una breve intervista a Nicola Roggero, giornalista Sky, grande esperto di calcio inglese e di sport in generale, oltre che scrittore (chissà che non esca qualche buon consiglio per gli acquisti).

Salve Nicola, la ringrazio innanzitutto per la disponibilità. Lei è un grande esperto di calcio inglese, oggi da molti ritenuto quello migliore in ambito europeo. Negli anni molti giocatori italiani sono passati per la Premier League: Vialli, Zola, Di Matteo e molti altri. Furono decisivi in Inghilterra e sono tutt'oggi ricordati con grande affetto. Invece i "nuovi emigranti" faticano. Balotelli ci ha messo un anno ad ambientarsi, Santon ancora non c'è riuscito. Crede sia sintomo dell'oggettiva evoluzione della Premier e della involuzione della Serie A?
Sinceramente non penso. Penso invece che le differenze tra i calciatori nominati siano oggettive. I primi che hai detto erano dei grandissimi, i secondi sono di un'altra categoria, o di testa o di tecnica.
Però le stelle paiono scappare dal nostro calcio, per andare a rifugiarsi in altri lidi, piuttosto che venire a giocare in Italia. E' solo un fattore economico?
Anche, ma non solo. Credo che il vero problema, nella situazione che stiamo analizzando, sia da ricercare nel fattore ambientale. Qui da noi ci sono sempre troppe polemiche, troppa esagerazione in tutto, un'espasperazione pazzesca, stadi inaccettabili rispetto a tutti gli altri campionati e, soprattutto, un'organizzazione pessima, imbarazzante.
Forse allora non è un caso che lei segua per Sky soprattutto il calcio inglese, agli antipodi rispetto alla situazione italiana che lei ha descritto. Però noi siamo un blog sull'Inter, dunque non posso tirarmi indietro dal chiederle quale giocatore della Premier consiglierebbe oggi a Moratti.
"Anarchico testabalorda:
una soria di vino e sportivi controcorrente"
Nicola Roggero
Tra quelli meno conosciuti e non di spicco, ma giovane e con ottime prospettive, direi sicuramente Martin Kelly, difensore del Liverpool classe 1990. E' un talento, ma penso che, purtroppo per voi, resti dov'è.
Non avevamo dubbi! Passiamo invece ora al suo lato artistico, da scrittore: se dovesse raccontare oggi una storia nel calcio, chi sceglierebbe come protagonista? Mourinho, Balotelli, Ibrahimovic o chi altro?
Sceglierei Tevez forse...
Come mai?
La sua storia è affascinante, sembra la vita di un boxeur: ha avuto un'infanzia poverissima, in un quartiere terribile di una città difficile, ma a cui è rimasto molto affezionato. Un temperamento da lottatore ma s'è messo in mani di agenti piuttosto discutibili...insomma, gli ingredienti ci sono tutti per un grande racconto!
Nei suoi libri (Anarchico testabalorda e L'importante è perdere) il tema centrale è identificabile, forse, con l'espressione "lo sport che fu". Storie, passioni e vicende del passato, di ogni sport, che si intrecciano nella sua narrazione, storie che probabilmente oggi non potrebbero più essere vissute. Quanto è cambiata la percezione dello sport, soprattutto del calcio, negli ultimi anni?
Non credo si possa dire "lo sport che fu", quanto piuttosto "lo sport come dovrebbe essere": impegno, lealtà, rispetto dell'avversario e delle regole. Il calcio, ahimè, è quello che si è sicuramente allontanato di più da tutto ciò...ma non è tutto negativo. In alcune situazioni un certo clima di fair-play (ndr non quello finanziario eh!) e valori è rimasto fortunatamente. E ci possiamo ancora divertire con il calcio e lo sport fortunatamente.

Una bella chiaccherata, seppur breve, dove Nicola ci ha illuminato alcuni lati del mondo dello sport e della narrativa di contorno. Ringraziandolo ancora per la disponibilità mostrata, saluto anche tutti voi, augurandovi nuovamente buone feste!

Andrea - Inter Cafè 
sabato 24 dicembre 2011

Caro Babbo Moratti..


Eccoci giunti anche quest’anno alle festività natalizie, che come di consuetudine segnano la conclusione di un anno che non verrà certamente in futuro ricordato e celebrato per la sua positività, sia da un punto di vista generale, sia, almeno per quanto ci riguarda, dal punto di vista sportivo. 

Di solito a fine anno è tempo di bilanci, e nonostante le statistiche recitino che nell’anno solare appena trascorso siamo stati la seconda squadra a realizzare il punteggio più alto dietro al solo Milan, alzi la mano chi ha il coraggio di definire anche solo parzialmente positivo il bilancio dell’annata appena trascorsa. Abbiamo strappato a fatica un solo trofeo, la Coppa Italia, grazie esclusivamente a un eccezionale campione che poi abbiamo svenduto ai russi dell’Anzhi in nome del FPF, esultando per il grande risparmio che avremmo realizzato sul suo stipendio: il problema è che lo stesso stipendio di Eto’o lo stiamo versando a Chivu, Muntari e uno a vostra scelta fra Sneijder, Milito, Forlàn e Stankovic; non so se mi spiego…

Abbiamo cambiato tre allenatori inscenando in estate un teatrino abbastanza penoso per la successione di Leonardo, per poi effettuare credo la peggiore scelta in assoluto che si potesse fare, non tanto per la persona in assoluto quanto per il contesto nel quale questa persona è sta a chiamata a lavorare, fra pressioni esorbitanti e giocatori quanto più inadatti fosse possibile allo sviluppo del suo modulo di gioco.

Abbiamo infine definitivamente affossato la squadra che solo un anno e mezzo prima era riuscita nella fantastica impresa di vincere tutto, superando anche quel Barcellona che viene quasi unanimemente riconosciuto come una delle tre/quattro squadre più forti di tutti i tempi. In più le prospettive che ci si presentano all'orizzonte non sono certo fra le più rosee, in un’incertezza totale per quanto riguarda obiettivi e strategie, e nell'impossibilità totale di intravedere il benché minimo abbozzo di quello che potrebbe essere un progetto per il futuro. L'impressione veramente avvilente che possiamo ricavare dalle notizie che ci vengono messe a disposizione è che arriviamo a trattare i giocatori che ci potrebbero interessare quasi sempre in ritardo, e anche quando arriviamo in anticipo, prolunghiamo all'infinito le trattative anche per risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro col risultato che qualcuno ci sorpassa e ci porta via l’obiettivo da sotto il naso; così a noi restano degli “scartini” che finiamo per giunta per pagare molto di più di quello che valgono. Questi sono discorsi che abbiamo già fatto in tante altre occasioni direte voi: è vero.


Siccome allora questo è anche il periodo nel quale i bambini chiedono i regali a Babbo Natale, noi, che purtroppo bambini non lo siamo già più da quel bel pezzo, non ci metteremo a chiedere lamentosamente regali quali Lucas o Tevez, anche perché, da soli e al di fuori di un progetto serio, non risolverebbero un tubo. Ci limitiamo a chiedere un favore al nostro Presidente: che prenda spunto da questa pausa natalizia per riflettere a fondo sul tipo di impegno che intende continuare a mettere nell'Inter, dal momento che per qualunque tifoso che abbia a cuore le sorti di questa squadra credo sia diventata una situazione abbastanza frustrante e avvilente da sopportare. L'Inter non può essere gestita con gli stessi obiettivi con i quali vengono gestite, seppure egregiamente e con tutto il rispetto possibile, squadre come l'Udinese, il Chievo, il Palermo o la Lazio; il posto delll'Inter per storia, tradizione, numero di tifosi e titoli conquistati deve essere nell'elìte del calcio nazionale e internazionale. Questo non vuole dire vincere sempre qualcosa tutti gli anni, ma vuole dire creare i presupposti per essere competitivi ai massimi livelli e cercare di arrivare giocarsi la vittoria il più a lungo possibile e nel maggior numero di competizioni possibile. 

Dopo la conquista del Triplete sembra che qualcuno abbia profuso tutto il suo impegno per ottenere il risultato diametralmente opposto; praticamente quasi un sabotaggio. Se Moratti deve liberarsi di qualche personaggio che “rema contro” o che non è più adatto a muoversi nel panorama del calcio moderno, se ne liberi; se non ha più la possibilità di impegnare determinate risorse finanziarie o non ne ha più l’intenzione, stringa alleanze con qualcuno che abbia questa possibilità o questa intenzione. Anche avendo infatti la fortuna di avere in Società degli “scouting” come quelli che ha l’Udinese (ma perché Moratti invece che sputtanare soldi in stipendi a giocatori bolliti non fa una bella offerta a qualcuna di queste persone?), tu sei l'Inter e fatalmente devi spendere di più di quello che spende l’Udinese, sia perché ti servono i campioni per vincere, sia in nome di un’antica e mai tramontata legge del mercato che presuppone che a colui che è più ricco, famoso e “in vista”, le cose che gli interessano gli vengano fatte pagare un po’ di più; non so dove sia andato a lezione di marketing il nostro grande Direttore Branca, il quale pretende che a lui, solo perché elegante e simpatico (?), gliele offrano a prezzo di saldo.

Abbiamo toccato con mano come l'anno scorso sarebbero bastati un paio di innesti azzeccati e richiesti da “Ciccio” Benitez per vincere non dico comodamente, ma con una certa tranquillità l’ennesimo titolo italiano; quest’anno la stessa situazione avrebbe con tutta probabilità garantito un comodo accesso alla Champions dell’ anno prossimo, che invece attualmente è da ritenersi impresa piuttosto ardua; mancato accesso che peraltro vanificherebbe tutte le “palle” che ci hanno rifilato in questi anni sul FPF. Unitamente a questa riflessione su “cosa voglia fare da grande”, ci permettiamo di richiedere un favore al nostro Presidente, favore peraltro implicitamente legato ad essa: lo preghiamo di non costringerci più a tifare per il Milan affinché non vinca lo scudetto la Juve, o per qualcuno magari viceversa. Non c’è niente di peggio che essere costretti a sperare che vinca qualcuno per il quale non hai rispetto piuttosto che vinca qualcun altro che detesti fieramente.

Detto questo, facciamo i migliori auguri a tutto lo staff di Inter-Cafè e ai nostri lettori, saltuari o assidui che siano, di un buon Natale e di un 2012 più prospero e sereno di quanto lasci immaginare l'attuale situazione; e non stiamo ovviamente parlando di calcio.

Alex - Inter Cafè
venerdì 23 dicembre 2011

Inter: ieri (Gasperini), oggi (Ranieri), domani chissà!


Un saluto a tutti gli amici interisti che seguono con passione questo blog! Mi chiamo Davide e occasionalmente mi capiterà di collaborare con InterCafè. Finite le presentazioni passiamo alla nostra amata Inter.
Con il recupero della prima giornata di campionato si conclude una prima parte di stagione a due facce. Una è la faccia brutta, inguardabile, dell'Inter di Gasperini, che ha pagato la sua testardaggine tattica e la scarsa forma della squadra. L'altra faccia è quella più gradevole (bella sarebbe eccessivo) della gestione Ranieri, il tecnico normalizzatore, che poco a poco ci sta riportando ai piani della classifica che ci competono. Ad analizzare la situazione usando solo la fredda matematica sembra che la tempesta in cui si è trovata la squadra nella primissima parte della stagione sia passata, o almeno che il peggio sia alle nostre spalle. Primo posto nel girone di Champions League, un impegno agli ottavi di finale a dir poco alla nostra portata e quattro vittorie consecutive in campionato (cinque nelle ultime sei) blindando la porta di Julio Cesar (due gol subiti nelle ultime sei gare) potrebbero indurre i più ottimisti a dire che tutto è già tornato alla normalità. Purtroppo non contano solo i numeri nel calcio, e chi di voi ha visto le ultime partite si sarà sicuramente accorto che la situazione non è poi così  buona.

giovedì 22 dicembre 2011

Inter-Lecce 4-1: finalmente Alvarez!


Nell'ultima uscita stagionale di questo 2011, l'Inter non fallisce l'appuntamento con la vittoria casalinga contro il Lecce fanalino di coda, con un 4-1 che rispecchia certamente l'enorme numero di palle gol create dalla squadra di Ranieri, ma forse non rende bene l'idea di una gara vinta sì con pieno merito, ma sofferta ed in bilico fino a venti minuti dalla fine.

Tra il ritorno al gol di Milito, una prolificità ritrovata, e la verve di Nagatomo, quello che fa più sorridere dopo la gara coi salentini è la prestazione di Ricky Alvarez, colpo del mercato estivo più volte bollato come bidone, ma la cui stella ha letteralmente illuminato San Siro, con lampi di classe purissima e giocate da esteta del pallone. Ecco, se Ricky torna ad essere a tutti gli effetti Maravilla, nel nuovo anno potremo davvero divertirci.

Contro un Lecce falcidiato dalle assenze e che annaspa a fondoclassifica, la vittoria appare poco più che una formalità. Quando però Muriel al 19' parte in contropiede, fa fessi Lucio prima e Maicon dopo rientrando sul destro e batte Julio Cesar, allo stadio cala il gelo, e non solo per le temperature rigide della notte milanese. Al primo tiro in porta, i pugliesi sono in vantaggio: ritornano vecchi fantasmi, che prendono ancora più corpo nei minuti successivi quando qualsiasi tentativo di rimonta si infrange contro i legni della porta difesa da Gabrieli.

martedì 20 dicembre 2011

In attesa di Inter-Lecce, tra scommesse e calciomercato

La prima giornata è sempre circondata da un'attesa spasmodica da parte degli amanti del calcio, ma quest'anno così non è. Causa lo sciopero (ridicolo, possiamo dirlo?) che ha bloccato a fine agosto l'inizio della Serie A, ci ritroviamo oggi, nel secco freddo dicembrino, in attesa che si disputi appunto questa fantomatica prima giornata di campionato. Se tutto fosse andato come sarebbe dovuto andare, oggi il calcio italiano sarebbe già ufficialmente in vacanza e l'Inter avrebbe usufruito di questa settimana libera per compiere una tourneè di amichevoli in terra araba, in onore dell'anniversario della vittoria del Mondiale per Club ed in onore di un paio di milioni di euro in  più nelle casse (sempre più, apparentemente, vuote) societarie. Niente da fare invece. Ranieri&Co. sono alle prese con la preparazione di una partita molto importante, ovvero quella di domani sera, contro il Lecce, da cui si potranno ottenere ulteriori risposte, si spera positive, in vista del ritorno in campo di gennaio.

domenica 18 dicembre 2011

Cesena-Inter 0-1: 3 punti d'oro, per il bel gioco si prega di ripassare più avanti..



Una prestazione poco convincente, che però coincide con altri tre punti dal peso specifico elevatissimo. Questo il sunto di Cesena-Inter, gara dal quale i nerazzurri escono con una vittoria ottenuta grazie ad un colpo di testa di Ranocchia, al termine di 90' che hanno evidenziato pecche in fase di costruzione ancora presenti e sulle quali sarà importante lavorare in vista di impegni più probanti della comunque ostica trasferta del Manuzzi.


Ranieri ripropone anche per la trasferta romagnola il 4-4-2, modulo sul quale pare aver trovato maggiori certezze ed equilibri. Non c'è Alvarez come esterno destro, bensì Zanetti per coprire le avanzate di Maicon, con il versante sinistro presidiato da Nagatomo e Coutinho. La coppia d'attacco è ancora una volta Pazzini-Milito, con Forlan in panchina assieme a Zarate. I padroni di casa, tra le squadre più in forma del campionato, rispondono con un 4-2-3-1 atipico, con Eder punta centrale supportato da Mutu, Candreva e Ceccarelli.

sabato 17 dicembre 2011

Un virtual-caffè con.....LUCA MARCHETTI (SkySport)

Luca Marchetti, vice caporedattore Sky Sport 24
Sky Sport 24 è una delle reti più all'avanguardia a livello di notizie sportive, i suoi giornalisti sono sicuramente esperti, ognuno con un suo specifico ambito di competenza. Luca Marchetti è, insieme a Gianluca Di Marzio, l'uomo mercato della rete digitale. Con grande piacere ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande riguardanti la vicinissima finestra di mercale invernale.

Luca, su SkySport sei uno degli uomini mercato della redazione, quindi la prima domanda sarà scontata: si muoveranno molto le società italiane in questo mercato invernale?
Beh, si muoverà chi ne ha la necessità. In realtà la finestra invernale serve sempre a tutti, alla fin dei conti, per sistemare ed aggiustare le squadre in corsa nei reparti ove ci sono maggiori necessità, per migliorarle o cogliere delle occasioni al volo, come Tevez ad esempio. Milan e Juventus sicuramente cercheranno di fare innesti importanti, Moratti ha promesso qualche arrivo appena dopo Natale.
Un regalo sotto l'albero per noi interisti allora...
Così parrebbe. Ed anche la Roma ha necessità di prendere almeno un difensore...insomma, ci sarà da divertirsi.
Come sempre direi. Gennaio però è ritenuto da sempre il mese per la riparazione della squadra, eppure sempre più società, proprio come l'Inter, preferiscono fare mercato in questa finestra piuttosto che in quella estiva. Perchè? Non trovi che ciò possa essere controproducente per gli equilibri di squadra?
Generalmente dipende dalle opportunità che riserva il mercato. Di solito è più conveniente comprare a Giugno, ma non è sempre così, e poi possono nascere delle esigenze che magari in estate non erano ritenute tali. Ciò sia per la posizione in classifica che per gli infortuni.
D'esempio è il Milan allora: Cassano fuori e si lancia sull'occasione Tevez, che pare davvero vicino, anche per sua espressa volontà, alla società di via Turati. La Juventus, come hai detto prima, si guarda molto attorno...e l'Inter? Ci sono dei colpi in arrivo per la società di Corso Vittorio Emanuele?
Attenzione, Tevez non è ancora del Milan! La Juventus s'è oramai defilata, ma occhio al PSG. Galliani comunque cerca ancora un terzino ed un centrocampista sul mercato. L'Inter ha proprio bisogno di innesti, per ricominciare un ciclo che pare davvero essere agli sgoccioli. Ma attenzione: c'è da fare i conti con il bilancio, si spende quello che si guadagna, Moratti non ha più intenzione di di attingere alle proprie risorse personali.
Però i nomi girano: Juan, Kucka, Schelotto...poi all'improvviso è venuto fuori anche il nome di De Rossi. Più fantamercato che realtà?
Paradossalmente De Rossi sarebbe un acquisto a costo zero, quindi tecnicamente più credibile degli altri. Ma, ed il ma è gigantesco davvero, credo che se De Rossi non dovesse rinnovare con la Roma, preferisca andare all'estero piuttosto che in un'altra squadra italiana.
Inghilterra su tutte probabilmente. Ma davvero non rinnoverà?
A breve ci sarà l'ennesimo incontro e se ne saprà di più.
Parlando di calciomercato in generale, negli ultimi anni c'è stata una sua evoluzione. I campionati sudamericani, già serbatoi di giovani talenti, sono diventati protagonisti veri. Quali sono i motivi di questa cambio netto di rotta? Là costano davvero meno i giocatori?
Si e no. I campioni, anche giovani, costano sempre tantissimo, in ogni situazione, forse troppo per le italiane, basta vedere Neymar e Lucas ad esempio, veri fuoriclasse. Gli altri invece, mediamente, costano meno che gli italiani, ma non solo in Sud America. Attenzione però, perchè gli equilibri (o squilibri) stanno cambiando: ora che in Brasile ci saranno Mondiali ed Olimpiadi girano molti più soldi.
Il Milan s'è sempre mosso bene in Sud America ed è ammirevole il lavoro che sta svolgendo negli ultimi anni sul mercato: solo colpi mirati ed azzeccatissimi. Quali sono le armi di Galliani e Braida? Anche perchè pure Berlusconi, come Moratti, ultimamente pare meno felice di tirare fuori i soldi.
Vero, ma un piccolo sforzo l'ha comunque fatto ultimamente. Il Milan guarda moltissimo alle varie opportunità che possono nascere nel tempo sul mercato. Studia strategie, anche con l'aiuto dei procuratori, che poi magari svolgono il ruolo di intermediari, vedi Raiola. E' una politica diversa da quella dell'Inter, che ultimamente ha preferito puntare sui giovani che, si spera, possano diventare grandi.
Come ultima domanda farei una carrellata delle altre "grandi" squadre: qual è quella che, tra Juventus, Napoli, Lazio e Roma, s'è mossa e si muoverà meglio sul mercato?
Sono quattro squadre completamente diverse tra loro, che hanno impostato la campagna acquisti su dei progetti molto diversi. La Juventus aveva i soldi e ha speso per accontentare in toto Conte; il Napoli continua il progetto iniziato sette anni fa e che l'ha portato dalla Serie C alla Champions League; la Roma ha intrapreso una nuova strada, un nuovo percorso tutto da valutare; la Lazio, infine, ha puntato sull'usato sicuro per ottenere risultati subito  e su giocatori di prospettiva già pronti. Un applauso va fatto, a mio parere, a Lotito e Tare. Detto ciò non credo ci saranno particolari cambi di rotta, continueranno tutte su queste strade.

E Luca Marchetti continuerà a raccontarci questa strada col suo lavoro. Lo ringraziamo ancora per avere partecipato ad Inter Cafè ed avermi concesso questa intervista.

Andrea - InterCafè         
venerdì 16 dicembre 2011

L'Olympique de Marseille per l'Inter agli ottavi di Champions League

Sono appena stati sorteggiati a Nyon gli abbinamente per gli ottavi di finale di Champions League. L'Inter era, tra le tre italiane in gioco, l'unica ad essere passata come prima nel proprio girone e sicuramente quella più facilitata visto le squadre che avrebbe potuto incontrare nelle prossime sfide che si terrano, per le andate, tra il 14-15 di Febbraio ed il 21 ed il 22 dello stesso mese (il ritorno tra il 6 ed il 7 ed il 14 ed il 15 di Marzo).
La squadra sorteggiata è stata l'Olympique Marsiglia, squadra francese allenata dalla vecchia conoscenza italiana Didier Deschamps. Mai come quest'anno è stato importante passare da primi nel girone, vista la grande quantità di big europee che si sarebbero potute incontrare poichè nessuna era nel girone con la squadra allenata da Ranieri. Visti poi i rischi a cui andavano incontro, non è andata male neppure a Milan e Napoli, che affronteranno rispettivamente Arsenal e Chelsea.
E' stato un buon sorteggio? In linea di massima si, l'Olympique non è una grandissima squadra, gioca in un campionato di livello medio-basso, ed ha nei giocatori di maggior rilievo i fratelli Ayew, giovani talenti figli della stella africana Abedì Pelè. Non bisognerà però fare l'errore che fu fatto l'anno scorso con lo Schalke, ovvero sottovalutare eccessivamente l'avversario. Da qui a Febbraio c'è tanto tempo, i nostri migliori giocatori potranno essere recuperati, avremo un Forlàn in più e si spera in qualche aiuto dal mercato invernale. Vero rischio sarà la gara di andata, a Marsiglia, in uno stadio tanto bello quanto caldo, ovvero il Velodròme: passare indenni la partita in Francia sarà di estrema importanza, visto anche le difficoltà che sta riscontrando recentemente la squadra di Deschamps nelle sfide in trasferta.
Ecco qui l'elenco completo degli accoppiamenti usciti dall'urna di Nyon:

Lione-Apoel
Napoli-Chelsea
Milan-Arsenal
Basilea-Bayern Monaco
Bayer Leverkusen-Barcellona
Cska Mosca-Real Madrid
Zenit San Pietroburgo-Benfica
Marsiglia-Inter

Chiudo con un personalissimo gioco di percentuali sul passaggio del turno delle italiane: Inter 70%, Milan 65 %, Napoli 45%. Dite la vostra!

Andrea - InterCafè
giovedì 15 dicembre 2011

Inversione di rotta


L’inversione di rotta alla quale si fa riferimento nel titolo sembrerebbe verificatasi in due contesti diversi, tenendo presente che il condizionale è sempre d’obbligo quando si parla di calcio e di sport in generale. Il primo è quello ovviamente del calcio giocato: al di là dell’avanzata in classifica è innegabile che nelle ultime partite si siano verificati importanti passi in avanti per quello che riguarda la fluidità e l’efficacia del gioco che esprime la nostra squadra e che trova riscontro nella crescita di diversi elementi.

A cominciare dalla coppia dei difensori centrali, Samuel e Lucio, che sembra aver ritrovato una solidità accettabile, anche se non proprio quella del triplete. Per proseguire con Nagatomo cresciuto molto ultimamente e molto meglio se impiegato a sinistra piuttosto che a destra; per arrivare a Cambiasso, imprescindibile per il nostro centrocampo, che sembra avere ritrovato finalmente una forma fisica che ne sostenga adeguatamente l’intelligenza e l’acume tattico che ovviamente non ha mai perso; se non riesci a correre ad una velocità decente però…

Le note dolenti vengono dall’attacco dove il Pazzo corre, lotta e si “sbatte” come pochi ma sbaglia troppo, forse anche perché mal supportato sia da Milito, veramente irriconoscibile e preda di una “macumba post Madrid” (evidentemente originata dall’ormai famoso “Non so se resto; ho altre offerte da valutare”), sia da Zarate, inconsistente ed inutile giocatore affetto da dribblomania acuta. Considerando che dovremmo più o meno a breve beneficiare delle prestazioni di Maicon (ancora il migliore nel suo ruolo se sta bene), Forlàn (discreta apparizione già l’altra sera) e Sneijder, il futuro ci appare un po’ più roseo, anche dall’alto (?!) di una classifica un po’ meno mortificante. Sull’olandese c’è da fare comunque un discorso a parte: cominciano a sorgere seri dubbi sulla sua voglia di sacrificarsi per questa squadra e la sua prolungata assenza non vorrei che fosse dettata da una volontà di cautelarsi da possibili ricadute in vista di una cessione nel mercato di Gennaio.

L’altro piano a cui si faceva riferimento è quello arbitrale e, più in generale, del “Palazzo”. Avrete penso notato che dopo un inizio nel quale ci hanno letteralmente massacrato con almeno una o più decisioni contro a partita, da un certo punto un poi hanno improvvisamente smesso di darci addosso; anzi, in qualche occasione ci hanno perfino “restituito” qualcosa. Tipo l’altra sera contro il Genoa: a parte la clamorosa mistificazione di Mediaset, secondo la quale il gol di Grandqvist era assolutamente regolare, effettivamente esiste una buona componente di fortuna se ti annullano un gol così a sfavore. Il regolamento cita infatti che un giocatore è in fuorigioco se al momento del passaggio di un compagno si trova con una parte del corpo deputata a giocare il pallone oltre la linea del penultimo difendente avversario. Lo svedese, che fra l’altro non doveva essere nemmeno più in campo, in quanto autore di un fallo da ultimo uomo su Milito lanciato a rete, è in linea sì con i piedi di Lucio, ma al di là con la testa e con il busto: dal momento che segna di testa….Mettiamoci poi che è il primo dalla parte del guardialinee e quindi quello che copre tutti gli altri è più facile che l’assistente venga tratto in inganno, tanto più che rientra all’ultino da un fuorigioco più netto; la consueta e lagnosa “tiritera” dell’allenatore contadino e del più ignorante dei Presidenti di serie A (anche se si tratta di una bella gara) che si chiedevano come sarebbe stato valutato il gol a maglie invertite, trova risposta nelle prime otto-nove partite della stagione, nelle quali siamo stati clamorosamente penalizzati non solo contro squadre come il Napoli e la Roma, ma anche contro Palermo, Novara, Catania, Bologna: con tutto il rispetto tutt’altro che “l’elìte” del calcio della quale blateravano i due l’altra sera. E con quale evento è coincisa questa svolta nell’andamento delle decisioni arbitrali? Semplice: con la sentenza del Processo di Napoli, che ha definitivamente sancito la colpevolezza e la malafede di Moggi e della sua “cricca”. Qualcuno obietterà che si tratta solo di una coincidenza, che non è vero niente, che lo sport è superiore a queste cose: liberi ovviamente di crederlo. Io vi dico però che all’inizio del Campionato era palpabile l’atmosfera di rivalsa che c’era nei confronti dell’Inter e del fatto che in estate non avesse restituito il famoso 14esimo e non avesse rinunciato alla prescrizione. Attenzione: non parlo di un complotto, ma semplicemente di un assunto che aveva fatto proprio la classe arbitrale, condizionata da un “baillamme” mediatico senza precedenti, secondo il quale era quasi etico dare addosso alla squadra di Moratti. Sono situazioni che io ho vissuto tanti anni (purtroppo) fa, quando militavo in campionati minori nei quali non c’era nemmeno l’ombra degli interessi che ruotano intorno al calcio di oggi; se si verificavano al nostro livello mi viene da dire che a maggior ragione possono verificarsi in serie A.

L’arbitro è un uomo e come tale assolutamente influenzabile; non si tratta di complotti o di manie di persecuzione, ma la semplice e ovvia realtà. Allo stesso modo, sulla spinta di quella sentenza e consci del fatto che ormai per la lotta al titolo eravamo definitivamente fuori, la situazione si è, diciamo pure, normalizzata. Chiariamo ancora una volta che fino a un mese fa abbiamo perso perché molti giocatori erano fuori forma, altri infortunati, perché la Società ha completamente “cannato” la campagna acquisti e nel complesso giocavamo abbastanza da schifo; come adesso siamo un po’ risaliti per le ragioni che citavamo all’inizio. E’ indubbio però che una bella mano ad affondare ce l’abbiano indiscutibilmente data. Vorrei far presente che senza quella vergognosa “ladrata” di S.Siro, complice il “miglior arbitro italiano”, il tanto osannato Napoli sarebbe almeno un punto sotto, contando un pareggio in quella partita; e questo al netto di tutti gli altri errori che ci hanno affossato. Mi rendo perfettamente conto che questi siano argomenti di scarso interesse anche ad alcuni redattori di questo Blog: però bisogna rendersi conto che le vicende degli ultimi due anni hanno creato all’Inter un danno di immagine probabilmente mai recuperabile, dal momento che quasi tutti i media per anni hanno accostato la squadra e la sua dirigenza alla Juve di Moggi & Co. Danno che poi si va anche a tradurre in situazioni come quella verificatasi all’inizio del Campionato. Una sola battuta finale sul “Tavolo della pace”: a parte che non capisco l’opportunità di sedersi a parlare di regole per il futuro con chi di regole se ne strafotte, fregiando il proprio stadio con due scudetti revocati proprio dalla Federazione alla quale appartiene e alle quali regole dovrebbe invece sottostare, se si fosse trattato comunque di concordare nuove regole tipo l’allungamento dei tempi di prescrizione (oggi obbiettivamente troppo corti) e di chiarirsi definitivamente su che cosa si intenda per rispetto articoli nr.1 e nr.6 (visto che in parecchi sembrano avere le idee abbastanza confuse), avrebbe anche potuto avere un minimo di senso. Evidentemente il “giovin signore” avrà tirato fuori per l’ennesima volta la richiesta di rinuncia al 14esimo scudetto; al chè il nostro Presidente l’avrà eufemisticamente mandato a cagare, dal momento che è troppo signore per mandarcelo dritto per dritto.

Come diceva in una sua canzone Riccardo Cocciante: “Era già tutto previsto”.

Alex
mercoledì 14 dicembre 2011

Genoa-Inter 0-1: pagelle, e non solo


Julio Cesar 7 - Ottanta minuti a girarsi i pollici, poi Veloso gli tira addosso uno scaldabagno che lui devia da campione. Nel post-partita si lascia scappare la frase "la nostra forza è sempre stata la difesa", e finisce a fare l'antidoping.

Zanetti 6 - Rientra dalla squalifica, e si dedica a coprire le spalle a Faraoni. Alla mezz'ora pare che quest'ultimo gli abbia detto "grazie papà"..


Samuel & Lucio 6.5 - Serata tranquilla, nel primo tempo parte anche una sfida a morra cinese in cui il brasiliano si è lamentato perchè non era d'accordo sulla carta che batte il sasso..


Nagatomo 7 - Segna di testa su assist di Alvarez. Forse quei Maya non erano poi così pirla..


Faraoni 5.5 - Giù di corda, forse intimorito che Zanetti lo mandasse a letto senza cena..

martedì 13 dicembre 2011

Nagatomo di testa. E l'Inter diventa sesta.

Nel recupero dell’11^ giornata l’Inter sbanca Marassi e porta a casa tre punti preziosi che le permettono di guardare con più ottimismo alla classifica (siamo passati dal quint’ultimo posto al sesto posto).
Ranieri deve fare a meno di Maicon, Ranocchia e Coutinho mentre ritrova Zanetti e tra i convocati c’è pure Forlan.
Il tecnico romano schiera il consueto 4-4-2 con due novità rispetto all’undici che ha battuto la Fiorentina. Zanetti sostituisce Maicon mentre a centrocampo sulla sinistra per la prima volta (udite, udite) si vede Andrea Poli.
Il Genoa è ben messo in campo ma l’Inter fa la partita e nella prima frazione si rende pericolosa in almeno 3-4 occasioni. Bravo Frey a strozzare in gola l’urlo nerazzurro. Nella prima frazione c’è anche un episodio dubbio al limite dell’area genoana. Milito è ostacolato mentre era lanciato a rete. Ci sarebbe un’espulsione per fallo da ultimo uomo che Banti non vede (o fa finta di non vedere).

Peppino Prisco: 10 anni senza l'INTERISTA

(Milano, 10 dicembre 1921 – Milano, 12 dicembre 2001)


Curioso pensare che a farmi conoscere quell'immenso personaggio che è stato Peppino Prisco sia stato un milanista, ma effettivamente andò proprio così. Ero poco più che un bambino, e già vivevo le prime schermaglie con i vicini (padre e figlio, mio coetaneo) di marcata fede rossonera, amici nella vita ma rivali acerrimi in campo sportivo.

Un giorno il milanista adulto, dell'età di mio padre, discutendo durante una partita vista insieme pronunciò la frase "Peppino Prisco è il primo anti-milanista che c'è in Italia!". Ed io: "E chi è?". "Ma come chi è, il vostro vicepresidente! Maledetto, se ci vedesse sparire sarebbe la persona più felice del mondo".

Insomma, ero un fanciullo e di informarmi sull'organigramma della mia squadra del cuore mi interessava all'epoca davvero poco. Tuttavia, venni in questo modo a conoscenza di questo incredibile pezzo di storia nerazzurra, un interista DOC che ormai da dieci anni ha lasciato questo mondo dopo essersi reso immortale in vita.

Ora, senza lasciarsi andare a post strappalacrime (che non sarei nemmeno capace di scrivere, a dirla tutta), credo che il modo migliore per ricordare uno dei più grandi interisti di sempre sia quello di elencare alcune delle perle sciorinate negli anni, che concentrano l'essenza e la grandezza di questo piccolo avvocato di origini napoletane che ha impresso a fuoco il suo nome nella storia del nostro club. Perchè lui non era un interista qualunque: lui era l'INTERISTA per antonomasia, un'icona che identifica una definizione.


II Milan è finito in B due volte, la prima pagando, l'altra gratis.


La Juventus è una malattia che purtroppo la gente si trascina fin dall'infanzia. 


Cosa penso dei giocatori dell'Inter che fanno i festini hard? Non saprei, quando escono non mi chiamano mai. 


Chiedo scusa ai miei genitori ma in mezzo alla foto di loro due porto sempre quella di Ronaldo. 


Mi definisco un ometto di grandi passioni. Ometto: uomo è troppo impegnativo. 


Una volta, nel '54, mi hanno chiesto se con l'Inter fuori cau­sa mi augurassi che lo scudetto lo vincesse il Milan. Rispo­si: 'Mi auguro che vinca la Scarioni, gloriosa squadra dilet­tantistica dove ho militato negli anni Trenta'. 


Un pronostico su Ascoli-Milan? Non saprei, non seguo il calcio minore. 


Se dovessi difendere il Milan per quello che ha fatto a Marsiglia, chiederei la perizia per incapacità di intendere e di volere. 


Sto preparando lo striscione del Milan Club Marsiglia. Ho già trovato uno sponsor: l'Enel. 


La Smart? Un regalo di mia moglie per la laurea. No, non ne ho presa un'altra. È che ai tempi non me l'aveva fatto. 


Mia moglie è più di quarantenni che non viene a vedere con me una partita. Una domenica mi ha detto: «Se continui a gridare in quel modo non vengo più». Le ho risposto:«Stai pure a casa». 


Sull'affare passaporti, Recoba doveva essere assolto per non aver compreso il fatto. È stato il più stupido, un pirla, come si dice a Milano. 


A proposito dei passaporti falsi, avete sentito il padre di Veron? Io sì: l'hanno intervistato e non ci ho capito niente perché parlava calabrese stretto. Probabilmente è stato doppiato. 


Il rigore negato alla Juventus nell'aprile del '98 non è stato assolutamente un furto. In realtà si è trattato di ricettazione. 


Inter-Juve finisce spesso con delle lamentele contro gli ar­bitri. Il guaio è che sono sempre le nostre. 


La sudditanza psicologica è in tutti i campi. Se il parcheggio è pieno e arriva Moggi gli dicono: «Prego, si accomodi!» 


Mi pare che Braschi sia molto stimato in ambito internazionale. E lui in effetti quando mancano certe squadre italiane se la cava bene. 


Bè, però adesso basta parlare di sudditanza arbitrale. Sa­pete, ho ottant'anni e non vorrei che Dio fosse bianconero. 


Il Milan? Cos'è? 


Da bambino avevo fatto un voto perché volevo il Milan in B. Poi l'ho perfezionato: serie C. 


La serie B non è nel nostro codice genetico. 


Sono dell'idea che una retrocessione cancelli almeno cin­que scudetti conquistati e che la vittoria della Mitropa eli­mini i residui. 


Vedere Milan-Cavese 1-2 del 1983 con i cugini in B è una cosa che fa molto bene a chi è malato. 


Milan primo in classifica? Si deve trattare di un refuso tipografico. 


«Lei approverebbe che suo figlio sposasse una ragazza nera?» «Ha detto nera o rossonera? Perché nel primo caso è un sì.» 


Sono contro ogni intolleranza e razzismo, ma mia figlia in sposa a un giocatore del Milan non la darei mai. 


(A Luisa Corna, incontrata a Controcampo): Ah, è lei? Non l'avevo quasi riconosciuta con tutti quei vestiti addosso. 


Ai giocatori piacciono le ragazze? Alla loro età anch'io avrei fatto lo stesso se accidentalmente non fossi stato impegnato nella Campagna di Russia. 


Ci accusano di essere nati da una cestola del Milan. È ve­ro. D'altra parte non abbiamo mai nascosto le nostre umi­li origini. 


Nel '29, dopo un derby vinto dall'Inter ne divenni tifoso. Successe che, avendo chiesto ai miei zii Pasquale e Antonietta notizie sul Milan, loro mi risposero che non era il caso di occuparmi di gente incolpevole, ma calcisticamen­te di serie B.


Io tifo per l'Inter e per tutte le squadre che giocano contro Milan e Juve. 


Oreste del Buono è del Milan perché a scuola da giovane lui teneva per i Troiani. È sempre stato abituato a mettersi con i più deboli. 


II mio sogno? L'Inter che batte il Milan a tempo scaduto con un gol segnato in fuorigioco o con la mano. Meglio se in fuorigioco e con la mano. 


II giorno prima di morire vado a fare la tessera del Milan, così se ne va uno di loro.


In una parola: unico.

Antonio
lunedì 12 dicembre 2011

Inter-Fiorentina 2-0: le pagelle


JULIO CESAR 6 - La serata è tranquilla, ogni tanto caccia qualche urlo giusto per non perdere il vizio. 

MAICON 6.5 - Ranieri gli intima di andarci piano, lui se ne frega e fa la fascia come un forsennato. Evidente il problema con l'allenatore: va tolto subito dalla prima squadra e ceduto a gennaio.

LUCIO 6 - Contro Gilardino e Ljaijc basterebbe uno spaventapasseri, ma non stiamo sempre qui a cercare il pelo nell'uovo..

SAMUEL 6.5 - Vedi Lucio, solo che lui ha gli occhi azzurri.

NAGATOMO 6.5 - Torna, per una sera, quello della scorsa stagione. Ovvero, una buona riserva di un terzino sinistro titolare.

FARAONI 7 - Ennesima conferma: Gasperini aveva ragione. Riprendiamolo! Vince il duello con il fratello grasso di Vargas, mostrando di meritare fiducia.

THIAGO MOTTA 6.5 - Dominatore del centrocampo: quando basta camminare, è tanta roba.. 

CAMBIASSO 6 - Gara attenta, adesso che gioca con continuità è tutta un'alta cosa..

COUTINHO 7 - Prestazione illuminante, giocate da campione e lanci illuminanti. A fine partita Cambiasso gli ha pure comprato lo zucchero filato.

MUNTARI 5 - 28 minuti per confermare quello che tutti sapevamo già: è un pippone. Velo pietoso sul gol comodo comodo che fallisce sul cross di Maicon, roba da spedirlo in Inghilterra sul primo volo Ryanair con check-in online a sue spese.

PAZZINI 7 - Le palle giocabili stavolta arrivano, il gol tanto agognato anche: la bottiglia adesso si può stappare.

MILITO 5.5 - Rischiare di perdere il Bidone d'oro all'ultima partita, francamente sarebbe stata una beffa. Esce per infortunio, si consiglia per le vacanze Natalizie di percorrere il cammino di Santiago: hai visto mai..

ZARATE 5 - Ormai è irritante anche quando non fa nulla.
domenica 11 dicembre 2011

Pazzini-Nagatomo, l'Inter porta a casa i tre punti


Dopo due mesi e mezzo Giampaolo Pazzini ritrova il gol a San Siro, e l’Inter riesce a battere la Fiorentina.

Ranieri deve fare a meno di Chivu, Obi e Stankovic infortunati e di capitan Zanetti squalificato ma ritrova Maicon e Lucio. Il tecnico romano conferma il 4-4-2, davanti a Julio Cesar gli esterni di difesa sono Maicon e Nagatomo mentre la coppia centrale è formata da Lucio e Samuel, a centrocampo confermato Faraoni sulla destra mentre sulla sinistra Coutinho a sorpresa viene preferito ad Alvarez. Motta e Cambiasso sono i centrocampisti centrali mentre in avanti Milito vince il ballottaggio con Zarate per far coppia con Milito.

Primo tempo equilibrato. L’Inter si fa vedere dalle parti di Boruc in un paio di occasioni con Pazzini prima e Coutinho dopo. La Fiorentina, priva di Cerci, Montolivo e Jovetic, non crea invece grossi pericoli.
Il risultato si sblocca a pochi minuti dall’intervallo. Bel lancio di Coutinho, Natali sbaglia il tempo d’intervento e Pazzini, defilato sulla sinistra beffa Boruc in uscita: 1-0. L’Inter va all’intervallo in vantaggio.
In apertura di ripresa i nerazzurri trovano il raddoppio. Pasticcio difensivo dei viola, Pasqual spazza ma la palla colpisce il ginocchio di Nagatomo e finisce in rete. L’Inter gestisce il doppio vantaggio e, nonostante cali nella seconda parte della ripresa, sfiora il terzo gol in un paio di occasioni ma Muntari prima e Pazzini dopo si divorano due occasioni clamorose (in particolare il ghanese colpisce con la tibia un pallone che chiedeva solo di essere spinto in rete).

L’Inter porta a casa la vittoria, ritrova il gol di un attaccante a San Siro e per la prima volta in questa stagione vince con due gol di scarto senza subire reti. Per stasera non potevamo chiedere di più (al limite un gol di Milito).

Migliore in campo il giovane Faraoni che dimostra di avere corsa e qualità. Può diventare un pilastro dell’Inter del futuro se non si perderà per strada come è capitato a Santon. Bene Thiago Motta e Cambiasso, positivi Coutinho e il rientrante Maicon. Ancora sotto tono Milito, deludente Muntari (ma perché Ranieri si ostina a farlo giocare?).
Ma al di là delle prestazioni dei singoli si è vista un’Inter decisamente migliore rispetto alle ultime uscite. I tre punti ci permettono di risalire in classifica e di affacciarsi nella colonna sinistra. E’ sconsigliabile fare proclami. Ci teniamo stretta la vittoria e speriamo che a Genova fra tre giorni i ragazzi possano ripetere la buona prova di questa sera.

TABELLINO


INTER-FIORENTINA 2-0

Marcatori: 41' Pazzini, 49’ Nagatomo

INTER (4-4-2): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Nagatomo; Faraoni, Thiago Motta, Cambiasso, Coutinho (17' st Muntari); Milito (19' st Zarate), Pazzini.
A disposizione: Castellazzi, Cordoba, Alvarez, Poli, Castaignos.
All.: Ranieri.

FIORENTINA (4-4-2): Boruc; De Silvestri, Gamberini, Natali, Pasqual; Behrami, Munari (7' st Salifu), Lazzari (30' st Kharja), Vargas; Ljajic (20' st Silva), Gilardino.
A disposizione: Neto, Nastasic, Romulo, Romizi.
All.: Rossi.
Arbitro: Tagliavento

Entius
venerdì 9 dicembre 2011

Lavezzi, Palacio e Gargano: li boccereste ancora?


Ad estati del genere, il tifoso interista di lungo corso non c'era più abituato. Tante annate sono state cestinate dopo delusioni tremende, mesi di anonimato e sconfitte rimaste scolpite nella memoria storica, ma che io ricordi nei miei 28 anni di interismo non era mai successo di passare i mesi del calciomercato estivo assistendo allo smantellamento scientifico di una corazzata che fino a 12 mesi fa si fregiava del titolo di campione del mondo, inquadrando perfettamente che tipo di annata sarebbe stata. E non con il pessimismo cosmico tipico della produzione Leopardiana, bensì (nella stragrande maggioranza dei casi) con obiettività e giudizio, perchè la realtà quella era e non si prestava ad interpretazione.

Vorrei tornare indietro di qualche mese, alla sessione di mercato nel quale noi ci privavamo del miglior centravanti in circolazione per ragioni di Fair Play Finanziario, sostituendolo con l'anarchico Zarate e quel Forlan che si dice scalpiti, ma di cui per adesso si sono perse le tracce. Il tutto mentre là fuori le altre facevano il verso a questo fantomatico spauracchio, comprando tutto quello che si muoveva su un campo da calcio (vedi Barça, Real e City), o limitandosi a puntellare la squadra con colpi finalizzati a non perdere di competitività (Milan).

mercoledì 7 dicembre 2011

Inter-Cska Mosca 1-2: sconfitta indolore, sperando che fra tre mesi...

L’Inter chiude il girone di Champions League così come l’aveva iniziato. Con una sconfitta a San Siro. Anche se quella di stasera contro il Cska Mosca è indolore perché l’Inter era già qualificata come prima del girone.
Nonostante la relativa importanza della partita Ranieri non rinuncia a schierare molti dei titolari con Castellazzi in porta, Nagatomo, Samuel, Ranocchia e Chivu in difesa, Faraoni, Zanetti, Cambiasso, e Obi a centrocampo e Coutinho di supporto all’unica punta Milito. Solo panchina per i giovani Caldirola e Cisetig che le notizie della vigilia davano titolari.
Il primo tempo è tutto sommato equilibrato. I russi provano a fare la partita, visto che la qualificazione per loro è ancora in bilico e con una vittoria potrebbero sognare il colpaccio. L'Inter va a fiammate. Gli uomini di Ranieri si fanno pericolosi con Nagatomo, mentre Milito appare un lontanissimo parente del Principe del Triplete. All'intervallo è 0-0.

martedì 6 dicembre 2011

Un virtual-caffè con....GIAN LUCA ROSSI

(foto dal sito gianlucarossi.it)
Gian Luca Rossi, giornalista sportivo del gruppo talevisivo Telelombardia e grande tifoso interista, ha cortesemente risposto alle domande mie e di InterCafè, permettendoci di condividere con voi le sue opinioni ed i suoi pensieri riguardo al calcio italiano ed, in particolare, a questa travagliata stagione nerazzurra.

Partirei da una domanda generica: il nostro calcio sta vivendo, da qualche anno, un lento ed inesorabile declino. Quali sono, a suo parere, le cause di ciò ed i problemi da risolvere?
Senza ombra di dubbio in Italia servirebbe una legge seria sull'impiantistica sportiva, solo con stadi di proprietà, per tutti, si potrà davvero ripartire con un progetto. Poi chiaro che servirebbero molte altre cose, ma in Italia apriti cielo! Ed è già un miracolo se se ne riesce a fare una delle mille che si vorrebberro e dovrebbero fare!



lunedì 5 dicembre 2011

Se no che Interisti saremmo?

Ho voluto prendere in prestito il titolo di un libro scritto da una persona “un pò” più famosa di me; spero che Gianfelice Facchetti non me ne voglia. Effettivamente è un momento nel quale è molto difficile mettersi lì a scrivere qualcosa, un po’ perché è gia stato detto quasi tutto già anche dall’anno scorso, e un po’ perché sembra veramente inutile continuare a parlare di questa stagione che già dall’inizio ha avuto il sapore dello spreco. Credo comunque che quello che ci distingue da (quasi) tutti le altre tifoserie sia la capacità di continuare a rimanere attaccati alla squadra, di starle vicino e di seguirla anche se fa schifo; noi di situazioni come questa sappiamo farcene una ragione senza addossare le colpe ad altri, anche se stavolta credo senz’altro che sia la più difficile da 45 anni a questa parte, da quando cioè seguo la “beneamata”. 

Questo perché solo un anno e mezzo fa conquistavamo la Coppa del Mondo per club che non è un obbiettivo certo impossibile, ma per portarlo a casa devi avere vinto prima la Champions; il tracollo è stato talmente improvviso che se qualcuno si fosse messo appositamente d’impegno per portarlo a termine in così poco tempo, dubito avrebbe saputo fare di meglio. 

Inter-Udinese 0-1: pagelle e non solo!


Inter-Udinese 0-1: le pagelle

JULIO CESAR 6.5 - Quando para il rigore a Di Natale vorrebbe ballare anche lui "Au se ti pego", ma vista l'aria che tira preferisce evitare. Encomiabile.

ZANETTI 5 - Prestazione grigia, Ranieri probabilmente nella prossima gara lo lascerà fuori per scelta tecnica. Ah, è stato espulso? Dicevo io.

RANOCCHIA 5 - Mettiamola così: ha ampi margini di miglioramento.

SAMUEL 5.5 - Ormai con Ranocchia la sinergia è totale: cagate all'unisono.

CHIVU  5.5 - Nella prossima puntata di Misteri, proveranno a svelare dove si trovasse lui al momento del gol di Isla. Probabile che parlasse di figa con Torje, comunque.

sabato 3 dicembre 2011

Inter-Udinese 0-1: game, set and match.


Game, set and match. E' con questi termini che viene decretata la fine di una gara di tennis, ed è con gli stessi termini che possiamo decretare la fine delle residue, minuscole speranze per questa sgangherata Inter di rientrare nel gruppone che da qui a maggio si giocherà l'Europa. Squadra senza gioco, idee, e con una confusione tattica imperante e figlia soprattutto dell'incapacità del tecnico di abbozzare un'idea di base attorno alla quale far poi ruotare le pedine a disposizione: prima 4-3-1-2, poi 4-2-3-1, oggi 4-4-2, con una rotazione di uomini e ruoli che la dice lunga su quanto Ranieri abbia chiaro il quadro. E la classifica è sempre quella, impietosa: 14 punti, vale a dire zona retrocessione senza se e senza ma.

PRIMO TEMPO
Contro la squadra dal contropiede più assassino del campionato, Ranieri cambia ancora: 4-4-2 con Zanetti e Chivu terzini, il rispolverato Faraoni e Alvarez esterni di centrocampo e Pazzini-Milito coppia d'attacco "pesante". Samuel e Ranocchia sono i difensori centrali, Motta e Cambiasso agiscono in mediana. Guidolin rimane fedele al suo 3-5-2, con Torje preferito a Floro Flores come supporto di Di Natale.

L'effetto principale dello schieramento tattico nerazzurro è quello di limitare effettivamente le scorribande dei temibili esterni bianconeri, ma anche di creare poco o nulla là davanti. Insomma, un piano tattico perfetto se punti a mantenere lo 0-0, sperando poi in qualche invenzione di un singolo che ad oggi francamente si fatica a capire chi potrebbe essere. La domanda che nasce spontanea è: a questo ci siamo ridotti? Purtroppo la risposta è sì, e chiaramente a un'Udinese che punta essenzialmente a colpire in contropiede lasciare il pallino in mano ad un avversario inconcludente e sterile è assolutamente accettabile.

giovedì 1 dicembre 2011

FACCHETTI 48. Ecco la stupidità infinita del tifoso bianconero

Squallido. Non esiste altro aggettivo per definire lo striscione che qualche tifoso bianconero ha esposto sugli spalti di Napoli-Juventus. “Facchetti 48” recitava lo striscione. Come ben sappiamo il 48 nella smorfia napoletana rappresenta “il morto che parla”.

L’autore dello striscione (il cui livello di stupidità parla da solo) è un tifoso juventino del “Juventus Club Cercola” (Cercola è un paesino in provincia di Napoli) come si evince anche dalla foto.
La testata giornalistica online “FcInter1908” addirittura ha scoperto che questo striscione gira già da qualche tempo. Per non parlare dei gruppi simili che affollano Facebook.

mercoledì 30 novembre 2011

A onor del vero


Molte volte, chi ci ha un pò seguito in questi anni, avrà letto sul nostro Blog feroci critiche nei confronti della Società bianconera (soprattutto) e anche della squadra, visti i risultati ottenuti nelle passate stagioni, che rispecchiavano peraltro fedelmente la troppa attenzione da parte della dirigenza nel volere a tutti i costi provare a difendere un passato oggettivamente indifendibile, a scapito della lucidità e dell’efficacia nel programmare il futuro. 

Non è certo da oggi che scaturisce questa presa d’atto della realtà, ma soprattutto dopo la gara disputata dai bianconeri al S. Paolo di Napoli, bisogna ammettere, anche se un po’ a fatica, che quella Società quest’anno ha ben operato e allestito una squadra che nella peggiore delle ipotesi si giocherà lo scudetto fino alla fine. 
A qualcuno queste parole potranno non andare giù, ma proprio per dimostrare che la “Prostituzione intellectuale” non ci appartiene e che ci piace analizzare freddamente e obiettivamente quello che vediamo su un campo di calcio piuttosto che fuori, non si può far finta di non notare la profonda metamorfosi di questa Juve rispetto a quella delle passate stagioni.

Marotta è un buon Direttore sportivo, l’ha sempre dimostrato; gli ci è voluta una stagione di rodaggio e di “smaltimento scorie”, cioè degli errori accumulati nelle precedenti gestioni, ma alla fine ha allestito una squadra tutt’altro che stratosferica intendiamoci, ma equilibrata, compatta e soprattutto animata da una determinazione feroce che la porta a non mollare mai. Facilitata d’accordo dalla solita “boutàde” narcisistica di Tagliavento, che ha applicato il regolamento in un caso nel quale i suoi colleghi non lo applicano mai, facendo ripetere un calcio di rigore perché erano entrati in area due giocatori del Napoli prima della battuta a rete di Hamsik, è riuscita comunque per due volte a recuperare un doppio svantaggio, contro una squadra che si era dimostrata letale nelle sfide con le grandi, soprattutto nella bolgia casalinga del S. Paolo, e che ha giocato anch’essa con una determinazione e una ferocia agonistica che dovrebbero imitare i nostri giocatori quando scendono in campo contro la squadra che ci ha spesso battuto con l’inganno prima e tirato un bel po’ del fango che aveva addosso poi. 
martedì 29 novembre 2011

Un virtual-caffè con....CARLO GENTA

Carlo Genta, giornalista di Radio24, conduce il programma radiofonico "A Tempo di Sport" il sabato e la domenica pomeriggio. La sua conoscenza sportiva ed il continuo contatto con il tifo gli permettono di avere pareri ed opinioni che ha gentilmente condiviso con noi di InterCafè.

Allora Carlo, partirei dalla situazione generale del nostro calcio, dove le "grandi" faticano e dove, nelle posizioni alte, troviamo vere e proprie sorprese. Pensa che ciò dimostri una inferiorità del nostro calcio rispetto agli altri campionati europei?
La vogliamo chiamare inferiorità? A mio parere c'è semplicemente un fattore di maggior interesse nel nostro calcio. Se intendiamo il calcio come una pura forma di divertimento, estetica, il nostro campionato non è inferiore agli altri, ma anzi, è più divertente. Prendete la Liga: non trovo divertente vedere il Real segnare cinque o sei gol a partita e l'ultima sconfitta del Barcellona è solo un caso, solitamente non si tira indietro dalla goleada. Per me l'equilibrio e l'incertezza, nello sport, sono i veri fattori del divertimento ed in questo la Serie A è forse la migliore. Del resto la Champions ci sta dimostrando che affrontare il nostro calcio è molto difficile ancora oggi.

lunedì 28 novembre 2011

Siena-Inter 0-1: pagelle e non solo!



Oggi lanciamo un nuovo appuntamento su Inter Cafè, quello con le pagelle del post-partita ed una simpatica interpretazione di Andrea delle interviste a caldo. Niente di serio ovviamente, per chi ci avete preso?

Siena-Inter 0-1: le pagelle


JULIO CESAR 6 - Novanta minuti senza neanche uno stiramento, una distrazione del bicipite femorale, un fastidio agli adduttori: chi l'avrebbe mai detto?


NAGATOMO 5 - Sapete che in fondo quel Jonathan lì non è poi così male?

RANOCCHIA 5.5 - Far segnare Larrondo è impresa titanica, lui però ci prova: e per poco, non ci riesce.

SAMUEL 6 - Ciabatta l'unica vera occasione della gara a parte il gol, violando qualche principio della fisica. Il passo a due con Ranocchia che per poco non costa il gol di Calaiò è da infarto, ma a parte questo, tutto bene.

domenica 27 novembre 2011

Siena-Inter 0-1: un lampo di Castaignos, in mezzo al nulla assoluto..


Un'Inter a larghi tratti inguardabile esce da Siena col bottino pieno, grazie ad un colpo in extremis di Castaignos, lanciato nella ripresa da Ranieri. Dopo un primo tempo di sostanziale predominio, nella ripresa si è vista una squadra quasi sconfortante, cresciuta solo nel finale quando il tecnico ha inserito Milito e si è giocato i 10' finali con tre attaccanti in campo. Non è certo questa la squadra che può ambire a traguardi come il terzo posto o i quarti di Champions, la speranza è che da tutti questi esperimenti possa saltar fuori l'assetto giusto che permetta di non sacrificare Pazzini, oggi davvero esasperato da un modulo che limita il suo letale potenziale da uomo d'area.


PRIMO TEMPO 
Forte delle indicazioni fornite dalle ultime due gare con Cagliari e Trabzonspor, Ranieri ripropone il 4-1-4-1 con Alvarez in campo dal 1' e Cambiasso mediano davanti alla linea difensiva, formata da Nagatomo e Zanetti esterni e Ranocchia-Samuel in mezzo. Motta e Stankovic sono i due centrocampisti centrali, mentre Zarate parte largo sulla sinistra con licenza di accentrarsi, con Pazzini unica punta. Il Siena di Sannino risponde col canonico 4-4-2, con Larrondo che rileva l'indisponibile e temibilissimo ex Destro.

sabato 26 novembre 2011

Quel crocevia tricolore chiamato Siena

La sfida col Siena negli ultimi anni non è mai stata una partita casuale. Le ultime quattro partite giocate con i toscani, infatti, hanno rappresentato una sfida quasi sempre decisiva per lo scudetto.
Si partì nel 2007, nel primo campionato del dopo Calciopoli. L’Inter di Mancini macina record su record ma il 18 aprile incappa in una brutta sconfitta in casa contro la Roma, unica antagonista nerazzurra in quella stagione.
Quattro giorni dopo si va a Siena. Una doppietta di Materazzi, intervallato dal momentaneo pareggio di Negro, fissa il risultato su 2-1. La contemporanea sconfitta della Roma a Bergamo permette ai nerazzurri di conquistare matematicamente lo scudetto dopo 18 lunghi anni di attesa. La festa tricolore è già partita.
Passano 12 mesi e c’è ancora il Siena nel destino tricolore dell’Inter. E’ la penultima giornata, l’Inter ha avuto una primavera difficile e la Roma ha quasi azzerato il distacco. A San Siro arriva il Siena. All’Inter, che ha quattro punti sulla Roma, basta una vittoria. I nerazzurri vanno in vantaggio per due volte e per due volte vengono raggiunti. Sul risultato di 2-2 c’è l’occasione d’oro per chiudere i conti. Rigore per i nerazzurri. Come un anno prima è Materazzi a incaricarsi del penalty che vale lo scudetto. Ma il difensore nerazzurro si fa parare il tiro da Manninger. Finisce 2-2, la Roma stavolta a Bergamo vince e si porta a due punti di distacco. E l’Inter deve rimandare la festa di una settimana.
Ancora dodici mesi, ancora Inter-Siena. Ma stavolta è una semplice passerella. Infatti nell’anticipo del sabato sera il Milan, che insegue a sette punti di distacco, perde a Udine e l’Inter, a due giornate dalla fine è matematicamente campione d’Italia. Nella sfida della domenica sera i nerazzurri vincono con un secco 3-0 e onorano il tricolore vinto ventiquattro ore prima.
E veniamo all’anno del Triplete. Ultima giornata di campionato. L’Inter ha un punto di distacco rispetto alla Roma e fa visita al Siena già retrocesso. E’ una partita in salita per i nerazzurri che trovano il gol vittoria a metà ripresa grazie al Principe Milito. L’Inter fa festa portando a casa il suo 18esimo tricolore, antipasto di quello che poi succederà sei giorni dopo a Madrid quando saliremo sul tetto d’Europa dopo quarantacinque anni.
Dopo un anno d’interruzione per la retrocessione del Siena, si ripresenta la sfida contro i toscani. Quella di domani non sarà una sfida scudetto ma potrebbe essere la partita che ci rilancia per la lotta al tricolore. Quel piccolissimo barlume di speranza passa inevitabilmente da una vittoria in terra senese. Sperando che ancora una volta gli avversari bianconeri ci portino fortuna…
venerdì 25 novembre 2011

Tevez al Milan? E' solo la punta dell'iceberg..


E' notizia di ieri quella dell'assalto concreto del Milan a Carlitos Tevez, designato dai vertici dell'altra squadra di Milano come il perfetto sostituto dello sfortunato Cassano. La decisa virata dei rossoneri sull'Apache è stata improvvisa, ma a quanto pare molto produttiva visto che il calciatore pare non abbia più il minimo dubbio su quale sia la maglia che vorrà vestire a partire dal prossimo gennaio.

Ora, senza star qui a discutere sulle modalità con cui l'argentino potrà essere strappato ad un City in cui ormai vive da separato in casa, la riflessione che voglio fare dopo quest'ennesimo smacco che ci apprestiamo a subire è la seguente: stiamo sparendo pian piano dalla geografia del calcio che conta, in un modo vergognoso che farebbe imbestialire anche il tifoso meno accanito esistente sul globo terracqueo.

Si è parlato per un'intera estate delle motivazioni per cui Tevez poteva essere il colpo giusto da piazzare per il dopo Eto'o, ovviamente a cifre umane che non demolissero i benefici economici derivanti dalla cessione del camerunense. Una testa matta l'Apache, ma anche qualità indiscutibili ed un inserimento facilitato dalla folta presenza di argentini nello spogliatoio: chiaramente però non se ne fece nulla, perchè 35 milioni erano troppi e se li dobbiamo cacciare noi al massimo li cacciamo per pagare Forlan e Kucka.

La rottura con Mancini ha di fatto messo sul mercato l'attaccante, a condizioni inferiori a quelle poste solo pochi mesi prima vista anche l'impossibilità di essere schierato in Europa. E noi? A noi a quanto pare non serve, siamo a posto così perchè con Milito che segna regolarmente, Zarate candidato al pallone d'oro e Forlan che sarà pure rotto ma è pur sempre un bel ragazzo, uno come Tevez (brutto come la fame tra l'altro) accanto a Pazzini sarebbe un lusso inutile.

Il Milan invece, pur disponendo di Ibra, Pato e Robinho ha fiutato l'affare e sembra che abbia già in pugno l'attaccante, con la formula del prestito oneroso e pagamento di 20 milioni dilazionato in più annualità: un'operazione alla Ibra, insomma, roba che noi a quanto pare non siamo più in grado nemmeno di pensare. Un pò come non siamo in grado di preservare i nostri big da nazionali assassine che ce li restituiscono costantemente spompati o rotti, come il recente caso Sneijder dimostra, ma quella è un'altra storia.

Il caso Tevez comunque è solo la goccia che fa traboccare il proverbiale vaso, perchè in altri tempi di una cosa del genere ce ne saremmo fregati altamente senza tante discussioni.

Ricordate quanti nomi si susseguirono nell'estate 2010, quando pareva scontato che, ceduto Balotelli e cambiato tecnico, si provvedesse ad aggiustare quella squadra reduce da un'impresa tanto eccezionale quanto logorante? Mascherano, Kuyt furono solo le piste più battute almeno a parole, ma il risultato fu che non arrivò nessuno e Benitez a dicembre sclerò, togliendo il disturbo e vedendo Moratti in azione solo a gennaio, quasi come fosse un dispetto.

La ridicola formula con la quale il Napoli rilevò Cavani dal Palermo (17 milioni dilazionati in quattro rate) fu la riprova che raggiunta la vetta dell'Everest, l'unico obiettivo è diventato il bilancio, e chi se ne frega se con uno come l'uruguaiano avremmo magari vinto lo scudetto mettendo il reparto a posto per i prossimi cinque anni almeno.

Sanchez e Cassano sono state le altre due meteore vestite troppo presto di nerazzurro, ma migrate poi verso altri lidi nei quali il mercato si fa davvero e non solo a parole. Dopo la lite con Garrone, in pochi credevano davvero che l'Inter si facesse scappare un talento del genere a costo zero, visti i continui acciacchi di Milito e Sneijder e le difficoltà di un reparto in cui solo Eto'o riusciva a tirare avanti la carretta.

Allo stesso modo, si fece un gran parlare della punta dell'Udinese e di un affare che pareva ormai in dirittura d'arrivo con fumata bianca attesa da un giorno all'altro, ma anche lì solo fiumi di inchiostro gettati come fumo negli occhi del tifoso sognatore e nulla di fatto alla chiusura delle liste con la "promessa" che se ne sarebbe riparlato a giugno. Nel frattempo il Nino Maravilla esplode, il Barça lo mette nel mirino e se lo porta a casa alla bellezza di 40 milioni, alla faccia di Branca e della cronica lentezza nel chiudere trattative forse mai nate davvero. Certo, abbiamo preso Pazzini e Ranocchia, ma non ci vuole un genio a capire che in questa squadra andrebbe immessa qualità a fiumi, come del resto il campo continua a dimostrare giorno dopo giorno.

Ed oggi, dopo un'estate passata a rincorrere Forlan con una trattativa come sempre condotta a velocità-bradipo, per poi renderci conto di non poterlo utilizzare in Europa, ecco che l'ennesimo elemento di spessore sul mercato prende altre strade (ma proprio altre), anche perchè il FPF è una cosa seria. Solo per noi, ma quello è un altro discorso. Un pò come quando la prof. dice di non copiare ed esce dalla classe: tutti copiano, e quello che rispetta le regole finisce col fare una figura da idiota.

Ecco, preferiremmo evitare di sentire stronzate, il concetto è sempre quello. Preferiremmo sapere che non c'è la minima possibilità che arrivi un pezzo da novanta, perchè non c'è la voglia nè la possibilità di spendere, in modo da digerire meglio tutti i titoloni che dal 22 maggio 2010 in poi ci hanno fatto pensare davvero di essere ancora intenzionati a competere a tutti i livelli, salvo poi capire che al massimo possiamo prendere un Poli non giocante, 32enni low-cost che in realtà non sono low-cost e mediocri slovacchi che non sarebbero titolari in nessun centrocampo d'elite a parte il nostro. Perchè il nostro amore per questi colori e per questa squadra non cambia, ma la sensazione di essere presi per i fondelli inasprisce e deprime: e questo, per chi c'è sempre stato anche quando si perdeva in casa con Lugano e Alaves, è un colpo decisamente troppo basso.
giovedì 24 novembre 2011

Da Milan-Barcellona ad Inter-Barcellona: il parallelismo non regge..


Guardare in casa d'altri generalmente non è mia abitudine, specie in un'annata nella quale i nostri problemi non sono proprio poca roba e dalla loro parziale risoluzione (in un futuro quanto più possibile prossimo) passeranno le sorti di tutta la stagione.

Vorrei però discutere un attimo della gara di ieri sera tra Milan e Barcellona, nella quale i rossoneri hanno alzato bandiera bianca di fronte al meraviglioso collettivo di Guardiola, al termine di 90' nei quali tutta la differenza tra i catalani e il resto del mondo si è palesata in maniera totale, a dispetto di quanto possano dire addetti ai lavori e tesserati della "squadra più titolata al mondo" (cit.). Si è parlato di gap ridotto, di nuove consapevolezze, di un Barça che in fondo si può battere: e per arrivare a queste conclusioni, ci si è basati sull'ennesima lezione di calcio impartita da Messi e compagni, rei forse di essersi specchiati troppo e di non riuscire a concretizzare tutte le palle gol create. E questo senza Dani Alves, Piquè, Iniesta, e con un assetto tattico sperimentale ed un David Villa sciagurato almeno quanto Robinho dall'altro lato.

Il Milan si è battuto bene, intendiamoci. Lo ha fatto con le armi a sua disposizione, giocando una gara di un certo spessore, e creando anche diverse palle-gol. Obiettivamente però la serata di ieri ha solo confermato che per battere questi qui serve una partita perfetta ed una serie di circostanze contingenti che ti permetta di reggere la loro forza d'urto devastante. E qui andiamo all'Inter, ed a quei quattro confronti nell'anno del triplete che di fatto ci aprirono le porte della leggenda.

martedì 22 novembre 2011

Trabzonspor-Inter 1-1: primo posto in cassaforte, e un Alvarez in costante ascesa..


Vincere in casa dei turchi del Trabzonspor era un atto quasi dovuto, dopo la clamorosa caduta dell'andata a San Siro e soprattutto in considerazione del peso che i tre punti almeno sulla carta avrebbero dovuto avere in chiave-qualificazione. Chiaramente, la notizia della vittoria del Lille a Mosca per 2-0 ha cambiato un pò le carte in tavola, dato che un pari risultava più che sufficiente per blindare il primo posto nel girone.

Ranieri se la gioca con un inedito 4-1-4-1 con Cambiasso schermo davanti alla difesa (con il rientro di Nagatomo), Alvarez largo a destra, Zarate sul versante opposto e la coppia Zanetti-Stankovic in mezzo dietro l'unica punta Milito: rifiatano in panchina Pazzini, Ranocchia ed il talismano Motta. I padroni di casa rispondono con un 4-4-2 con la coppia d'attacco formata da Halil Altintop e Burak Yilmaz.

L'avvio dei turchi prova a spaventare i nerazzurri, che hanno in Nagatomo e Lucio due elementi decisamente in serata no ma un Samuel monumentale in versione The Wall. Al 18' però è proprio la squadra di Ranieri a passare, con il fin qui criticatissimo Ricky Maravilla Alvarez: l'argentino parte da destra, salta un uomo, uno-due con Milito e sinistro delicato sull'uscita di Tolga. E' il primo gol ufficiale del giovane sudamericano in maglia nerazzurra, ed un nuovo segnale incoraggiante riguardo la sua crescita ed il suo inserimento nel calcio del vecchio continente.

Con due risultati a disposizione, ed il vantaggio appena acquisito, pare una serata decisamente in discesa: peccato che il pari arrivi quasi subito, rimettendo la gara sui binari dell'incertezza. E' il minuto 23, e dopo aver recuperato palla sulla trequarti Alanzinho trova Halil Altintop appena fuori area: il tiro dell'attaccante turco trova la beffarda deviazione di schiena di Samuel, ed il pallone diventa imparabile per Julio Cesar portando il risultato sull'1-1.

Il Trabzonspor acquista fiducia, e al 35' potrebbe segnare ancora: sul tiro di Alanzinho dal limite, Julio Cesar devia in corner. Un minuto dopo, Chivu innesca Zarate sulla sinistra, l'attaccante entra in area e impegna Tolga.

Nella ripresa, al 60', arriva un'altra occasionissima ancora per Zarate, lanciato splendidamente da Cambiasso: Maurito  manca l'aggancio, pasticcia un pò e quando calcia coglie in pieno Glowacki. Non è decisamente la serata migliore per l'ex laziale, che tre minuti più tardi triangola splendidamente con Milito, poi spreca clamorosamente davanti al portiere turco.

Un tiro di Alanzinho mette i brividi ad un JC rimasto immobile con la rasoiata che muore a fil di palo, Merzejewski invece il palo lo prende proprio con un colpo di testa in area di rigore su un cross da destra, lasciato colpevolmente solo da un inguardabile Nagatomo. L'assalto finale dei turchi non porta sorprese, ed il risultato rimane su quell'1-1 che qualifica l'Inter come prima del girone B, e lascia nella bagarre le altre tre formazioni, che si giocheranno tutto all'ultima giornata.

Per una sera, guardiamo il bicchiere mezzo pieno: dopo il tremendo inizio coinciso proprio con il crollo interno contro il Trabzon, in pochi credevano ad una qualificazione agevole come effettivamente poi è stato. C'è un gioco che latita, un'infermeria sempre piena, ed un'identità tattica che ancora non c'è e non è detto che per quest'anno ci sarà, ma il primo obiettivo è stato raggiunto e da qui a febbraio l'Europa non sarà più una priorità. E se questo Alvarez continuerà a crescere, chissà, magari avremo trovato un'arma importante per questa stagione così travagliata.

TABELLINO

MARCATORI: Alvarez (I) al 18’; Altintop (T) al 23’ p.t.

TRABZONSPOR (4-4-2) Tolga; Celustka, Kacar, Glowacki, Cech; Zokora, Colman; Altintop, Serkan Balci (dal 19’ s.t. Mierzejewski), Alazinho (dal 40’ s.t. Paulo Henrique; Burak Yilmaz (Kivrak, Bans Atas, Mustafa Yumlu, Aykut Akgun, Brozek). All. Gunes

INTER (4-1-4-1) Julio Cesar; Nagatomo, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso; Alvarez (dal 44’ s.t. Faraoni), Zanetti, Stankovic, Zarate (dal 24’ s.t. Coutinho); Milito (dal 41’ s.t. Pazzini) (Castellazzi, Ranocchia, Obi, Motta) All. Ranieri

Mamma li turchi!

In Turchia per vincere, ma soprattutto per rimediare alla figuraccia dell'andata. Era ancora estate, io ero in vacanza (come probabilmente pure l'Inter), faceva caldo ed in panchina, ad allenarci, per qualche amaro scherzo del destino c'era Gasperini. Perdemmo una partita oscena. Giocammo da cani, provando a creare qualcosa ma senza mai realmente affondare e nonostante l'allenatore ex Genoa avesse rinunciato alla difesa a tre per quella partita, riuscimmo comunque a prendere gol su un'azione rocambolesca: per loro, con un tiro praticamente, una traversa ed un gol. I misteri della fisica, bah!
Fatto sta che oggi siamo a Trebisonda e dobbiamo riscattarci, un pò perchè con una vittoria chiuderemmo il girone di Champions, un pò perchè, a mio parere, la sconfitta dell'andata pesa un pochino come macigno psicologico, poichè quella sconfitta tolse sicurezze a tutti e vediamo quanto stiamo faticando a recuperare quella fiducia in noi tanto agognata e necessaria, come dice anche mister Ranieri.
Molti si chiederanno (io sono stato il primo) se esista davvero una città di nome Trebisonda. Ebbene, esiste. La più grande città turca sulle coste del Mar Nero è proprio lei, ha quasi 220.000 abitanti ed ha pure una storia niente male, visto che fu capitale di un Impero per quasi due secoli (l'Impero di Trebisonda) prima di essere conquistata dagli ottomani. In questa città grande motivo di orgoglio è rappresentato dalla squadra di calcio, il Trabzonspor Kulubu. Primo team calcistico non di Istanbul a vincere un campionato, ebbe il suo apice di risultati tra la metà del 1970 ed i primi anni '80, ove conquistò diciotto dei ventisei trofei totali che compongono il suo albo d'oro. Sono soprannominati "tempesta del Mar Nero" ed il loro stadio di ventinovemila e cinquecento posti è sempre una bolgia.
Ranieri cercherà di conquistare il quarto risultato utile consecutivo in Europa e per ottenerlo punterà praticamente sugli stessi undici che sabato hanno vinto col Cagliari, con un solo cambio in attacco, ove Milito sembra avvantaggiato sul Pazzo. Sperando che la tempesta turca non si abbatta su di noi, abbiamo tutti i mezzi per vincere e come giustamente ha detto Ranieri, in questo momento abbiamo bisogno di una fila di tre, quattro risultati buoni consecutivi per ritrovare la consapevolezza di essere l'Inter. Proviamo a cambiare la storia nel nostro piccolo, ed essere noi a conquistare le loro coste e farli urlare "mamma gli italiani!"

(si ringrazia Wikipedia per l'enorme mole di informazione in sè contenuta, comprese quelle qui riportate)

Andrea - InterCafè